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Aban – Rap Inferno [RECENSIONE]

Ci sono artisti che col tempo hanno saputo ritagliarsi il proprio spazio, e nonostante il cambio generazionale hanno mantenuto inalterato il loro fascino agli occhi dei fan. Da oltre vent’anni Aban dipinge la realtà dei bassifondi, dando voce a chi ogni giorno sfida lo Stato e non abbassa la testa di fronte alle ingiustizie: con “Rap Inferno” la saga continua, a tre anni di distanza dall’ultimo album “Walkin Dead”.
“C’è qualcosa che non va” riporta alcuni episodi in cui le forze dell’ordine hanno abusato del loro potere, trovando futili motivi per giustificare la violenza messa in atto. I disordini narrati dal rapper continuano in “Dax”, uno storytelling con lo scopo di far conoscere la storia di Davide Cesare, ucciso da alcuni esponenti di estrema destra per uno scambio di persona; la figura del giovane ventiseienne viene menzionata nuovamente all’interno di “Come Un Clan”, una presa di posizione contro i rapper mainstream che pensano di essere ancora ben visti dalla scena underground. Nel brano vengono accusati di incoerenza alcuni tra i massimi esponenti del genere, giudicando false le loro storie di criminalità e le affermazioni riguardanti l’orientamento politico.
Ne “L’ultimo Rimasto” Aban riflette sulla mancanza di possibilità per chi abita al Sud, domandandosi cosa sarebbe successo alla sua carriera se fosse nato a Milano. “Dalle Ringhiere” si ricollega al brano precedente: l’intento è quello di rappresentare tutte le zone d’Italia ignorate o mal giudicate, e il ritornello eseguito come fosse un coro da stadio lascia emergere l’orgoglio dell’autore per le proprie origini.
Il disco rispecchia la personalità dell’artista: l’essere schietto, fedele ai propri ideali e sincero con il pubblico sono le qualità più apprezzate. La voce roca, inoltre, riesce ad intensificare il significato di ogni parola e lo aiuta a sfogare al meglio la rabbia.

TRACCIA PREFERITA: Dax

TESTI
3.7/5
MUSICA
3.5/5
ORIGINALITA'
3.5/5

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