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Andrea Laszlo De Simone – Una lunghissima ombra | Recensione | Primo Ascolto

L’uomo contemporaneo, spesso, si dimentica che l’arte non è altro che una necessità primordiale, insita in
ognuno di noi, di esprimere pensieri ed emozioni personali, ma anche di descrivere la realtà che ci circonda e condiziona. Un artista non fa altro che concretizzare, come può, la sua interiorità, utilizzando i mezzi più svariati per soddisfare la propria anima: dalle parole ai suoni, dalle immagini al movimento.

L’Italia ha sempre sfornato grandissimi artisti, ed uno di questi è sicuramente Andrea Laszlo De Simone. Definirlo cantante o musicista sarebbe riduttivo, poiché i suoi album sono esperienze sensoriali complete, prodotti audiovisivi che toccano alti livelli di poesia e composizione musicale. La musica non è solo un prodotto commerciale, ed il processo creativo non può essere sottomesso alla frenesia del mercato, che impone ritmi serrati e uscite continue.

Proprio per questo, il suo ultimo album, ‘’Una lunghissima ombra’’, arriva dopo 6 anni dall’uscita del precedente EP ‘’Immensità’’: un progetto che unisce musica e cinema, che nasce da una ricerca catartica sulla luce e le ombre, interiori ed esteriori. Egli, mosso dall’oscurità che rappresenta paure e dubbi, si lascia affascinare dagli effetti visivi dalla luce sui paesaggi urbani e naturali che lo circondano. L’opera è ricca di riferimenti artistici e filosofici: richiama l’impressionismo per la sua sensorialità, l’esistenzialismo per l’introspezione, il cognitivismo per la riflessione sulla percezione del reale e l’ermetismo per la densità simbolica del linguaggio.

‘’Una lunghissima ombra’’ è un disco che lascia ampio spazio alla musica e alla riflessione, in modo da dare all’ascoltare il tempo per elaborare e visualizzare le sensazioni visive che sono nascoste all’interno. Per realizzare la volontà dell’autore è necessario fermarsi e riservarsi poco più di un’ora, per ascoltare le 17 tracce che alternano strumentali psichedeliche, sinfoniche ed elettroniche, coadiuvate dalla tradizione cantautorale italiana e francese. ‘’Il buio’’ apre l’album come un portale: dai suoni urbani si passa lentamente a un’atmosfera cupa e ambientale, che segna l’ingresso in un viaggio interiore. Tutto ciò inizia con ‘’Ricordo tattile’’, brano dal forte impatto sensoriale nel quale gli organi di senso sono protagonisti di questo viaggio a ritroso: ‘’Occhi temono di dimenticare e fra i tuoi fiori incolti scelgono quello che gli pare’’.

Segue ‘’Neon’’, una strumentale capace di dare forma sonora al ronzio impercettibile dei queste luci, aprendo la strada a ‘’La notte’’: momento di sospensione in cui le paure e la malinconia prendono forma, con un sottofondo musicale che ricorda il respiro lento del sonno profondo. Con il rumore della pioggia inizia ‘’Colpevole’’, brano che descrive l’uomo alienato il quale vaga senza una direzione, e che si illude di essere innocente difronte alla degenerazione sociale: ‘’La coscienza a volte pure si sbaglia. Colpevole, sono colpevole’’. Domande esistenziali trovano risposta nel nichilismo e nella rassegnazione di ‘’Aspetterò’’, brano in cui, con maturità, l’autore trova pace nell’accettazione del limite umano: ’’Una cosa io l’ho capita che la vita è una lunga attesa’’.

Il paradossale confronto fra i festeggiamenti di Capodanno e la reale paura del futuro incerto sono cantati in ‘’Un momento migliore’’, trasformando l’augurio in una riflessione amara sulla caducità del tempo e sulle incertezze dell’età adulta. Con ‘’Planando sui raggi del sole’’ l’artista ci regala delle istruzioni per volare leggeri con la mente: ’’Se la ragione ti porta in dote tutti i suoi lumi tu chiudi gli occhi e soffia’’. Il dubbio esasperato da cui nasce il cognitivismo, si riflette in ‘’Non è reale’’: per De Simone, la realtà non ha un significato assoluto, ma siamo noi a crearne uno per sopravvivere. L’album si conclude con ‘’Una lunghissima ombra’’ che abbraccia e culla l’ascoltatore trasportandolo in una dimensione onirica e fiabesca. Una poesia breve e simbolica che racchiude in sé tutto il concept dell’album: ’’Io mi accorgo di esser diventato grande, vedo solo facce stanche e quando viene sera proietto una lunghissima ombra’’.

Forse, il problema non è nella musica, ma in come la ascoltiamo: abbiamo dimenticato che non tutto deve essere veloce e virale. Alcuni dischi esistono per essere ascoltati con calma, come ‘’Una lunghissima ombra’’: per ricordarci che la musica, prima di essere un prodotto, è espressione profonda di chi siamo.

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