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AcomeandromedA – Omissis | Recensione | Primo Ascolto

In un mercato discografico che spinge sull’esigenza di rilasciare progetti in maniera quasi continuativa, gli AcomeandromedA sono una vera e propria rarità: dopo il debut album “Occhio comanda colori”, infatti, la band pugliese ha impiegato, al lordo di una lunga pausa, ben dodici anni per concepire “Omissis“, il nuovo long play edito per Dischi Uappissimi.

Il lavoro si allontana in maniera significativa dalla superficialità lirica e musicale che contraddistingue buona parte della musica italiana: gli AcomeandromedA propongono un progetto di stampo rock, ma fortemente suggestionato da inserti elettronici e sperimentali che spesso risultano fondamentali nell’economia della comprensione generale. Già, perché “Omissis” non è affatto un album di facile fruizione: la complessità delle metafore e delle immagini non rende immediata la comprensione del messaggio complessivo, carpibile solo dopo un’attenta analisi generale.

Le già citate elettronica e sperimentazione (fin troppo marcata nella parte centrale) sono da subito palesate nel brano d’apertura “Cosmicomica”, impreziosita da inserti strumentali tendenti al crossover; il testo apre un focus sul concept generale del lavoro, eludendo all’accettazione delle imperfezioni con uno stile lirico tanto malinconico quanto riflessivo. L’impronta rock si fa molto più marcata tra i densi riff di chitarra presenti ne “Il racconto del passero”, dove un amore non corrisposto trova sfogo in un testo tormentato.

In “Tina” la produzione, comunque incalzante, è più rarefatta ma gemmata dall’utilizzo di corposi synth, capaci di rendere l’esperienza d’ascolto quasi ipnotica ed adatta alla suggestiva ambientazione del pezzo, in una Venezia tanto maliosa quanto misteriosa oltre che adatta al forte significato sentimentale del brano. La successiva “Salveremo il mondo” è invece il pezzo cardine, a livello concettivo, dell’intero lavoro, oltre che il più incisivo a livello musicale: qui unità e determinazione sono gli elementi che mirano a combattere l’irriflessività dei giorni nostri, tramite un linguaggio sicuramente più ottimistico rispetto ai brani precedenti.

L’evocativa “La perfezione di una lacrima” si poggia su ritmi da ballad, andando a ponderare sulle fragilità delle emozioni umane, mentre la titletrack “Omissis” mantiene in inaspettata impronta cantautorale, fungendo quasi da intermezzo nei confronti del resto del progetto: la canzone parla di un addio e della difficoltà di esprimere i propri sentimenti, tra introversione e una tangibile delusione.

La produzione musicale torna fortemente protagonista nella successiva “Andrearitmia”, quasi sui generis per ritmica e sonorità: qui le liriche sono più confuse, quasi oniriche. “Intro” ci porta all’interno dell’ultimo brano, “Mello Mello”, in collaborazione con la seguitissima popstar taiwanese Waa Wei: il testo riconduce ad una pace interiore e rasserenante, ponendosi come degna conclusione di un fluttuante viaggio emotivo.

In conclusione, “Omissis” è un lavoro complesso dettato da una grandissima ricerca complessiva, musicale e testuale: la voce carismatica di Vito riflette in maniera ardua sulla nostra identità, ma anche sugli errori e sulle imperfezioni umane; c’è una ricerca di comprensione di sé stessi e degli altri, con un filo di speranza che attraversa la maggior parte delle liriche. A livello sonoro, invece, la band ha la forte e gradita capacità di togliere l’equilibrio della linearità, rendendo così l’album imprevedibile ma comunque dinamico: sarà davvero molto, molto interessante apprezzarli dal vivo.

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