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Boris Ćevapčići è riuscito, con successo, a confrontarsi con il cantautorato [INTERVISTA]

È disponibile da poche settimane la prima parte di “Per amore o per mancanza di idee migliori” l’atteso esordio discografico di Boris Ćevapčići, progetto musicale ideato nel 2023 da Paolo Prosperini.

Il suo è un cantautorato peculiare, sorretto da arrangiamenti di natura sopraffina e cantato rigorosamente in italiano: uno stile musicale ben definito, che è riuscito a dare vita ad un vero e proprio concept album suddiviso in due EP, la cui uscita della seconda parte è prevista per il 2025.

Abbiamo chiesto a Paolo di raccontarci alcune sfumature di questo lavoro, cercando di toccare anche temi di attualità e di carpire qualche spoiler su ciò che verrà.


Ciao Paolo, benvenuto su Primo Ascolto.
È appena uscita la prima parte di “Per amore o per mancanza di idee migliori”, il tuo nuovo progetto discografico. Cosa ti porta, dopo le precendenti esperienze artistiche, a proporre questo lavoro così peculiare e, per certi, raffinato?

Forse il bisogno di uscire da un terreno comodo e confrontarsi con la canzone d’autore, cosa che mi ha sempre molto spaventato e imbarazzato.

L’elemento che mi ha più colpito dell’ EP è che l’ascolto complessivo riesce a toccarti l’anima senza mai annoiare, nonostante lo stile cantautorale piuttosto pacato. Era proprio questo ciò che volevi ottenere ?

Non c’è stata una strategia di “toccaggio” dell’anima, l’intenzione era raccontare una sorta di storia a puntate… contento che abbia mosso qualche sentimento.

Ti ho trovato molto legato al cantautorato Luigi Tenco in alcune sfumature: come ti dicevo, hai la capacità di toccare corde emotive fuori dal comune. Ti senti influenzato da quel particolare periodo storico?

Lusingato di far ricordare, anche se alla lontana, artisti di quel calibro. Si, la forma canzone di quell’epoca mi piace molto, sicuro qualche influenza me l’ha data.

L’ispirazione di stampo sudamericano, invece, palese nella titletrack, da dove sorge?

mi piace la musica latina, ci ho sempre trovato dentro un conforto particolare . La title track è un omaggio a un gigante della musica italiana che è Pietro Piccioni e alla sua visione del “wanna be Brasil” che mi diverte molto.

Ti dico la verità: “Allie Tosy” mi ha spiazzato completamente. Cosa ti ha portato a chiudere questa prima parte dell’album con una sfumatura quasi grottesca della relazione descritta?

Il “grottesco” è un ingrediente che vedo essere sempre costante nella mia vita e, ad essere sincero, in quella di tutti attorno a me, specialmente nelle relazioni anche se molti cercano di nasconderne l’odore. Metterne un pizzico in un disco mi sembrava di dovere .

In questi giorni è uscito, tra gli applausi della critica, il nuovo brano di Brunori Sas, che forse è il cantautore attualmente più in vista nel mercato musicale italiano. Credi che nell’attuale mondo discografico il ruolo del cantautore impegnato può ancora ancora avere un impatto rilevante, come succedeva tanti anni fa?


Penso che la fruizione della musica sia profondamente cambiata. Un cantautore “impegnato”o che richiede impegno, non credo abbia possibilità di accesso al mainstream, per lo meno oggi. Poi; tra scooteroni, rolex e culi di porfido qualche fotografo che scatta foto “dell’oggi” c’è ancora.

Ultima domanda, prima di salutarci: alla luce di questo esordio, cosa dobbiamo aspettarci dalla seconda parte di questo progetto? Sarà sempre improntato sul concept relazionale?

Non ne ho la minima idea.

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