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Caparezza – Orbit Orbit | Recensione | Primo Ascolto

Caparezza è uno di quegli artisti che attira sempre grandissima attenzione attorno ai suoi progetti, nel momento in cui decide di offrire una nuova opera al pubblico. Con la sua ultima creazione “Orbit Orbit” Michele Salvemini, vero nome dell’artista, ha portato il pubblico in un percorso intergalattico attraverso l’arte e la musica, la creazione e l’astrazione, viaggiando attraverso galassie inesplorate e affascinanti multiversi. Il fulcro de disco è proprio il viaggio, inteso non come mero spostamento, ma vera e propria esperienza terrena e trascendentale.

Ciò è perfettamente spiegato nel brano che ha anticipato il long play, ovvero “Io sono il viaggio”, dove Caparezza racconta, con tecnica e maestria, che noi siamo il frutto del percorso che compiamo su questa Terra e delle scelte che facciamo ogni singolo giorno. Siamo le persone che abbiamo conosciuto e le esperienze che ci hanno arricchito. Siamo una cacofonia di suoni che prende forma armonizzandosi in una magnifica orchestra. E sta qui tutta la bravura di questo artista: le sue incredibili doti nel raccontare dei punti di vista estremamente specifici e particolari, oltre che profondamente intimi, consentono di comprendere alla perfezione il messaggio che voleva trasmetterci.

Ne è un esempio lampante il brano “A comic book saved my life” dove degli eventi molto toccanti e intimi vengono narrati dall’artista in una lettera d’amore alla nona arte, esplicitato anche nel fumetto di accompagnamento dell’album stesso. La toccante leggerezza con cui ci racconta certi temi non alleggerisce il carico emotivo dei testi, ma lo esalta offrendone una chiave di lettura innovativa e originale.

L’amore per la musica (e l’arte in generale) è una delle chiavi del progetto. Spesso andando controcorrente a ciò che ci si aspetterebbe da lui, come viene ribadito in “Autovorbit”, Caparezza ha sempre voluto proseguire dritto per la sua strada. E questo si comprende anche sul chiudere del progetto, nel pezzo “Perlificat” in cui perlifica la sua arte costruendo delle canzoni perfette, esattamente come un grande chef dà forma alla sua arte culinaria nelle decorazioni sferiche in un piatto. La grandezza artistica di Caparezza è inoltre amplificata dall’aver offerto al pubblico un disco di 14 brani, senza alcuna collaborazione, in cui dice apertamente che vuole raccontare ciò che desidera perché per lui l’arte è sacra. Perché è un essere profondamente umano e, come tale, l’arte lo smuove. Esattamente come fa la ricerca di conoscenza, concetto sottolineato nella canzone “Curiosity (oltre il bagliore)”, dove è individuata la curiosità come scintilla, come spinta ultima all’evoluzione umana e, in senso lato, al più banale movimento.

Perché di questo tratta “Orbital Orbital”: di continuare a muoversi, anche se ci si rende conto di essere invecchiati “Come la musica elettronica”, ma con l’unico slancio nella ricerca dell’ignoto, sempre in movimento, muovendosi anche oltre a “Il pianeta delle idee”, ancora più in là.
Sempre in viaggio.
Perché tutti noi siamo il viaggio.

Traccia preferita: “Curiosity (oltre il bagliore)

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