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ANNA – MILLION DOLLAR BABE | Recensione | Primo Ascolto

“MILLION DOLLAR BABE” di ANNA, pubblicato lo scorso venerdì e interamente prodotto da MILES, è un disco che punta tutto sulla riconferma del personaggio: l’estetica da baddie internazionale, l’attitudine spavalda, la sicurezza di chi ha già dimostrato di saper dominare le classifiche. Ma quando si prova ad ascoltarlo con la lente della critica, emerge subito un limite evidente: non vale la pena soffermarsi su ogni brano, perché a livello lirico c’è davvero poco da analizzare.

Le quattordici tracce, difatti, ripetono gli stessi concetti: status, rivalsa, indipendenza, soldi, desiderio di controllo, senza mai cercare un’immagine nuova, una crepa, un punto di vista che non sia già stato ampiamente battuto nei lavori precedenti.

Il disco si apre con la titletrack “MILLION DOLLAR BABE”, che dovrebbe funzionare da manifesto ma resta un esercizio di stile: produzione pulita, flow sicuro, zero profondità. “WHITE GIRL WASTED”, anticipato come singolo il 19 giugno, è il pezzo più efficace del lotto: un brano pop‑dance che lavora bene sul revival anni Duemila e sull’EDM da club, con un ritornello immediato e una costruzione sonora che richiama esplicitamente le influenze dichiarate da ANNA, tra cui David Guetta e il mondo electro-pop più patinato. Funziona perché è pensato per funzionare: non racconta assolutamente nulla, come già detto, ma suona bene.

Tra i pochi momenti che meritano un approfondimento c’è “SONO IO IL PASS”, in collaborazione con Lazza: qui ANNA prova a irrigidire il registro, appoggiandosi a un beat più scuro e a un interplay che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aggiungere spessore. In realtà il featuring è l’elemento più interessante del brano: Lazza porta dinamica, ANNA resta in superficie. “SAFARI”, con Astro e Tony Boy, tenta la via del pezzo ritmato e immediato, ma si perde nella solita estetica da party permanente. “SCONTROSA”, con G. Mineiro, è forse il tentativo più credibile di uscire dal seminato: produzione più sporca, un minimo di tensione narrativa, ma anche qui la scrittura non va oltre la posa, con l’ospite che si autosabota con un discutibilissimo omaggio a la “Macarena”.

Il resto del disco scorre senza lasciare tracce. “CUORE IN OFF” prova a suggerire un lato più vulnerabile, ma dura meno di due minuti e non ha il tempo di costruire nulla. “CATALANO”, “CRYSTAL COLLO”, “BENIHANA”, “HONEY”, “VELENO”: tutti brani che ribadiscono la stessa formula, con produzioni curate ma intercambiabili. Non c’è un concept, non c’è un percorso, non c’è un climax emotivo. È una playlist, non un album.

In definitiva, “MILLION DOLLAR BABE” è un progetto che conferma ANNA come figura centrale del pop‑urban italiano, forte di numeri impressionanti e di una presenza mediatica ormai consolidata. Ma non è un disco che aggiunge qualcosa alla sua storia artistica: la cura nel dettaglio delle produzioni è direttamente proporzionale alla ripetitività ed alla necessità di non sbagliare.

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