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Baby Gang – L’Angelo del Male | Recensione | Primo Ascolto

L’angelo del Male“, l’ultimo album di Baby Gang, sembra destare grandi aspettative e polemiche all’interno della scena musicale italiana e internazionale (ebbene sì, Baby Gang è il rapper italiano più ascoltato in Europa). Il rapper di Lecco, noto per le sue narrazioni senza filtri e la vita travagliata, torna con un disco denso di collaborazioni stellari che potrebbe sembrare un’audace dichiarazione di intenti ma che rischia di soffocare sotto il peso delle sue stesse ambizioni.

 

La vita di Baby Gang e le sfide dell’ultimo album 

 

Il disco si apre con una panoramica sulla vita di Zaccaria Mouhib, che ha affrontato sfide fin da giovanissimo, lasciando la famiglia in Marocco per cercare un futuro migliore in Italia. Da sottolineare, inoltre, come l’uscita di questo progetto sia avvenuta mentre il giovane rapper si trova agli arresti domiciliari, rendendo “L’angelo del Male” una specie di testimonianza di questi ultimi mesi.

 

In questo terzo album, emerge una narrativa che oscilla tra redenzione e caduta, un tema ricorrente anche nel suo secondo album, “Innocente”. Tuttavia, “L’angelo del Male” si propone di esplorare ulteriormente la dualità tra bene e male, una dicotomia intrinseca all’essere umano, ma che nel caso di Baby Gang sembra non trovare una risoluzione chiara.

 

Le tracce spaziano tra vari generi, sperimentando con sonorità che vanno dall’Hip Hop più classico a influenze trap, latin e persino folk, come dimostra il singolo “Italiano”, un pezzo che oscilla tra il turbo folk trap e il neomelodico, sorprendente per la sua immediatezza e semplicità. “Liberi”, d’altra parte, emerge come un inno carcerario che riecheggia l’esperienza personale di Baby Gang, mostrando la sua capacità di trasformare il dolore e la rabbia in musica.

Le collaborazioni sono un’arma a doppio taglio

 

Nonostante il talento evidente di Baby Gang e la sua abilità nel raccontare storie attraverso i suoi testi, l’album soffre di una certa prevedibilità tematica. Le canzoni tendono a gravitare intorno ai soliti temi del rap gangsta: la strada, il rispetto, la violenza e la sopravvivenza. Inoltre, l’eccesso di collaborazioni, benché stellari, sembra diluire il messaggio personale di Baby Gang, relegando a volte il protagonista a un ruolo quasi secondario nel proprio album.

 

Il disco “L’angelo del Male”, infatti, si distingue non solo per la sua carica emotiva, ma anche per il suo imponente elenco di collaborazioni, che include figure di spicco come Marracash, Sfera Ebbasta, Blanco, Lazza, Tedua, Ernia, Rkomi, Guè, Rocco Hunt, Emis Killa, Jake La Furia, Fabri Fibra, Gemitaiz, Madman, Paky, Simba La Rue, Niko Pandetta.

 

Questa variegata presenza di artisti contribuisce a un tessuto sonoro ricco e diversificato, ma porta anche alla riflessione su quanto lo spazio concesso ai vari artisti influenzi la coerenza narrativa dell’album. Sui social, diverse pagine hanno constatato come gli ospiti occupano quasi un terzo della durata totale dell’album, 14 minuti e 23 secondi su 45 minuti e 28 secondi, diluendo in parte il protagonismo di Baby Gang. Nonostante questa abbondanza di voci possa arricchire il suono, potrebbe anche frammentare il racconto personale ediretto che Baby Gang cerca di offrire.

Paola Zukar definisce L’Angelo del Male una pietra miliare del rap neorealista

 

Paola Zukar, la donna per eccellenza nel panorama del rap italiano, vede “L’angelo del Male” come una pietra miliare del “rap neorealista italiano”, lodando la capacità di Baby Gang di narrare la realtà in maniera grezza e impattante.

 

Il suo commento non solo rafforza l’immagine di Baby Gang come narratore autentico delle periferie italiane, ma enfatizza anche il contrasto tra le tracce che rimangono fedeli a questa visione e quelle che sembrano inclinarsi verso forme più commerciali e conformiste. La tensione tra innovazione e adesione alle convenzioni del genere permea quindi il disco, riflettendo la dualità tra l’autenticità del racconto di Baby Gang e la necessità di inserirsi in un mercato musicale competitivo.

Conflitti e contraddizioni dell’album 

 

“L’angelo del Male” non solo conferma la presenza di Baby Gang nel panorama musicale italiano, ma rafforza anche la sua posizione come voce delle marginalità urbane, esplorando tematiche di lotta, resistenza e sopravvivenza quotidiana. Tracce come “Guerra”, “Bloods & Crips” e “Liberi” offrono uno sguardo intimo e a tratti crudo sulle sfide affrontate dall’artista e dalla sua comunità, mentre il rapper sperimenta con diversi stili e sonorità. 

 

Anche se l’album non introduce necessariamente novità rivoluzionarie nel genere, esso riesce a catturare momenti di profonda introspezione e di critica sociale, supportati da produzioni sofisticate che variano dal classico hip hop a influenze più moderne e globali. In definitiva, “L’angelo del Male” si presenta come un’opera complessa, che riflette tanto le contraddizioni interne di Baby Gang quanto quelle del contesto socio-culturale che cerca di rappresentare.

 

“L’angelo del Male” è un album che, pur non raggiungendo forse le vette artistiche sperate, riesce comunque a catturare l’attenzione e a provocare riflessioni. È un promemoria della continua lotta di Baby Gang non solo con la società ma anche con sé stesso, un percorso che merita attenzione nonostante le imperfezioni.

 

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