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braoboy – Paix & Funk – Vol. Blu | Recensione | Primo Ascolto

Quando ci si approccia ad un progetto musicale d’esordio ci si sente sempre come se si stesse per iniziare un viaggio: un percorso unico e particolare nella psiche e, in generale, nella vita di un artista. 

Questo è esattamente quello che si percepisce durante l’ascolto di “Paix & Funk – Vol. Blu” di braoboy, nome d’arte di Emanuele Tosoni, artista bresciano classe 1997. In questo EP l’autore si offre al pubblico in una veste originale, per merito dello stile portato all’interno dei cinque brani che compongono il progetto: variegati synth si mescolano all’impronta jazz, tra rimandi al cantautorato e all’indie, soprattutto nei testi, che si mixano ai groove d’impatto, senza tralasciare la forte contaminazione della disco music vaporwave. 

Insomma, comunque lo si voglia guardare, a livello di impatto sonoro ci troviamo davanti ad un progetto intrigante. Questo grazie alla grande passione e alla carriera artistica di braoboy che, dopo aver conseguito studi conservatoriali, ha intrapreso una carriera come turnista suonando per diversi artisti, riuscendo così a plasmare un’attitudine musicale spesso fuori dagli schemi.

Per quanto riguarda le tematiche di questo debutto braoboy spazia tra diversi fronti: dalle difficoltà che si possono trovare nei rapporti umani di qualsiasi genere, a quelle interpersonali o strettamente intime e profonde, come le difficoltà di convivere con il proprio io interiore. 

Il progetto parte in maniera incalzante con “Villapizzone”: un brano che esprime il conflitto interiore di Emanuele, tra il desiderio di fuga e l’attaccamento al quartiere, un luogo che rappresenta sia confinamento che conforto. 

Con “Masaniello” braoboy ci ricorda lo stile delle recenti release di Tropico, non solo per la citazione a Napoli. Qui emerge il parallelismo con il pescatore che divenne leader di una rivolta nel capoluogo campano nel XVII secolo e che fu decapitato per le sue azioni rivoluzionarie, forgiando così la disillusione dell’autore che s’identifica in un portatore di buone intenzioni non compreso.

La più riflessiva e pacata “Mayday” è una ballad quasi ipnotica, in cui braoboy avanza la propria richiesta di aiuto per uscire da una situazione dolorosa; l’introspezione emerge ancora più vivida in “Mi Prendo In Giro”, dove la vulnerabilità dell’artista viene parzialmente compensata da cinismo ed autoironia. Il progetto si chiude con “Cosa Cerco Da Te”, più sui generis rispetto ai pezzi precedenti: in questo caso braoboy svela il suo lato cantautorale più malinconico, dove la mancanza di autenticità e connessione lasciano l’artista insoddisfatto. 

“Paix & Funk – Vol. Blu” è un progetto sperimentale e molto interessante, che garantisce la qualità artistica del suo autore e invita ad approfondirne la conoscenza per poter apprezzare ancor di più i suoi futuri lavori. E allora, complimenti a Braoboy: lo terremo d’occhio ben volentieri per scoprire come affinerà il suo stile peculiare, ormai una rarità ai giorni nostri. 

Traccia preferita: “Mayday”

 

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