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Cimini: ‘Quando scrivo scaccio l’ansia ed entro in pace con me stesso’ [INTERVISTA]

“Al Karaoke non dico di no” e noi prendiamo Cimini alla lettera! Tutti pronti a cantare sulle note di “Pubblicità” e non solo! Tante sorprese durante questo Karaoke tour e anche qualche chiacchiera. 

Federico Cimini, classe ’88, cresce a San Lucido in provincia di Cosenza. Finito il liceo, parte dalla provincia “troppo stretta”, verso Bologna. Qui comincia la sua storia d’amore con la musica, una storia d’amore a tratti complicata, ma che ha portato ottimi frutti. 

Nel 2016 viene notato dall’etichetta Garrincha Dischi. Il 2017 è l’anno del primo singolo La legge di Murphy che spopola tra le playlist Indie-Italia, e tutti abbiamo canticchiato “Per la legge di Murphy/ sono tutti migliori di te” e se non lo avete fatto, tranquilli, non giudichiamo chi mente. 

Nel 2018 esce fuori l’album Ancora meglio e, post pandemia, torna nelle nostre cuffiette con l’album Pubblicità, ad aprile. 

Il 19 novembre è tornato sul palco milanese del circolo Arci-Bellezza, per il suo Karaoke tour, e ha raccontato a noi di Futura 1993 qualche curiosità sul suo ultimo disco. 

Hai detto che: «pubblicità il periodo di attesa, prima che ricominci il film. I 15 secondi tra una storia e l’altra, la voglia di cambiare canale o di skippare per vedere come va a finire. Io non amo molti momenti di ansia, riflessione perché mi mettono ansia.» Non è un po’ strano per uno come te che fa un lavoro per cui è necessario avere tempo per riflettere e mettere su carta le esperienze e le emozioni che vivi? Nel tuo processo creativo come si incastra questa cosa dell’ansia? 

Purtroppo, sì sono una persona ansiosa. Quindi quando mi capita qualcosa di simile a un’attesa, allora quello diventa per me un motivo di ansia, qualcosa che vorrei skippare, come la pubblicità in un film o l’attesa di un treno. Il mio processo creativo, infatti è tutto il contrario: non ho la pazienza di mettermi lì, in un tempo prestabilito, a scrivere una canzone, questo non ce l’ho mai avuto, ho la necessità. Io esco da me stesso ed entro in un mondo particolare, dove c’è una voce che mi comanda mi fa e mi fa scrivere. Questo momento qui è tutt’altro che un momento di pausa, come può essere quello della pubblicità. Nel processo creativo il mondo invece tutto va veloce, il mondo mi esplode addosso e allo stesso tempo si appiattisce e quindi entro in una fase diversa. Anzi forse è l’unico momento in cui non mi sento una persona ansiosa, è un momento in cui mi trovo a fare pace con me stesso. è la chiave per entrare in un mondo più tranquillo.

Quindi non hai un “metodo” di lavoro, nel tuo processo creativo. È una cosa unica ogni volta?

Direi: Culo. Non riesco ad avere un metodo l’altro giorno l’ho scritto nella canzone in un quarto d’ora, un anno fa ho scritto Scusa in un mese. Cioè è strana, sta storia, ogni volta è diverso, da canzone a canzone.  Molte canzoni nascono quando sono in doccia, che è anche una metafora della vita, no? Quando non puoi scrivere, ti vengono canzoni che poi dimentichi, appena metti un piede fuori dalla doccia. Non è forse questa la legge di Murphy? Cosa può andare male? La situazione peggiore mi apre la mente in una maniera fantastica. A volte tutto il resto è dato dal caso che, ma anche noi nasciamo dal caso, quindi non la prendo come una cosa sbagliata. 

Nell’album Ancora meglio chiudi con il brano Sabato sera, mentre l’album Pubblicità termina con il brano Domenica mattina e ovviamente non è un caso. I due album riflettono la tua crescita personale e artistica. In qualche modo questi due brani rappresentano il filo rosso che li lega? 

Certamente. I due album sono molto diversi tra di loro, il primo album è stato scritto, per molti aspetti, più di getto. Il secondo è stato scritto in maniera più riflessiva. Quando ho scritto il primo disco, ero davvero molto arrabbiato e molto triste. Quando ho scritto Scuse ero arrabbiato in maniera diversa, quando ho scritto il disco Pubblicità ho elaborato la rabbia in maniera diversa, forse perché iniziavo a capire come funzionavano i giochi. 

Quando ho scritto Sabato sera pensavo alla mia vita da studente fuori sede, quando abitavo nella periferia di Bologna e spesso passavo i sabati sera con tanta voglia di uscire, ma poi restavo a casa a guardare la tv. Ho deciso di raccontarlo in quella canzone, che a sua volta è stata metafora no di quel mio momento. 

