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CINQUE CHIACCHIERE CON… EDOARDO BORGHINI

Abbiamo scambiato le nostre consuete cinque chiacchiere con Edoardo Borghini, cantautore livornese che ha appena pubblicato il nuovo singolo “Sei”.
 
Ciao Edoardo,
le originali sonorità utilizzate nelle tue release più recenti hanno la capacità di coinvolgere l’ascoltatore fin dalle prime battute: pensi che le tue peculiarità possano attualmente essere catalogate sotto un definito genere musicale?
 

Innanzitutto grazie per il tuo apprezzamento. Sinceramente non ho mai pensato di catalogare la mia musica. Credo che inserirla all’interno di un genere sia una sorta di salvagente per l’ascoltatore ma, allo stesso tempo, crei delle barriere e dei limiti. Quando scrivo lo faccio senza alcun tipo di vincolo.

Le interpretazioni dei tuoi brani hanno uno stile quasi recitativo, comunque supportato da un livello vocale qualitativamente apprezzabile: a chi s’ispira Edoardo Borghini?
 

Ascolto molta musica senza volermi ispirare a qualcuno in particolare. Come hai ben notato lo stile recitativo/teatrale è molto presente nei miei brani: sicuramente l’ascolto del teatro canzone ha avuto un’influenza sulla mia parte creativa.

Il tuo stile cantautorale è mutato molto se rapportato ai lavori precedenti: a cosa è dovuta questa svolta?
 
In “Fumare per noia” scrivevo in base a quello che mi influenzava, in quel preciso momento, sia dal lato artistico che da quello sociale . Era il 2014 e avevo un’altra produzione alle spalle. Nel mio progetto attuale, che include i brani “Dudu” e “Sei”, parlo sempre di ciò che mi influenza ma in maniera meno esplicita rispetto al passato. Direi più ermetica ma, allo stesso tempo, più ironica.
 
Sono passati ben sei anni dall’ultimo progetto inedito esteso: proseguirai a pubblicare singoli per valutarne l’impatto mediatico oppure hai in cantiere qualcosa di più rilevante?
 

Vorrei far uscire un EP o un mini album per stamparlo fisicamente. Sembrerebbe una scelta anacronistica ma credo che la musica si debba anche “toccare”.

Per concludere affrontiamo il lato pratico più apprezzato dai musicisti, ovvero l’attività live: in tempi di coronavirus quanto è e quanto sarà penalizzata, nel breve e lungo termine, la musica dal vivo?
 
Sicuramente l’attività live, oltre che a dare maggiori guadagni economici, è l’aspetto che dà più soddisfazioni in termini artistici: essere a contatto con il pubblico e far ascoltare ciò che hai composto non ha prezzo.
Il prezzo invece che la musica dal vivo sta pagando in questo momento è molto alto: pochi live e limitati (giustamente) dalle norme igienico / sanitarie. Di conseguenza la rete è invasa da nuove proposte musicali che finiscono in un grosso calderone e i (pochi) progetti interessanti faticano inesorabilmente ad emergere. 

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