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Carmen Consoli – Amuri luci | Recensione | Primo Ascolto

‘’Amuri luci’’ è il primo tassello di una trilogia di album che approfondiranno le tre diverse anime dell’artista catanese Carmen Consoli. Aver interpretato la voce della ‘’cantatrice’’ Rosa Balistreri nel film ‘’ L’amore che ho’’ ha sicuramente contribuito alla riscoperta della forza espressiva del dialetto siciliano, “lingua” del cuore che le permette di ‘’vattiare’’, ovvero di cantare ad alta voce e dare adito alla sua anima polemica che si manifesta nel canto popolare, nato per esprimere disagio.

Così, questo viaggio, non poteva che iniziare con una ricerca ancestrale, rivolta alle origini primordiali della sua matrice linguistica, intrecciando la passione per la musica a quella per le lingue ‘’morte’’, quali il greco e il latino. Il siciliano, lingua che ad oggi rischia di estinguersi, è il risultato di una stratificazione millenaria: frutto di una terra che, per la sua posizione strategica, è da secoli crocevia di culture differenti, dai Greci ai Latini, dagli Arabi ai Normanni.

L’album si apre con l’omonima ‘’Amuri luci’’, un brano che vuole essere un omaggio a Giovanni Impastato che ha dedicato la sua vita ad una battaglia di riscatto in memoria del fratello Peppino. Una canzone toccante che fa emergere non solo la forza della vittima di mafia, ma anche quella dei suoi familiari, in questo caso il fratello e la madre: ‘’Impastatu cu lu sangu scurri u chiantu ri to mattri e tu ricogghi stradi stradi ancora pezzi ri to frati’’. Amuri e luci sono due sostantivi che racchiudono il messaggio dell’intero album: solo l’amore, in quanto impegno e coraggio, può portare alla luce e alla verità.

Segue ‘’Unni t’ha fattu ‘a stati’’ canzone che prende il titolo da un proverbio siciliano che dice letteralmente: dove hai passato l’estate, trascorri anche l’inverno. Frase che, in realtà, nasconde un’accusa all’atteggiamento opportunista di chi sparisce nei momenti bui e agisce solo in base al vantaggio personale, insomma un piccolo spunto di riflessione abbastanza attuale. Il vero grido struggente è in ‘’La terra di Hamdis’’, brano che scinde e riunisce in un dolce lamento due anime, quella sicula e quella araba, quella di Carmen Consoli e quella di Mahmood. Si narra la vera storia del poeta dell’XI secolo Ibn Hamdis, un uomo costretto ad abbandonare la sua Sicilia a causa della conquista normanna: un ponte fra memoria storica e denuncia contemporanea.

’’L’amuri tirrenu nun po’ cunzulari li matri ca un ponnu cchiù vidiri ‘i figghi jucari, curriri e farisi mali. Ventu, sciogghi ‘u chiantu, stutalu ‘stu ‘nfernu e fai chioviri simenti ri paci. Poi fatti urraganu, spazza ‘u Diu Dinaru e l’eserciti di li so’ seguaci’’

Restando sul campo semantico della guerra, segue ‘’Mamma tedesca’’, interpretazione della poesia di Ignazio Buttitta, poeta siciliano che combatté la Prima guerra mondiale e che non riuscì mai a dimenticare la gente che aveva ammazzato, in particolare un giovane soldato tedesco che conservava in tasca la foto della madre. Un lamento universale che ci ricorda le atrocità e il dolore della guerra, che ricade sui civili e sui soldati, indipendentemente dal genere e dall’età. Parole di Buttitta che riappaiono nuovamente in ‘’Parru cu tia’’, un inno alla ribellione letto, spesso, durante le manifestazioni politiche e che in questa versione è accompagnato da una strofa di Jovanotti. Sempre su questa tematica gioca ‘’3 oru 3 oru’’ che usa la metafora del gioco delle tre carte per trattare gli inganni sociali.

Brani da non sottovalutare sono ‘’Bonsai #3’’ e ‘’Galàteia’’, nei quali Carmen canta prima i versi latini di Ovidio e poi quelli greci del siracusano Teocrito, riguardanti entrambi il mito di Galatea e Polifemo: un amore non corrisposto che infrange la barriera temporale e diventa presente.

‘’Amuri luci’’ è un album da assorbire lentamente, da interiorizzare, poiché ha la capacità di portarti indietro nel tempo talmente tanto da empatizzare col passato, agire nel presente e migliorare il futuro.

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