
Per celebrare la giornata odierna, che come ben sappiamo è dedicata alle donne, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il cantautore Piergiorgio Tedesco.
Pochi giorni fa è uscito il suo nuovo singolo intitolato “Comunque Libera“, un inno femminista ma anche un modo per recidere qualsiasi visione o comportamento violento: abbiamo provato ad approfondirne il concetto, senza tralasciare l’aspetto tecnico del pezzo e qualche riflessione sull’attualità.
Ciao Piergiorgio, bentornato su Primo Ascolto. È uscito pochi giorni fa “Comunque Libera”, il tuo nuovo singolo: una sorta di inno femminista, che celebra la donna e i suoi diritti. Ci sono delle esperienze personali che ti hanno ispirato a trasmettere questo positivo messaggio di cambiamento?
Più che le esperienze personali penso che abbia influito un certo clima che si respira nell’aria che tende persino più all’Ottocento che non al secondo millennio. Per stare sulla questione, il fatto che soprattutto una certa area culturale (che per brevità e semplificazione possiamo definire “di destra”, anche se la questione è più complessa) veda in definitiva le donne come fattrici data l’emergenza demografica o che si discuta ancora sul diritto all’aborto (vedi i Pro-life nei consultori) ha stimolato la mia sensibilità. Il punto è che la rivoluzione femminile è un dato acquisito, le donne sono profondamente cambiate da un secolo a questa parte: il “Comunque” che fa parte del titolo è definitivo, conclusivo e non ammette repliche. Almeno lo spero.
Il tema del “non dover essere” si oppone alla performance costante richiesta dalla società contemporanea. Quali consigli daresti a chi sta lottando per trovare il proprio equilibrio?
Di non fare come me… Scherzi a parte (ma neppure troppo), essere capaci di dire dei “no” al di là delle attese degli altri è probabilmente una vera espressione di Libertà, ma purtroppo non sempre ce lo si può permettere. Per condizioni materiali o per semplice paura di cambiare.

Hai parlato del femminismo come una “Promessa mantenuta” dal secolo scorso. Come vedi l’evoluzione del movimento femminista e quali sfide ritieni siano ancora da affrontare?
La rivoluzione femminile è in effetti l’unico vero cambiamento arrivato a noi dal secolo scorso, eppure soprattutto molti uomini sono spiazzati di fronte a questo cambiamento: in questo senso anche la violenza è una triste e sfigatissima espressione di questo disorientamento emotivo e culturale.
Ritornando al tema delle donne, mi colpisce come diventino dei modelli quelle ragazze che fanno sui Social un esercizio della propria liberà finalizzato a compiacere il lato maschilista degli uomini: vedi Michelle Comi o altre anche meno furbe di lei.
Il rap interlude di DoppiaPaura, all’interno del brano, introduce un tema più introspettivo: come è nata l’idea di includere questo contrasto all’interno della canzone?
Semplicemente io avevo una certa idea ma DoppiaPaura ne ha avuta una migliore, quindi il merito è suo. Anche perché collaborare significa saper apprezzare le idee degli altri,altrimenti tanto vale farsi le cose da soli!
Passiamo brevemente all’attualità: nell’ultimo Festival di Sanremo si è consumata una sorta di “riscatto” da parte del cantautorato, con le prime tre posizioni in classifica occupate da artisti che scrivono i propri pezzi senza l’ausilio costante di autori. Come ti poni a riguardo della questione?
In generale non mi stupisco: la canzone d’Autore è in grado di esprimere emozioni e sentimenti in maniera genuina e di arrivare al pubblico. Ora spero che se ne ricordi anche l’industria discografica e che promuova quelle cantautrici e quei cantautori che in questi anni non hanno avuto accesso al mainstreaming. Quanto alle canzoni con cinque o sei autori, magari sempre li stessi, siamo nel campo delle barzellette che non fanno ridere.

Arrivi da un biennio di silenzio: è stato dettato da motivi personali oppure hai preferito prenderti una pausa per concentrare le tue forze in vista del nuovo album, in uscita prossimamente?
Non è esatto: nel frattempo ho pubblicato un libro di racconti, “Anatomia di Attimo” (Edizioni del Faro) che potete trovare sul sito dell’Editore o su Amazon. Tra l’altro il libro ha un aspetto musicale perché nell’aletta di copertina è contenuto un contenuto esclusivo, un QR-code che rimanda al video di una canzone con lo stesso titolo del libro e che riprende il concetto dell’Attimo da un’altra prospettiva. In sostanza è “un libro che suona”.
A proposito, prima di salutarci: quali saranno le caratteristiche che plasmeranno il nuovo long play? Ci saranno altri ospiti?
Il prossimo album sarà dedicato alle donne, ma non sarà un album con una sola chiave di lettura musicale anche perché gli LP monotono non mi piacciono: quindi ci saranno brani di impronta sociale accanto a canzoni d’Amore e ad altri, con un sound per me inedito. Siamo a buon punto ma dobbiamo ancora finire di registrare alcune canzoni.








