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ACHILLE LAURO – 1969

 

Scordatevi l’Achille Lauro vestito da supereroe in ”Real Royal Street Rap”, oppure  quello irriverente di ”Occhiali da donna”. L’artista romano, come i migliori talenti sul quale si ripongono speranze, sta maturando lavoro dopo lavoro, e ”1969” ne è la piena dimostrazione. 

Un album che riesce a catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore medio come mai prima d’ora era successo al buon Lauro, riuscendo ad alzare la soglia d’attenzione anche di chi non è più  un ventenne. Un progetto che prova per certi versi a far da collante tra vecchie e nuove generazioni, al cospetto delle simpatie-antipatie che l’ex rapper romano ha attirato su di se dopo le polemiche suscitate dal testo della canzone ”Rolls Royce”, presentata all’ultimo festival di Sanremo. 

E proprio ”Rolls Royce” è la traccia d’apertura dell album: non ci soffermeremo su quanto già ampiamente discusso, perchè non riusciremmo a spiccare di originalità con un nostro parere; in compenso, la canzone piace e anche molto, tanto da vedersi ricalcare i temi anche nella terza traccia, ”Cadillac’, impreziosita da sonorità pop rock. Nel mezzo, il singolo che attualmente sta spopolando in radio, ”C’est la vie”, una splendida ballad che va a narrare un rapporto tormentato. 

Segue la grintosa e perspicace ”je t’aime”, in collaborazione con l’amico di sempre Coez; ”Zucchero” sembrerebbe, con la sua ciclicità affascinante, abbassare i toni dell’album, che invece si riaccendono nella traccia successiva, quella che da il nome all’album: qui Lauro ripristina quell’impronta rock che vorrebbe trasmettere a questo nuovo capitolo musicale, con risultati soddisfacenti ed un tessuto melodico piuttosto orecchiabile. 

In ”Roma”, l’artista capitolino, coaudivato dal collega Simon P, ci regala una fotografia suggestiva della sua città natale, accompagnato da un ritmo sperimentale molto particolare, che potremmo definire trap-lounge; ed altrettanto inconsuete e futuristiche sono le sonorità che incontriamo in ”Sexy-Ugly”, una sorta di celebrazione delle parole chiave che usiamo quotidianamente. 

La nona traccia dell’album, ”Delinquente”, è forse quella che più avvicina il giovane Lauro al mito del primo Vasco Rossi: sonorità nuovamente rock e testo che va a magnificare la trasgressione, senza però proporre quella sfrontatezza che aveva contraddistinto i lavori precedenti;  ”Scusa” è il brano che va a chiudere questo lavoro, e ci regala un Achille Lauro molto riflessivo e profondo, quasi a chiosare quanto di buono mostrato in questo percorso. 

L’album è un lavoro piacevole e introspettivo, quasi raffinato se rapportato ai precedenti lavori di Lauro, nonché ai suoi noti trascorsi:  ”1969” è un egregia istantanea del mondo che vorrebbe Lauro, più maledetto e libertino, proprio come in quell’anno reso celebre dal festival di Woodstock. Altro che Sanremo…

Nota di merito al lavoro svolto da Boss Doms, producer dell’intero album, senza il quale non saremmo probabilmente qui a parlare della svolta artistica di Achille Lauro: la sua poliedricità risulta fondamentale ai fini del risultato finale, e ci regala un prodotto musicalmente ineccepibile, 

 

TRACCIA PREFERITA: JE T’AIME

GIUDIZIO FINALE
7.5/10
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Una risposta.

  1. Johnf471 ha detto:

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