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Cinque chiacchiere con… Fabrizio Ganugi

Abbiamo intervistato il cantautore toscano Fabrizio Ganugi, fuori da pochissimi giorni con il nuovo singolo “Mongolfiera” che va ad impreziosire il suo nuovo percorso artistico da solista.

Ciao Fabrizio, e benvenuto su Primo Ascolto.
“Mongolfiera” è fuori da pochi giorni, ed essendo un pezzo strettamente legato alla pandemia non poteva uscire in un momento migliore, considerata l’attuale evoluzione epidemiologica: quanto ha inciso complessivamente l’avvento del Covid sul tuo percorso artistico?

Ho pubblicato il primo singolo dell’EP il 6 marzo 2020, quattro giorni prima del lockdown nazionale. Non dico altro. Però questo ultimo anno e mezzo, fra uno sbalzo umorale e l’altro, è stata un’opportunità per studiare musica.

Tra i molteplici significati di “Mongolfiera” si percepisce, in primis, il tangibile bisogno di ritorno alla normalità: cosa ti è più mancato in questo ultimo anno e mezzo?

Semplicemente suonare dal vivo.

Quello intrapreso recentemente è il tuo primo progetto da solista, dopo essere stato impegnato per 15 anni in una band (i Fantasia Pura Italiana): da cosa è nata questa tua esigenza artistica?

Ho scritto la mia prima canzone a quattordici anni e non ho mai smesso. Prima lo facevo in un modo, adesso in un altro. L’importante è trovare sempre la giusta chiave espressiva del proprio presente.

I tuoi brani sono caratterizzati da uno stile cantautorale piuttosto peculiare, sicuramente più affascinante se confrontato con i testi degli artisti più mainstream: hai qualche particolare modello d’ispirazione?

I miei principali modelli di ispirazione sono il cantautorato classico italiano, la scena new soul contemporanea americana, la world music, la musica popolare brasiliana e i cantautori odierni non prettamente indie. La poetica che cerco di esprimere è un messaggio di rinascita, un disagio che fiorisce.

Chiudiamo l’intervista dando uno sguardo ai tuoi progetti futuri: la ormai prossima pubblicazione del primo extended play sarà accompagnata da un’attività live?

Assolutamente sì. Ho lavorato ad uno spettacolo live con un trio, composto da Alessio Falcone al pianoforte e Emanuele Bonechi alla batteria. Se non ci richiudono, si vola!

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