- per Antonio Contu'
- in Novità
- on 24/06/2024
Abbiamo intervistato nei giorni scorsi braoboy, al secolo Emanuele Tosoni, che con il suo EP di debutto “Paix & Funk – Vol. Blu” è riuscito a portarci dentro il suo mondo e a svelarci (parzialmente) le sfumature del suo lato più cantautorale.
Svariando tra le sue influenze musicali e le necessità artistiche, ci ha sorpreso la determinazione di Emanuele, capace di sfiorare tematiche sociali e personali con un fare concreto e molto personale.
Ciao Emanuele, benvenuto su Primo Ascolto. “Paix & Funk – Vol. Blu”, il tuo primo EP, è fuori da pochi giorni: quanto è stato lungo il concepimento del progetto e quali aspettative riversi in esso? A proposito: il titolo lascia pensare che ci possa essere un seguito a questo extended play…
Ciao! Innanzitutto grazie per aver deciso di dedicare del tempo e dello spazio al mio lavoro, apprezzo davvero tanto. Vengo subito alla tua domanda: il concepimento in sé credo tre/quattro anni, dal 2019/20 al 2023/24, mentre il concepimento inteso come realizzazione penso un anno e mezzo/ due. Scrivo testi, poesie, racconti, da quando ho 17 anni, ma non mi sono mai sentito abbastanza capace di metterli in musica. Allo stesso tempo però sentivo una vocina dentro di me che mi diceva che al momento opportuno mi sarei sbloccato e questo penso sia avvenuto all’inizio del secondo anno di biennio di conservatorio, nel 2022. Per quanto riguarda le aspettative, beh, spero la gente lo ascolti e si identifichi nelle situazioni che illustro, che ho descritto dettagliatamente nei miei post di instagram, e che faccia ‘’sue’’ queste canzoni. Ovviamente spero mi porti anche a fare dei live, ma ci sto lavorando. Infine, sì: ci sarà un seguito, il Vol. Bianco, con delle atmosfere musicale ‘’prese bene’’ (al contrario di quelle malinconiche del Vol. Blu) proprio perchè penso rispecchi il mio modo di essere sia un giocherellone ma anche un gran preso male. Insomma: una montagna russa vivente.
Nel brano d’apertura, “Villapizzone”, si percepisce il tuo rapporto particolare nei confronti di un quartiere che, nel suo piccolo, ha però significato molto. Hai sofferto il distacco da Brescia e dalla quotidianità a cui eri abituato?
Bellissima domanda e grazie per avermela posta. Sono molto legato a Villapizzone, è un quartiere tranquillo, quasi un paese (dimensione sociale dalla quale provengo e alla quale sento appartenere, a livello affettivo più che di pensiero), i miei vicini sono fantastici e casa nostra è davvero bella… Ma per quanto bella, sicura e confortante possa essere Villapizzone, non sarà mai come Brescia. Brescia mi manca molto, mi ha educato a un certo tipo di mentalità, non tanto lavorativa, ma affettiva. All’inizio i bresciani possono apparire un po’ restii, quasi scontrosi: ma vi assicuro che una volta che conquistate un bresciano, lui vi darà il suo cuore nella maniera più gentile e onesta che si possa immaginare… caratteristiche che in una città cosmopolita e, di conseguenza, molto individualista come Milano, si perdono nei meandri del fatturato, della velocità e del consumo. Non per fare il moralista, lungi da me, dico solo ciò che vedo e percepisco. La mia paura è farmi risucchiare da questo vortice perdendo me stesso e di non essere più quello che i miei amici bresciani conoscono. Mi dispiacerebbe molto.

Vivere in pianta stabile nell’hinterland milanese pensi abbia aiutato a fare emergere il tuo estro artistico? Anche a livello di opportunità….
