
Immobile, smarrito e atterrito, proprio come il geco che giace sul soffitto di una casa in campagna: così il cantautore Autune descrive una delle molteplici sfaccettature dello spettro depressivo nel suo ultimo album, “SETTE SONDE SUI CROMOSOMI”.
Autune è il progetto musicale di Dani Vale, artista pugliese trasferitosi in Svizzera: è proprio questo passaggio, dal caldo mediterraneo al freddo alpino, a influenzare profondamente il suo percorso creativo. Il suo nome d’arte nasce, infatti, da un gioco di parole che unisce autumn e tune per indicare la volontà di evocare melodie autunnali.
“SETTE SONDE SUI CROMOSOMI” si presenta come un progetto dichiaratamente sperimentale: già dal titolo, che richiama un immaginario quasi scientifico, si percepisce l’intento di indagare in profondità la materia emotiva. Musicalmente, l’album si colloca in una dimensione di cantautorato elettronico, attraversato da influenze synth-pop, punk, ambient e progressive. Il tutto è accompagnato da un liricismo fortemente personale, costruito su un linguaggio poetico ricco di metafore e immagini evocative.

I trenta minuti di ascolto si sviluppano in modo continuo e uniforme: ogni traccia sembra fondersi con la successiva, evitando stacchi netti e contribuendo a mantenere un’atmosfera immersiva, malinconica e coerente con l’estetica autunnale del progetto. Questa scelta strutturale rafforza l’idea di un viaggio nella psiche dell’artista, in cui l’ascoltatore viene accompagnato senza interruzioni attraverso stati emotivi mutevoli, pensieri intrusivi e voci plurime.
Nonostante questo album nasca da un periodo molto buio per Autune, egli scegli di distaccarsi dall’individualismo e avvicinarsi al senso di comunità musicale: lo hanno accompagnato musicisti del calibro di Sebastiano Lillo, Fabrizio Semerano, Leo Pusterla, Niccolò Monté Rizzi e tanti altri.
L’album attraversa i vari momenti della depressione, vissuta in prima persona dal cantautore, che partendo dalla propria esperienza personale riesce a ricreare emozioni e stati d’animo universali in cui molti ascoltatori potranno rivedersi, anche grazie ai visual evocativi che accompagnano i brani su Spotify.
In ‘’Moka’’ emerge il tema dello smarrimento, un topos antico quanto l’uomo, protagonista dei versi più famosi della Divina Commedia; successivamente, con ‘’Sinusite inchiostrata’’, l’atmosfera si fa più serena grazie alla consapevolezza che i momenti bui sono necessari e destinati ad alternarsi ciclicamente a quelli luminosi, come le stagioni: ’’Dietro la primavera c’è un grande inverno’’.

“Hentai” è uno dei brani più espressivi del disco: affronta la distorsione della percezione e l’illusione di una quiete apparente, in cui ciò che sembra caos si rivela necessario per uscire dallo stagno. Il videoclip rafforza questa tensione, mostrando l’ombra di Autune muoversi con gesti impulsivi e frammentati. In ‘’Metro’’ emerge una riflessione sull’alienazione sociale contemporanea, che riduce gli individui a una serie isolata unita soltanto da una stessa situazione esterna, in linea con il pensiero di Sartre nella ‘’Critica della ragione dialettica’’.
Negli ultimi anni molti cantautori sembrano aver intrapreso una direzione sperimentale legata all’elettronica, in cui la scrittura d’autore si fonde con sonorità immersive. In questo contesto, Autune si avvicina per sensibilità e ricerca alla poetica e alla musicalità di Andrea Laszlo De Simone, soprattutto per capacità di trasformare l’ascolto in un’esperienza multisensoriale.








