- per Antonio Contu'
- in Recensioni
- on 21/11/2024
La recensione di “FERITE (Deluxe Edition)”, il nuovo lavoro di Capo Plaza
Lo scorso venerdì è uscita, a distanza di 6 mesi dalla pubblicazione originale, la deluxe edition di “FERITE”, l’ultimo album di Capo Plaza uscito il 3 maggio successivamente ad un periodo di depressione.
Subito è evidente che il rapper di Salerno, ormai affermato all’interno della scena rap italiana da quasi un decennio, non è più il ragazzino di ‘’20’’, il suo album di debutto. Il raggiungimento della fama a soli vent’anni lo ha in un certo senso costretto a maturare in fretta, a vedere i tanti lati negativi del successo e a conoscere la solitudine: tutti fattori che lo hanno portato a vivere un periodo di buio.

Tutto ciò ci viene raccontato in ‘’FERITE’’, un album fortemente conscious che permette a Capo Plaza di mettersi a nudo e buttare giù tutte le sue insicurezze, mostrando le quelle lesioni che, chiuse o aperte, resteranno sulla sua pelle. La prima versione dell’album è formata da 20 brani e 7 featuring che rendono il disco piuttosto vario: al suo interno troviamo la nuova scena con Tony Boy e Artie 5ive, hit maker come Lazza, Tedua e Anna e anche cantanti pop come Annalisa e Mahmood. Con l’uscita della deluxe edition si aggiungono sette brani, fra cui ‘’Borse Hermès’’ e ‘’Fino All’Alba’’, uscite nei mesi precedenti.
Prendendo in considerazione le 5 tracce rimanenti notiamo che la scelta dei feat si limita a due colleghi di cui si fida e che considera amici: Shiva e Tony Effe. L’intento del rapper, infatti, non è semplicemente aggiungere qualche hit per incrementare il suo guadagno, ma al contrario preferisce inserire quei brani più intimi che la massa non andrebbe ad ascoltare, mettendo in primo piano i suoi veri fan e la continuità con il concept dell’album.
La prima traccia è ‘’Nuovo inizio ’’ con Shiva, la persona più adatta per trattare questo tema data la nota situazione del rapper di Milano. A metà fra lo street e il conscious, questa canzone vede i due rapper palleggiarsi la seconda strofa, una struttura molto particolare che aumenta l’armonia fra le due voci che sembrano quasi in simbiosi; segue un’altra canzone che racconta il rap game: ‘’Nati Bastardi’’, con la presenza di Tony Effe e la produzione interessante ed incalzante di Sick Luke. Attraverso parole forti e dirette sono descritte le periferie e la vita di coloro che, nonostante problemi più grandi e un milione di sbagli, ce l’hanno fatta.
’’ Plaza e Tony andiamo al cento per cento’’.
‘’Lo So Che’’ è, invece, la traccia più introspettiva, nella quale emerge il cambiamento personale e musicale di Capo Plaza: un passaggio dalla frivolezza della trap alla profondità dell’hip hop che nasce proprio per denunciare una realtà. Possiamo definirlo il brano che vede la caduta del velo di Maya, la presa di coscienza che ‘’Se vai in alto più sei solo ’’. Purtroppo, il rap game è un mondo competitivo dove regna l’apparenza: ‘’ Sono tutti quanti falsi, non lo vedi, non so chi mi può tradire, rimango con gli occhi aperti’’.

Continuando sulla scia del conscious abbiamo ‘’Dolce Amara’’, ossimoro molto utilizzato per descrivere esperienze amorose e non solo. Questa ambivalenza porta ad una riflessione sincera sulla coesistenza di momenti positivi e negativi nella vita di ognuno e nei rapporti sociali, sottolineando l’importanza del dolore per comprendere e maturare. Infine, è importante soffermarsi su ‘’Dimmi Tu’’, la vera hit del disco: da qua emerge al 100% il cambiamento positivo del rapper, che è cresciuto ed inevitabilmente cerca di abbracciare un pubblico più ampio e adulto, senza però abbandonare le sue origini, grazie ad un connubio perfetto di canzone in dialetto e rap. Dalla produzione di TY1 emerge un’altissima qualità musicale, piena di dettagli: le percussioni e la chitarra danno subito un’aria mediterranea, contaminata leggermente dall’afro e dal reggaeton.
Negli anni passati Primo Ascolto non è mai stato troppo tenero con Plaza, ma in questa occasione vanno registrati dei grandi passi in avanti: Insomma, quella di “FERITE” non è una semplice deluxe, ma un lavoro articolato frutto di una maturazione interiore evidente.
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Tags: Capo Plaza, Ferite, recensione