Domenica mattina invece è il me di oggi, proiettato al futuro. Il me trentenne si guarda avanti, ma si guarda anche alle spalle, pensando anche al presente e mi chiedo: “Ma è stato giusto cambiare così rispetto a quando ero ragazzino?” 

Quindi il sabato sera è un punto di partenza, ma adesso che domenica mattina invece come la analizzo la mia vita? 

Domenica mattina, invece, è metafora di un hangover. La domanda è “ma ora che mi sono sbronzato nel sabato sera della mia vita, adesso cosa c’ho dei rimorsi oppure sono tranquillo? Mi pento di quello che ho fatto oppure ho detto, però mi sono divertito e vaffanculo?” 

Adesso che sono passati dieci anni da quando mi sono trasferito, allora mi chiedo se tutti i cambiamenti che ci sono stati nella mia vita sono stati giusti? È la prima canzone in cui faccio analisi evolutiva. 

In questa analisi però non trovi una conclusione.

Mai, e meno male! Non so se sia giusto, ma io sono così, sono il cantante del dubbio. Un po’ esistenzialista.

A proposito di “cantante del dubbio”. Nei tuoi testi sfiori spesso l’argomento del disimpegno politico, che attanaglia la nostra generazione. In Truman Show parli dei giovani che si distraggono dalla vita, grazie alla pubblicità. Che non vivono davvero la vita, perché convinti di vivere dentro al Thruman Show. Però, essendo tu il cantante del dubbio, a volte sembra che manchi l’invito all’azione. Talvolta sembra che il tuo giudizio sia il giudizio sospeso. Cosa ti piacerebbe suscitare in chi ti ascolta? 

Penso sinceramente che il “non esporsi” sia stato un problema della musica italiana. Nei miei testi io mi espongo molto. A volte attraverso dei messaggi nella bottiglia, a volte più chiaramente. Ho sempre voluto parlare di sociale: La legge di Murphy non è una canzone d’amore, è una canzone sociale. Scuse è una canzone sfacciatamente sociale e lì mi espongo tanto a livello politico. 

Certo, io non posso dare la soluzione, posso dare il mio parere, la mia visione del mondo, a chi mi ascolta, in modo tale che almeno possa essere collocato in una scala di valori.  Ho dei miei valori e delle idee politiche: aono un pacifista, sono a favore della libertà di espressione, della libertà sessuale e della libertà di genere. Spero di essere capito di volta in volta e sì, spero che il seguito del mio pubblico sia quello di attivarsi in questo senso. Una cosa che mi rattrista è constatare che,  ancora oggi, questi valori non si diano per scontati, quello che oggi vediamo come futuro, in realtà dovrebbe essere già presente. 

A proposito di politica, nel brano Tirreno parli chiaramente di migrazione. Un “movimento” che accomuna sia chi fugge in cerca di una vita migliore, per motivi gravi come la guerra, sia chi, come te, sente “la provincia stretta”?  

Non dico chiaramente che si parla di emigrazione, però se io fossi stato bene nella mia terra, la Calabria, non sarei scappato. Questo credo sia proprio quello che vivono tutte le persone che emigrano, per vari motivi, a volte molto gravi come la guerra. Anche questo ragionamento, che dovrebbe essere scontato, non è chiaro a tutti, e questo non è giusto. A questo si lega tantissimo anche il concetto di presente, di futuro. Ma purtroppo, a volte penso che viviamo con un piede nel passato. Io sono un immigrato che è stato chiamato terrone. Penso che ognuno sia terrone di qualcun altro. Tutti quelli che scappano da qualcosa hanno bisogno di libertà, hanno bisogno di vita. 

Invece, a proposito del concetto di Casa: il fatto di avere due case, due posti del cuore,  tra il tuo paese in Calabria e Bologna, ti fa sentire sempre con un pezzo di cuore da un’altra parte, rispetto a dove sei?

Io ho avuto una fortuna: di essere stato incollato dalla musica. Quando sono andato via dalla Calabria e sono arrivato a Bologna, ho capito che mi mancava la Calabria. In qualche modo quando torno in Calabria, capisco che mi manca Bologna, perché mi ha adottato e io mi sono innamorato di questa città che mi ha accolto. Per me è come se fosse una partita a tennis. Le sensazioni che mi porto dietro ogni volta, mi ispirano. Mi fanno vivere esperienze diverse e contrastanti che mi portano a scrivere. È una roba che quindi mi apre abbastanza mondi e immaginari sempre nuovi. Quindi ecco: forse, viaggiare, stare in case diverse mi toglie quell’ansia che mi porto sempre dietro.

A cura di Agnese Ialuna 

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