Assolutamente sì! Ho sentito ancora più forte l’esigenza di esprimermi in una maniera alternativa rispetto alla batteria in quanto immerso in una città con un sacco di gente che fa musica. Ho pensato ‘’hey, basta farti problemi: buttati e vedi come va!’’ e così ho fatto. A livello di opportunità non ti so ancora dire perchè sento di non aver ancora sfruttato il potenziale di questa città ma, come ho detto prima per i live, ci sto lavorando!
Nel comunicato stampa del progetto viene riportata, simpaticamente, la tua “frustrazione” per essere nato nell’epoca sbagliata e la tua predilezione per gli ultimi decenni dello scorso secolo. A livello musicale, quali sono gli artisti di quel periodo che hanno forgiato maggiormente il tuo stile?
Beh partiamo dalle basi: i Queen, il mio primo grande amore musicale. Ho tatuato sul braccio destro la mia canzone del cuore ‘’Don’t stop me now’’ come tributo al loro impatto sulla mia vita. Poi amo molto i Supertramp, Bruce Springsteen, il City Pop giapponese, I Change e la BBQ Band, Paul McCartney, Michael Jackson, gli Chic e i Casiopea. In Italia assolutamente Battiato, De Andrè (soprattutto nella sua fase con PFM), Vasco, Rino Gaetano, i New Trolls, Bruno Lauzi, Umberto Tozzi, Pino Daniele… Oddio spero di non dimenticarne nessuno!!
Spingerti nel cantautorato, invece, è stata una scelta maturata negli ultimi anni oppure è sempre stato un tuo piccolo sogno nel cassetto?
Come dicevo prima, sentivo dentro di me una voce che mi diceva che avrei iniziato a scrivere canzoni un giorno, ma più passava il tempo più pensavo fosse un meccanismo del mio subconscio per non ammettere a me stesso che non sarei mai stato in grado di farlo… e invece eccomi qui !

Tornando al comunicato stampa, la tua attitudine funk viene motivata da una sorta di ricerca di pace interiore. Creare e comporre musica può essere considerata un’attività curativa per questioni che esulano dal lato prettamente artistico?
La musica può essere un buon modo per curarti, nel senso che tramite essa puoi esprimere sotto forma di canzone qualcosa che normalmente esterneresti poco se non addirittura mai. Quindi ciò che dici tu cantautore, in quanto musicato e con una forma, una struttura, assume valore e pregio, perchè oltre che a sfogarti, dai prova del fatto che conosci la musica abbastanza per svolgere un processo del genere. Con questo lungi da me auto elogiarmi, piuttosto attesto la profonda stima e rispetto che ho nei confronti di chi scrive con le sue mani canzoni dirette e genuine, personali, sincere e reali. Che abbiano un filo conduttore, una saggezza/esperienza di base che riesce a trasparire nella canzone per arrivare nell’ascoltatore. Quasi una magia, che nessuna intelligenza artificiale o agenzia di marketing potrà mai raggiungere.
Tra le esperienze in giro come turnista, invece, c’è ne qualcuna che ricordi con maggiore affetto?
Beh sicuramente il Primo Maggio a Roma con Chiamamifaro, ma anche il Primavera Sound con Hån e un festival a Marsiglia con Elasi.
Ultima domanda, prima di salutarci: riuscirai a portare dal vivo “Paix & Funk – Vol. Blu” nei prossimi mesi? A questo punto una data in zona Villapizzone è d’obbligo…
L’obiettivo è proprio iniziare a fare più concerti possibile perchè essendo un ‘’bimbo da sala prove’’, nel senso che ci sono proprio cresciuto, sento l’esigenza di portare in giro la mia musica per farla ‘’esistere’’, senza relegarla a una dimensione digitale, cosa che nonostante ne faccia parte, non sento tanto mia. Purtroppo ancora nessuna data in vista, ma ci sto lavorando. A Villapizzone nemmeno, ma tra non molto tempo uscirà qualcosa sui miei canali social ambientata proprio nel mio quartiere… come dicono gli americani: STAY TUNED
Grazie ancora per le belle domande e buona continuazione.
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