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Boris Ćevapčići – Per amore o per mancanza di idee migliori | Recensione | Primo Ascolto


Il poliedrico artista bolognese Paolo Prosperini, alias Boris Ćevapčići, ha rilasciato lo scorso 13 settembre per la label Brutture Moderne la prima parte del suo concept album “Per amore o per mancanza di idee migliori”, in cui il cantautorato italiano, coadiuvato a sonorità prese in prestito anche dal Sudamerica, è il grande protagonista.

Racconto di una vita che cerca di liberarsi dalle immaginarie catene di un amore sbagliato, l’EP ci culla tra le braccia di un fiore ovattato e ci guida verso una luce lontana, fuori dal tunnel dei sentimenti.

“Marabout” è il brano di apertura: già dal titolo, che richiama uno stregone africano in grado di creare legami di dipendenza forzata tra le persone, capiamo che siamo al primo stadio del legame tossico, una situazione che ci annulla e ci fa sentire un puntino di sabbia in mezzo all’universo, così sbagliati che crediamo a tutto quello che ci dicono, cercando di essere sempre la versione migliore di noi stessi. Non per noi, ma per gli altri.

“Nel buio” sono le notti insonni a guardare il soffitto, al buio, fermi in uno stato di impasse che non ci fa fare passi avanti o indietro, con una persona accanto che non sappiamo più se vogliamo ancora con noi. “Lavare i piatti è solo una scusa per non guardarsi per un po’”: ci sono quei momenti in cui vorremmo dire tante cose, ma non riusciamo a dare voce ai nostri pensieri contorti, per paura o per insicurezza, perchè non vogliamo fare un salto nel vuoto ed accendere la luce: preferiamo rimanere nel buio della nostra solitudine, insieme.

Ci ritroviamo alla title track dell’album, e finalmente riconosciamo che questa storia è diventata forse pura abitudine, che l’amore ormai è un ricordo lontano e rimane solo l’affetto per una persona che conosciamo come le nostre tasche e che non ci stimola più, ma invece di separarci e lasciarci andare al mondo ignoto scegliamo la quotidianità e, nonostante le sonorità siano più verso un moto liberatorio, siamo ancora fermi, congelati su questa sedia, a fissare il volto di chi non ha idea dei pensieri che ci vorticano in testa. Ma dopotutto, a trentanni, a star bene gusto non ne proviamo più e siamo meno inclini a prenderci dei rischi: per cosa poi? Per una vita migliore? Impossibile.

“Piccolissima” ci ricorda una colonna sonora di un film muto anni ‘20, e prendiamo per mano la nostra solitudine, facendola ondeggiare e ballare un po’, mentre acquisiamo il coraggio necessario per andare lontano, perchè se nessuno si salva da solo, la verità è che siamo noi i primi ad esprimere la necessità di voler essere salvati. “Allie Tosy” chiude questa prima parte di album e ci ricorda che, se necessitiamo di labbra altrui, la prima cosa che dovremmo fare è salutare per sempre quelle che già abbiamo, altrimenti il raggio di sole che ci stava illuminando, diventerà in una manciata di secondi una pioggia torrenziale.

“Per amore o per mancanza di idee migliori” di Boris Ćevapčići ci fa entrare all’interno di una storia d’amore tormentata anche se non ne stiamo vivendo una attualmente: la morsa allo stomaco che avvertiamo ci sconvolge a tal punto da non vedere l’ora di ascoltare la seconda metà di questo album.

 

 

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