
Carlo Martinelli torna con “SBAGLIA PORCO“, un progetto che più che un album sembra un esperimento antropologico su sé stesso. L’ex voce dei Luminal abbraccia improvvisazione, flusso di coscienza e un’idea di racconto totale che fallisce tanto volutamente quanto gloriosamente, trasformandosi in qualcos’altro: un autoritratto involontario, simile all’istantanea del pittore mentre tenta di dipingere il quadro. Un disco che rifiuta intellettualismi e sentimentalismi, e proprio per questo finisce per essere un concentrato di umanità scomposta.
L’apertura con “martedì” è un avvio incalzante, quasi un calcio alla porta: un pastiche post‑punk/pop‑punk che corre senza respirare, con la chitarra live di Luca Di Piramo e le seconde voci di Vera Di Lecce a sporcare ulteriormente il quadro. È un brano nato di getto, e si sente: l’energia è quella di un’idea catturata al volo, senza rifiniture né ripensamenti.

Da lì il buon Martinelli si diverte a sabotare ogni aspettativa. “impossibile riprodurre” dura appena 44 secondi, ma basta per ribadire il manifesto: registrazione sporca, sovraincisioni, un mood imprevedibile che sembra dirci “non cercare la forma, cerca il momento”. E il momento successivo è “roma ti stimo ma mi butti un po’ giù”, dove la produzione si fa ipnotica mentre il cantautore osserva la città con un cinismo pacato, affettuoso e disilluso, senza l’ambizione di convincere: semplicemente, constata.
Con “un fiore e un bong” il disco si apre in senso cantautorale, ma senza perdere la sua natura instabile: cinque minuti tormentosi, costruiti sul THC e sulla scrittura automatica, che sembrano finire più volte senza mai farlo davvero. È un pezzo che si avvita su sé stesso, volutamente meta, e proprio per questo affascinante. “tutto quanto” mantiene una sensazione di inquietudine costante, come un pensiero che non trova forma, mentre “dubai ma non nel senso di dubai” si muove invece tra synth corposi e un’ambiguità spirituale, restando in quella zona grigia che Martinelli sembra prediligere. Il cerchio si chiude con “niente mai”, il brano che ha dato origine all’intero processo: più energico, ma attraversato da synth ipnotici e da un pessimismo che non si nasconde. È la prima take di un momento abissale, lasciata intatta (e si sente).

“SBAGLIA PORCO” è talmente eteroclito da risultare un’opera astratta: un gesto, più che un disco. Martinelli è un pazzo lucido, uno che ti tira matto mentre prova a raccontare tutto e finisce per raccontare solo il suo caos: attraversatelo con entusiasmo, ma senza avere l’ambizione di capirlo, o finirete al manicomio.