- per Antonio Contu'
- in Novità
- on 06/09/2024
È difficile trovare una collocazione musicale al trio bolognese Chinò e il mare, ma forse è proprio questo che rende tale band così affascinante: il loro “cantautorato obliquo e non convenzionale”, gemmato dalla mescolanza di indie-pop e post-rock, , li rende quasi un unicum nell’attuale mercato discografico.
Poche settimane fa è uscito “In balìa“, il loro EP di debutto: abbiamo chiesto al terzetto di raccontarci qualcosa in più su questo lavoro, sia a livello conoscitivo che compositivo.
Ciao ragazzi, benvenuti su Primo Ascolto.
Lo scorso luglio è uscito “In balìa”, l’EP che ha dato il via al vostro percorso artistico: vi siete prefissati delle aspettative a riguardo oppure pensate che, essendo un debutto, sia preferibile non averne?
“In balìa” è stato solo il primo passo di un lungo viaggio che vogliamo realizzare, di tante canzoni già scritte da condividere, di tanti live da voler fare.
Durante i primi approcci in sala prove avevate già in mente di proporre un progetto con queste caratteristiche, oppure è una scelta sorta successivamente? Magari qualcuno di voi proviene da un background diverso..
Tutti noi tre abbiamo sempre ascoltato e anche suonato musica di diverso genere. Ma in Chinò e il mare dall’inizio abbiamo ricercato consapevolmente un ambiente che ci riportasse all’intimità dei pensieri, una riscoperta dell’essenziale nel rapporto con il momento presente.
È stato complicato trovare un equilibrio tra sonorità acustiche ed elettroniche? È un passaggio che molti danno per scontato, ma in realtà richiede un lavoro accurato anche quando si tratta di affidarsi a delle ritmiche meno accondiscendenti come le vostre.
Ci viene spontaneo arricchire le sonorità con vari strumenti, sia digitali che analogici. L’arrangiamento nasce come una ricerca di suoni, anche in improvvisazione, come se avessimo il desiderio di esplorare quel che il brano stesso poteva voler dire. Poteva non essere necessario? Forse, per il principio che meno c’è e più è efficace l’ascolto. Ma ci sembrava che i brani avessero una folla di cose da dire.

Il sound, come detto, è peculiare, tanto quanto i testi: in alcuni frangenti mi avete ricordato qualche sfumatura dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Ci sono artisti nostrani che pensate possano aver effettivamente influenzato il vostro percorso?
Apprezziamo molto l’accostamento a un pezzo importante della scena indipendente. Di certo ci ha formato molto a livello di approccio quella scena di alcuni anni fa, quando indipendente non era un’etichetta ma la ricerca sonora. Le parole e il senso invece più spesso sono stati ispirati dai libri, dai movimenti sociali dal basso che immaginano alternative, dai pomeriggi a osservare il mare. Un momento importante che ci ha dato fiducia nel fatto che nella musica “leggera” potesse rientrare una modalità più poetica, più densa, del linguaggio è stato l’ascolto degli album di Lucio Dalla e Roberto Roversi.
A proposito dei testi, avete scelto di affidarvi a liriche che richiamano in più passaggi la natura. Che rapporto avete con essa?
In quei passaggi parliamo del desiderio di riacquisire una sensibilità all’ascolto. Come se tutto fosse vivo e fossimo circondati da onde che non riusciamo a sentire se non in momenti di straordinaria percezione. Così è per noi l’idea del mare, dunque la possibilità di sentire le onde e lasciarsi trasportare. Soprattutto vogliamo cantare l’urgenza e l’importanza di rispettarla, più di ogni altra cosa in questo momento.
Ultima domanda, prima di salutarci: c’è già qualcosa che bolle in pentola riguardante l’attività live per il prossimo futuro? Nei mesi scorsi più di qualcosa si è mosso, anche fuori Bologna e senza alcun lavoro sulle piattaforme…
“In balìa” ha avuto una risposta che ci rincuora molto. Siamo contenti che molti ci ascoltano per più volte e ci piace pensare che le canzoni stiano diventando parte di momenti di altre vite. Non c’è nessuna data già annunicata ma la pentola bolle. La prima sarà di certo a Bologna, dove abbiamo alcuni posti in cui siamo a casa. Nei prossimi mesi non ci aspetta che suonare dal vivo. Nel resto del tempo saremo chiusi in studio a registrare nuove storie. Siamo in balìa ed è solo l’inizio.
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