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Alla scoperta dei NU-SHU: lontani da mode, preconcetti e tormentoni [INTERVISTA]

Durante la settimana sanremese abbiamo avuto il piacere di intervistare Giuseppe Paskone Calabrese dei NU – SHU, power duo leccese che ha appena pubblicato il suo secondo album, “DOX”: un disco che mescola sonorità possenti ed ipnotiche, ispirate da band come Queens Of The Stone Age, Lightning Bolt e Morphine, con una voce psichedelica e sperimentale.

Il nome della band si riferisce al nü shu, una scrittura segreta usata dalle donne cinesi per sfidare il dominio maschile. I NU – SHU vogliono fare lo stesso con la loro musica, scardinando gli schemi e combattendo la superficialità.

Ciao Giuseppe, benvenuto su Primo Ascolto. Quando quasi si erano quasi perse le speranze i Nu-Shu sono tornati sul mercato discografico: cosa vi ha portato a rispolverare questo progetto dopo ben 8 anni dall’ EP d’esordio?

Ciao a tutta la redazione di Primo Ascolto e grazie infinite per l’attenzione e lo spazio dedicatoci, il vero motivo che ci ha portati ad aspettare così tanto è sicuramente dovuto a due motivi ben precisi: il primo è sicuramente per via dell’intensa attività artistica alla quale sia io che Carmine abbiamo dovuto far fronte in questi anni, condividendo anche per un certo periodo di tempo il tour della Municipal con l’album le nostre guerre perdute,ma sicuramente la vera motivazione dietro a questa lunga assenza dalla scena musicale italiana è stato ed è il fulcro di questo progetto,ovvero fare arte in maniera del tutto spontanea e creativa, evitando di cadere all’interno della psicosi da playlist. In parole povere per noi un album deve essere creato solo quando si ha veramente qualcosa da dire, per necessità e mai per dovere.

In questo lungo lasso di tempo la musica del nostro paese è cambiata molto, dal dominio dello streaming all’ascesa del rap: in tutto ciò dove possiamo collocare un progetto così distintivo come il vostro?

Eh bella domanda,oggi non saprei davvero dove collocare un progetto del genere, sicuramente rientra all’interno di un contenitore nel quale vi sono solo creazioni artistiche libere da preconcetti, mode o tormentoni del momento. Abbiamo tante band alle quali continuiamo ad ispirarci, ma non è un territorio molto solidale con la sperimentazione ed il coraggio quello italiano, si tende sempre ad omologarsi più del dovuto pur di raccogliere le briciole lasciate cadere da qualcun altro, ma non dovrebbe essere questa la dimensione di un artista secondo il nostro umile modo di vedere le cose, bensì quello di essere se stessi nel bene e nel male (anche senza audiotune).

L’artwork dell’album è peculiare tanto quanto il progetto in sé. La rappresentazione di Samuele Mello ha un significato particolare?

Samuel realizzò anche l’artwork del nostro primo album anni fa, il suo modo di interpretare l’arte ci ha sempre restituito un immaginario molto evocativo, in grado di rappresentare al meglio le luci e le ombre della nostra musica. L’artwork di “DOX” rappresenta in modo molto semplice il concept di questo album, bene e male in perenne lotta tra loro, nemici ma allo stesso tempo imprescindibili l’uno all’altro: una similitudine presente nella vita di tutti i giorni, nei rapporti umani, nelle relazioni. Non può esistere solo il bene e non può esistere solo il male, esistono e resistono entrambi costantemente dentro ognuno di noi.

I testi di “DOX” vengono trasformati in puro suono, in armonia con gli altri strumenti. C’è anche improvvisazione nelle liriche di quest’ultimo disco?

Nella fase creativa antecedente alla vera e propria produzione tutto è costantemente improvvisazione, parte proprio da questo aspetto la vera essenza dei Nu-Shu. Come per gli altri strumenti anche la voce segue lo stesso processo creativo, imponendosi non come il centro assoluto dell’universo, come siamo stati abituati a concepirla nel nostro paese, ma come uno strumento in grado di rafforzare e delineare la forza di tutto ciò che l’ascoltatore percepisce.

Se ripenso in particolare agli ultimi progetti di Carmine non si può dire che vadano incontro alle esigenze del mainstream (ed è bellissimo così). Avete mai avuto ripensamenti o insoddisfazioni derivanti dall’identità che stavate dando a voi stessi?

Assolutamente no, abbiamo tanti colleghi e amici che hanno scelto un determinato tipo di percorso, molto più consono al termine mainstream. Abbiamo anche noi avuto modo di toccarlo con mano in occasioni e percorsi differenti, ma non abbiamo mai voluto rinunciare alla nostra dignità artistica o in qualche modo andare a snaturarla, negli anni passati abbiamo ricevuto diverse volte proposte inerenti alla partecipazione a diversi talent show, ma non era sicuramente ciò che volevamo. Sicuramente oggi siamo più maturi e più lucidi nel prendere delle decisioni: dopo aver fatto diversi giri sull’otto volante dell’industria musicale sappiamo bene che non aspettarsi nulla sia la chiave per essere sempre sereni e determinati ad andare avanti.

Ultima domanda, prima di salutarci: dopo la data di presentazione dell’album e quella “natalizia”, entrambe svolte in provincia di Lecce, riusciremo ad apprezzare dal vivo i Nu-Shu in giro per lo stivale?

Abbiamo in programma diversi appuntamenti live qui in Puglia e stiamo pianificando un tour che toccherà molte delle città più importanti dello stivale, non vediamo l’ora di far conoscere la nostra musica a quanta più gente possibile,specialmente a chi ha ancora fame e voglia di scoprire qualcosa di nuovo, diverso e rigorosamente rumoroso! Grazie mille per questa splendida intervista, vi aspettiamo ai nostri live.

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