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Capo Plaza – FERITE | Recensione | Primo Ascolto


Capo Plaza si è spesso distinto per il suo approccio diretto e talvolta provocatorio, ma il suo ultimo lavoro, “Ferite“, sembra navigare in acque ancora più intime. Questo album è un viaggio piuttosto introspettivo attraverso le personali battaglie e riflessioni dell’artista salernitano, che si dipana in 18 brani carichi di emozioni crude e spesso contraddittorie.

Con questo lavoro, Plaza tenta di lasciare (finalmente) il segno, dopo che il precedente long play fu massacrato dalla critica. Nonostante gli sforzi evidenti dell’artista di raccontare la sua evoluzione personale e artistica, il disco suscita reazioni miste, oscillando tra il geniale e il banale, tra la profondità emotiva e l’apparente superficialità sonora.

Analisi delle tracce principali di “Ferite”

In “Ferite”, Plaza propone un mosaico di brani che variano ampiamente in stile e sostanza, riflettendo una gamma emotiva e creativa che va dal profondamente personale al troppo generico. Alcuni pezzi spiccano per la loro capacità di connettere, mentre altri sembrano perdere l’occasione per regalare un impatto duraturo.

“Money Rain” con Lazza emerge come un punto luminoso nell’album, con una produzione vibrante che amalgama beat accattivanti con testi che parlano di successo e lustrini; “Ancora Qua” con Tedua, invece, si distingue per il suo tono ottimista e messaggi di speranza: la traccia serve come promemoria che, nonostante le difficoltà e le sfide, la perseveranza rimane al centro dello spirito, e la partecipazione del rapper ligure aggiunge un ulteriore livello di gravità e introspezione, rendendo la canzone un punto di riflessione significativo all’interno dell’album.

Contrariamente, “No Drama” assieme a Mahmood introduce un sound che si stacca dalle radici di Plaza, esplorando sonorità più morbide e urban: il duetto con Alessandro porta una freschezza che potrebbe attirare un pubblico più ampio, dimostrando la versatilità dell’autore principale nel collaborare oltre i confini del suo genere abituale.

Tuttavia, non tutte le tracce mantengono lo stesso livello di impatto. “Sottovuoto”, ad esempio, pur essendo un’espressione cruda dei pensieri più intimi di Plaza, rischia di apparire come un flusso di coscienza troppo diluito, mancando così d’incisività.

“Ferite”, in definitiva, potremmo definirlo un campo di battaglia dove Capo Plaza combatte con le sue inquietudini, le sue ambizioni e le sue insicurezze, con risultati che oscillano tra il toccante e l’ordinario. La diversità delle tracce offre una finestra sulle varie fasi della sua carriera e della sua vita personale, ma lascia anche emergere una certa incoerenza che può confondere l’ascoltatore.

Il sound di ‘Ferite’: un’evoluzione nel percorso di Capo Plaza

Con “Ferite”, Capo Plaza si avventura in nuovi territori sonori, tentando di distanziarsi dalle radici trap che hanno caratterizzato i suoi primi lavori: questo tentativo di evoluzione si rivela un doppio taglio che merita un’analisi dettagliata. La produzione dell’album è curata, e si percepisce un chiaro sforzo nel cercare di infondere diversità e freschezza in ogni traccia: Produttori come AVA, Cocobeatz e Amartmusic hanno lavorato alacremente per fornire a Plaza una palette sonora che varia dalla trap aggressiva di “Busy”, alla delicatezza quasi pop di “No Drama”. Questa varietà si pone l’obbiettivo di riflettere le “Ferite” personali e artistiche di Plaza, riuscendoci solo in parte.

Un esempio emblematico di questa evoluzione è “Oh Amore”, prodotto da AVA e NKO, che fonde elementi di reggaeton e dance, dimostrando la volontà di Plaza di sperimentare oltre i propri confini. La traccia non solo è orecchiabile, ma mostra anche una maturità nel trattare temi di relazioni e affetti personali con una leggerezza che contrasta con il tono generalmente più grave del resto dell’album.

Tuttavia, questa esplorazione di nuovi suoni non è priva di rischi. Alcune tracce come “Mi Riempi Di Chiamate” e “Tutta La Night”, pur mostrando innovazione nel sound, sembrano perdere quella caratteristica profondità emotiva e lirica che i fan potrebbero aspettarsi. Questo può creare una disconnessione con chi cerca in Plaza non solo l’intrattenimento, ma anche un’eco delle proprie esperienze e sentimenti.

L’album trova dunque la sua forma tra un tessuto di tentativi, successi e passi falsi, che complessivamente delineano il ritratto di un artista in piena trasformazione, ansioso di esplorare nuove vie espressive senza completamente abbandonare quelle che lo hanno definito finora.

Le collaborazioni in “Ferite” 

Le collaborazioni presenti all’interno del progetto giocano un ruolo cruciale nell’arricchire l’album, riuscendo a proporre una varietà di voci e prospettive che ampliano il panorama espressivo di Capo Plaza ed aggiungendo profondità e complessità ai temi trattati nell’album: “Money Rain” con Lazza e “No Drama” con Mahmood sono esempi di come il featuring possa elevare una traccia.

Lazza, con il suo stile diretto e incisivo, completa in maniera complementare l’approccio di Plaza, creando un brano che è sia un inno che una riflessione sulla realtà dell’industria musicale. D’altro canto, come detto in precedenza, la collaborazione con Mahmood apre nuove dimensioni musicali, incorporando elementi pop e urban che arricchiscono il tessuto sonoro di “Ferite”.

La presenza di Tedua in “Ancora Qua” porta una dose di lirismo e introspezione, caratteristiche ben note del rapper, che si intrecciano perfettamente con i temi di che permeano l’album. Questo brano, in particolare, rappresenta una delle vette emotive di “Ferite”.

Le nuove voci come quella di Anna in “Soldi Arrotolati” e Tony Boy in “I Miss U”, dimostrano la volontà di Plaza di esplorare nuovi territori musicali e di sostenere gli artisti più giovani, sfruttandone l’hype ma concedendo in cambio una forte visibilità.

Conclusioni

“Ferite” di Capo Plaza è un album anche piuttosto variegato, con brani che oscillano tra l’introspezione profonda e l’appello al mainstream; l’album si posiziona come una dichiarazione audace e personale da parte di un artista in cerca di evoluzione e riscatto.

Mentre l’album presenta alcune incongruenze in termini di coerenza e profondità, non si può negare l’impatto emotivo di “Ferite”: un lavoro che riflette le lotte interne di Capo Plaza, mostrando le cicatrici aperte così come quelle che hanno iniziato a guarire.

Un ritorno sulle scene tutto sommato positivo che rappresenta, inoltre, sia una sfida che un’opportunità per il giovane artista salernitano: la nostra speranza è che possa continuare su un percorso di crescita artistica e personale, aprendo la strada a futuri progetti che speriamo possano essere ancora più coerenti e innovativi. Per i fan di lunga data e per i nuovi ascoltatori, “Ferite” merita comunque di essere esplorato, con tutte le sue imperfezioni e le sue brillanti realizzazioni.

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