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Andrea Mantis ci racconta la genesi di “Cruore”, il suo lavoro più personale [INTERVISTA]

Scoprimmo Andrea Mantis poco più di un anno fa, quando ci sottopose il suo lavoro in studio “Pierrot”: un progetto già di per sé piuttosto personale e caratterizzato da uno stile molto peculiare.

Ritrovarlo con “Cruore“, il suo ultimo album, ci ha fatto molto piacere: l’artista ha infatti deciso di raccontarsi ancora più nel profondo, avvalendosi della collaborazione di molti artisti che conoscono davvero l’autore e dimostrando che non sempre l’introspezione riguarda esclusivamente noi stessi.

Ciao Andrea, benvenuto su Primo Ascolto. Da pochi giorni è fuori “Cruore”, il terzo album di una carriera discografica in continua evoluzione. Il nuovo progetto racchiude tutti singoli da te rilasciati a partire dallo scorso settembre, con cadenza settimanale: a cosa è dovuta questa scelta?

Ciao e grazie per la grande opportunità. Ho deciso di far uscire una canzone a settimana, per otto settimane, principalmente per la visibilità. Oramai l’industria musicale italiana è piena zeppa di cantanti o di persone che tentano di fare musica ed è sempre più difficile emergere e farsi notare. A maggior ragione con un album di inediti, dove c’è sempre il rischio che qualche canzone non venga ascoltata o venga ignorata completamente. Ho pensato che, con cadenza settimanale, il pubblico potesse dare il giusto valore alle mie parole e, dai risultati che ho ottenuto, posso dire di aver raggiunto il mio intento.

Rispetto alle precedenti release hai deciso di avvalerti di numerose collaborazioni, contaminando così il tuo orientamento poetry: cosa ti hanno trasmesso, a livello artistico, le diverse personalita degli artisti presenti in “Cruore”?

Prima di tutto ci tengo a precisare che oltre ad ottimi artisti, son miei amici con cui ho un rapporto quasi quotidiano e che capiscono il mio modo di vedere le cose. “Cruore” parla di me ed era giusto che collaborassero persone che mi conoscono. The Silvestri ha aggiunto una nota rock alle mie liriche, mentre Roby & Manu hanno optato per un approccio più soft ma di sicuro impatto; Michelle Lanzoni è una mia carissima amica con una voce splendida che ha arricchito la traccia numero due, mentre Kheel è un artista campano che meriterebbe sicuramente più visibilità; Caprae Caput è sempre una garanzia e ha scritto una strofa così bella, usando citazioni alle nostre carriere discografiche, che mi ha ‘costretto’ a riscrivere la mia parte adattandomi alla sua idea, quindi mettendo citazioni non snaturando però l’idea del dolore; Nancy Montebello ha scritto e cantato il ritornello della traccia sei mettendoci tutta l’energia che la contraddistingue, invece aNéR e TRU hanno aggiunto i loro interventi vocali nella traccia sette; Elvereth Ahn, una mia carissima amica scrittrice, per l’occasione non ha scritto un libro ma due diversi monologhi che chiudono l’album, capendo al 100% il concept su cui tutto era basato. Son tutti ottimi artisti e ottimi amici.

A proposito del nuovo album, è innegabile notare che le liriche siano particolarmente ispirate. Il concept di “Cruore” deriva da situazioni che hai vissuto in prima persona?

Certo, io scrivo solo ed esclusivamente cose che vivo o che vivono le persone a me vicino, in modo da aver abbastanza elementi che creare qualcosa di credibile. L’idea di “Cruore” nasce nel 2021, un anno positivo perché era comunque uscito il mio secondo album “Pierrot”, ma non appagante: c’era sempre qualcosa che non andava in me, non mi sentivo bene mentalmente e come valvola di sfogo è uscita la title track. Via via son uscite fuori le altre tracce che racchiudono il mio stato d’animo in quel preciso momento. L’unica canzone che non ho scritto appositamente per l’album è “Kintsugi”, che ho riesumato dal 2020 cambiandoci produzione e aggiungendoci due collaborazioni, non snaturando però l’idea che avevo sia della canzone che del disco in generale.

A livello mainstream il rap, negli ultimi anni, è riuscito a monopolizzare una buona fetta di mercato. Se dovessi consigliare tre artisti hip hop italiani chi citeresti?

Oddio, questa è una domanda molto difficile perché ascolto davvero un numero imprecisato di rapper e, ognuno per i propri motivi, mi piacciano. Se proprio devo scegliere, in ordine sparso di preferenze, metto Mondo Marcio, Mecna e Marracash. Permettimi però una menzione d’onore per un artista che non è conosciuto come meriterebbe: Caprae Caput. Andatelo ad ascoltare perché merita tanto.

Prima di salutarci ti chiedo: che aspettative riversa Andrea Mantis in questo suo nuovo progetto?

Vorrei continuare a crescere piano piano, come sto facendo ogni anno da quando ho ripreso a fare musica. Ogni piccolo passo verso l’alto è un mattoncino che metto. Vorrei che “Cruore” arrivasse davvero a tante persone, che facessero passaparola e che mi scrivessero cosa ne pensano. Per me sarebbe molto importante. Magari arrivare anche a farmi notare da qualcuno di grande potrebbe essere un obiettivo, ma rimango sempre cauto e credo che per ogni persona ci sia il suo momento. Se ancora non ho attirato l’attenzione abbastanza, è perché ancora non è arrivato il mio turno e devo migliorarmi ancora di più.
Grazie mille per l’intervista.

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