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CINQUE CHIACCHIERE CON… ARCESE

A poco meno di un anno dall’uscita del primo singolo assoluto “Insonnia” Giacomo Beccucci ci presenta il progetto Arcese, del quale è unico autore e pragmatico leader.

Buongiorno! Difficile reperire sul web qualche info sul progetto Arcese: lasciamo dunque spazio alle presentazioni.

Arcese nasce da una mia esigenza di scrivere, di mettermi davanti ad uno specchio e passare del tempo ad ascoltarmi. Ho scritto i primi pezzi come credo facciano tanti, per gioco, per sfogarmi e stare bene. Poi ho rotto la barriera dell’introspezione, ho fatto sentire alcuni pezzi ad amici e da li è partito Arcese come “progetto musicale”.

 

Nonostante tu sia agli inizi la parte produttiva dei lavori risulta molto curata, oltre che variegata: è farina del tuo sacco oppure ti stai affidando a qualche producer navigato?

Nel mio cammino ho avuto la fortuna di conoscere Duck Chagall, che è diventato produttore artistico del progetto e non finirò mai di ringraziarlo. Con lui abbiamo lavorato molto e ci ha permesso di sofisticarci, di uscire dal mio prodotto “fatto in casa”.

 

Cosa ispira maggiormente la creatività del progetto Arcese? L’introspezione o le storie di vita vissuta?

La vita vissuta da sicuramente l’input di partenza, ma ogni immagine, ogni scenario è sempre filtrato da un percorso di rielaborazione, di ascolto, di digestione interiore. Ad esempio Insonnia è la mia risposta alla quotidianità che corre veloce e che toglie il fiato. Una risposta leggera, naïve, che descrive un pezzo del mio carattere. I ritmi sociali sono sempre più incessanti, le aspettative molto alte, ed attenzione che non parlo di aspettative esterne, anzi molto spesso sono proprio quelle che vengono da dentro che ti danno da fare di più. Questo ti porta a buttarti a letto la sera con il cervello che frulla ancora, che mixa paure, angosce, incazzature ma anche cose belle come l’amore, la passione, i progetti che fanno bene al cuore. Insomma, ti ritrovi in questa situazione: devi dormire per tenere il ritmo del giorno che verrà, ma la tua testa ha altri progetti, e più provi a trovare soluzioni più queste soluzioni si rivelano superflue…perché l’unica arma è l’ascolto, e l’ascolto richiede tempo…e il tempo ti toglie il sonno.

 

Capitolo attualità, purtroppo legato alle conseguenze del Covid19: come ti sei rapportato con il lockdown conseguente alla pandemia?

Gli obiettivi pre-COVID erano di finire il disco e di preparare un Live Show adeguato per girare quest’estate e crearci un seguito. Personalmente ci tenevo molto; viviamo uno scenario musicale dove gli artisti che provano a venire fuori sono tanti, ed era come se sentissi che sarebbe stata un’estate decisiva per me e per il progetto. Però ti devo dire che vedo il lato positivo. Ho avuto i primi contatti con etichette che si sono mostrate interessate a quello che faccio ed ho provato grande gratitudine. Ho avuto tempo per suonare, per lavorare sulla mia scrittura e sul mio sentire. E in ultima (ma molto importante) sono stato tanto con la mia famiglia, con la mia compagna e mia figlia, che è nata in pieno periodo COVID.

 

Ad oggi la tua discografia è composta solamente da due singoli, tra l’altro piuttosto diversi tra loro: cosa bolle in pentola nel futuro di Arcese?

Tante cose. L’album “fatto in casa” è pronto, l’idea è quella di spendere quest’estate per terminarlo in studio con Duck. Mi piace pensare che la nostra musica sia una continua tensione tra momenti dissacranti, che ti fanno venir voglia di muovere la testa, e momenti più riflessivi dove ti scavi dentro e ti emozioni. E’ uno scontro vivo che riflette poi quella che è la nostra quotidianità e mi piaceva molto riprodurlo nel disco, perché mi sembra che mantenga alto il livello di autenticità, e questo per me risulta nodale.

 

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