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Bumo ci racconta le sue “Mille strade”, alla ricerca di quella giusta [INTERVISTA]

Sono tanti i progetti discografici che ogni giorno passano dalla nostra redazione, alcuni decisamente interessanti ed altri meno. Ascoltando Bumo (al secolo Edoardo Piatti, classe 1995) abbiamo sentito il bisogno di approfondirne la conoscenza: prima ascoltando il suo repertorio sui digital stores, poi con la nostra consueta intervista, in cui abbiamo parlato in primis del nuovissimo singolo (“Mille strade“) e poi, più in generale, del suo percorso artistico, con un occhio rivolto anche al futuro.

Ciao Edoardo, benvenuto su Primo Ascolto.
Con “HH Series one” e “Mille strade”, titolo del brano uscito pochi giorni fa, inauguri il tuo quarto anno nel mercato discografico. Rispetto al 2018, quando pubblicasti il tuo singolo di debutto “Guardo le nuvole”, troviamo un Bumo ovviamente più maturo, sia a livello tecnico che nelle liriche: pensi di aver trovato un’identità più marcata rispetto ad allora?

Ciao a tutti e vi ringrazio dell’invito.
Sicuramente rispetto agli inizi, dove ero un vero e proprio “debuttante alle prime armi”,
attraverso i miei cambiamenti generazionali sia nella esperienze di vita sia a livello di
scrittura, posso sicuramente dire che ho trovato una identità più delineata.

Il nuovo pezzo presenta, sopratutto in prossimità del ritornello, un interessante flusso di coscienza piuttosto personale, anche se la frase che più ci ha colpito è nell’intro del brano: “Quante strade da scegliere / sono una è quella giusta”.
Bumo ha compreso qual’è il percorso corretto da intraprendere, oppure è ancora alla ricerca?

Come per ognuno di noi, nella vita ci troviamo davanti a una scelta, che sia giusta o quella sbagliata. Sicuramente col tempo, grazie alle strade sbagliate, sto riuscendo sempre di più a trovare quella giusta, anche se questa la si può trovare unicamente affrontando tutte le strade da percorrere.

La curiosità ci ha spinto ad ascoltare il tuo primo album ufficiale “Off Wrld”, uscito un anno fa: un lavoro a tratti impeccabile, curato nei testi come nelle produzioni, che ha poco da invidiare a molti progetti mainstream. Credi che sotto questo punto di vista manchi un po’ di meritocrazia nel mercato musicale nostrano?

Vi ringrazio per i complimenti del mio primo album di debutto, oggi giorno emergere nel
“mainstream” è sempre più complicato visti tutti i nuovi emergenti che escono
quotidianamente.
Non mi piace guardarmi troppo attorno e paragonarmi con chi è “arrivato” anche se, come sappiamo, il mercato musicale è un po’ come le quotazioni in borsa. Fin da quando ho iniziato il mio obbiettivo è quello di trasmettere ciò che più mi rappresenta con l’obbiettivo che possa accumunare più persone possibili.

La tua bio riporta quei modelli d’ispirazione che ti hanno fatto avvicinare al mondo Urban Rap: veri e propri mostri sacri, come ad esempio Fabri Fibra e Guè. Delle nuove leve, invece, c’è qualcuno che apprezzi maggiormente?

Dagli inizi ad oggi sono abituato ad ascoltare vari generi musicali, col tempo mi sono sempre appassionato di più delle canzoni melodiche, come si può notare nei brani più recenti. Blanco ad oggi è l’artista emergente che stimo di più, visto l’impatto che ha avuto nel mondo musicale riuscendo ad arrivare a persone di tutte le età e la continua crescita che sta ottenendo. Riesce sempre ad avere innovazione e capacità comunicativa.

Prima di salutarci siamo curiosi di conoscere l’evolversi del tuo percorso discografico: è troppo presto per pensare ad un nuovo album?

Momentaneamente con il mio team e tramite Believe abbiamo già una strada ben delineata sul futuro.
Mai dire mai, nel frattempo vi ringrazio del tempo a me dedicato sperando di risentirci presto.

 

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