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Brividee ci racconta l’uscita di “Controluce”, il suo primo EP [INTERVISTA]

Si sente già il fresco. E niente ha a che fare con le foglie che cadono intorno a noi. La freschezza di una musica piena di vitalità, proveniente da un ragazzo giovane che si unisce all’ultima generazione artistica che scalpita e avanza con la fierezza dei propri anni. Sto parlando di Vittorio Motto, in arte Brividee, artista del monzese che esordisce al MI AMI nel febbraio del 2020.

 

E’ uscito il suo primo Ep Controluce, contenente cinque tracce, di cui tre inedite, pubblicato per Factory Flaws / Peer Music Italy e realizzato con il sostegno di Italia Music Lab. 

Brividee, che aveva già convinto con la pubblicazione di alcuni singoli, ci propone strumentali con beat hip hop ed esplorazioni lo-fi.

Al centro della sua originale scrittura vi sono le disillusioni giovanili, espresse attraverso un linguaggio intimo e talvolta autoironico.

 

Noi di Futura abbiamo colto l’occasione per fargli qualche domanda per scoprire qualcosa di più sul suo primo grande passo.

Ciao Brividee, è uscito il tuo primo Ep! Come ti senti? Raccontaci com’è nato il tuo progetto, da dove nasce il concept dell’Ep e il significato dietro al titolo Controluce.

Ciao, sono davvero molto felice. Controluce è il testamento di questi miei ultimi anni di vita segnati dal passaggio dei vent’anni in un momento storico che ci ha dato molto tempo per stare da soli e pensare. Il titolo si riferisce alla difficoltà di riconoscere le cose in controluce, quando sono solo una sagoma. Mi esprimo in modo molto spontaneo e incosciente e per questo sento che io per primo devo ancora capire cosa penso e cosa provo.

Cosa accomuna e cosa divide Vittorio e Brividee? Che differenza c’è tra la tua vita quotidiana e quella che canti?

Credo non ci sia nessuna differenza, sono cresciuto insieme a questo progetto e per me è sempre stato solo un modo per esprimermi nella maniera più sincera e diretta possibile.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? C’è qualche artista da cui ti senti particolarmente ispirato?

Ce ne sono stati tanti e cambiano in continuazione, tra quelli importanti non posso non citare la Drain Gang, Kanye West, Frank Ocean.

I beat dei tuoi pezzi scandiscono un racconto ridondante di pensieri legati alle disillusioni giovanili: paranoie, relazioni, insicurezze, paura della solitudine… Quanto è importante per te scongiurarle, considerando che la musica è, per i giovani, il mezzo più usato per immedesimarsi?

E’ un tema che mi sta molto a cuore, quindi ovviamente ci tengo molto. Ho ‘buttato’ la mia adolescenza perché il mio cervello non stava bene ed è questo probabilmente che a un certo punto mi ha spinto a fare musica, per cercare di dare senso a una vita che non capivo. Quindi diciamo che per me scongiurarle è stato più che importante, era proprio il mio scopo.

Plastica, la traccia numero uno, ha una struttura interessante, che si presta molto bene all’ascolto. Com’è nato il brano?

Come tutte le mie canzoni nasce in modo molto casuale, nella mia camera. Tanca ha preso la mia demo e l’ha resa una canzone vera, lo amo.

Senti l’esigenza di dover esprimere un concetto preciso, oppure la tua è una musica “di getto”?

Dipende. La maggior parte delle volte non ci penso troppo ed è poi la canzone a dirmi cosa volevo esprimere, ma capita anche che abbia voglia di esorcizzare qualcosa di preciso e mi metto a scrivere come in Niente torna come prima, ad esempio.

Parliamo ora del brano Acquario. Il testo è molto riflessivo. Che succede quando “meduse e squali si uniscono alle persone”? Cosa c’è dietro uno specchio rotto?

Hai presente in Shrek quella scena in cui lui si guarda allo specchio e questo si rompe? Quella barra parla di questo, di sentirsi improvvisamente brutti e di perdere fiducia in sé stessi. L’outro del pezzo invece parla dell’acquario di Genova, un posto dove andavo sempre con mio padre e che nella mia testa ha sempre avuto un non so che di magico, dove può succedere di tutto.

Sei giovane e in pieno flusso musicale. C’è un obiettivo che vorresti assolutamente raggiungere nella tua carriera musicale? 

Spero di rimanere fedele a ciò che amo. Per il resto mi basta quello che faccio già: ispirare me stesso e i miei amici.

di Chiara De Rosa

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