
Con “MA IO SONO FUOCO” Annalisa prosegue il suo viaggio nella galassia del pop elettronico, consolidando una cifra stilistica che ormai le appartiene: quella di un’artista che sa muoversi con disinvoltura tra le luci al neon degli anni ’80 e le inquietudini del presente. L’album, che segue il successo di “E POI SIAMO FINITI NEL VORTICE”, si presenta come un manifesto identitario, dove il “fuoco” non è solo elemento distruttivo, ma anche forza vitale, reazione, trasformazione.
La produzione è di alto livello, come ci si aspetta da un progetto che punta a confermare Annalisa come una delle voci più solide del pop italiano; le sonorità sono coerenti, con una forte impronta urban pop e dance elettronica vintage, ma la varietà musicale è contenuta: si avverte una certa omogeneità nei beat e negli arrangiamenti, che pur mantenendo qualità e pulizia, raramente sorprendono. Tuttavia, è proprio questa coerenza che dà all’album una struttura compatta, quasi cinematografica.

Il racconto si apre con “…Dipende”, brano che imposta subito il tono del disco: una relazione complicata, segnata dalla mancanza di rispetto, raccontata su una base Urban Pop che richiama le atmosfere anni ’80. È una riflessione amara, che cita esplicitamente “Teorema” di Marco Ferradini, e che introduce il tema centrale dell’album: il disequilibrio emotivo.
A seguire la bellissima “Piazza San Marco”, in duetto con Marco Mengoni, si distingue per la sua intensità emotiva e per l’ambientazione evocativa: Venezia diventa lo sfondo di un dialogo tra due anime ferite, dove la piazza si trasforma in un luogo di confessione e rifugio. Le immagini descritte sono incisive e poetiche, e la sinergia vocale tra i due artisti aggiunge profondità al brano.
Con “Delusa”, Annalisa cambia registro ed invita a reagire. La produzione pop dance, arricchita da digressioni funky, accompagna un testo che sprona a vivere senza rimorsi, con fierezza e consapevolezza, per uno dei momenti più energici e positivi del disco. “Esibizionista” invece si muove su una base dance più spavalda, con un mood sensuale che racconta la trappola della seduzione facile. Il testo, meno incisivo rispetto ad altri brani, risulta un po’ forzato, ma mantiene coerenza tematica con il resto del progetto.

Il singolo “Maschio” è provocatorio ed ironico, pensato per l’estate, e gioca con gli stereotipi di genere ribaltandoli con leggerezza. Annalisa qui si mostra più sfacciata, più diretta, e il brano funziona proprio per la sua capacità di mescolare ironia e ritmo. “Avvelenata”, in collaborazione con Paolo Santo, torna alle Urban vibes anni ’80, ma con un testo più leggero; il titolo è la conseguenza di un rapporto complicato, ma il tono è meno drammatico, quasi disilluso.
“Emanuela” è forse il brano più narrativo e poetico dell’album. La produzione elettronica vintage accompagna una storia di fragilità e rinascita, dove il personaggio diventa il simbolo di chi si ricostruisce dopo una caduta. Con “Chiodi”, si torna ad una dimensione più inquieta: la produzione è (di nuovo) un po’ urban e un po’ anni ’80, ed accompagna una narrazione emotiva tesa, dove la protagonista cammina metaforiamente tra le insidie di una relazione disastrosa che non lascia tregua.
“Io sono” è il manifesto identitario dell’intero progetto: qui Annalisa abbandona i dubbi e afferma con forza la propria essenza. La produzione dance elettronica, piuttosto retrò, rende il brano ballabile, ma il testo è assertivo e deciso. “Amica” è una parentesi più pacata, dove la protagonista cerca una spalla su cui sfogarsi: è un momento di vulnerabilità, che aggiunge profondità emotiva al disco.
Infine, “Una tigre sul letto continua a parlarmi” chiude l’album con un mood sperimentale: la voce pitchata e l’atmosfera rarefatta evocano un tempo circolare, quasi onirico, che suggella il progetto con un tocco concettuale.
Nel complesso, “MA IO SONO FUOCO” è un lavoro solido, ben prodotto, che arricchisce la discografia di Annalisa. Tuttavia, nei testi, pur parlando spesso in prima persona, manca una personalità davvero profonda: il carattere c’è, ma non sempre riesce a emergere con forza. È un album che brucia a fiamma controllata, senza passaggi memorabili, ma con una coerenza e una qualità che lo rendono comunque degno di attenzione e pronto per essere divorato dalla sua fanbase.








