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Cinque chiacchiere con… Francesco Aubry

Abbiamo intervistato pochi giorni fa il cantautore campano Francesco Aubry, fuori dalla scorsa settimana con il nuovo singolo “Novecento“. 

Ciao Francesco, e benvenuto su Primo Ascolto.
Ti ritroviamo nuovamente sul mercato discografico a solamente due mesi di distanza dalla tua release più recente, “D.N.A.”: scelta strategica o forte bisogno di esternare la tua verve creativa?

Ciao e grazie a voi per l’intervista.
La scelta di uscire subito è dovuta alla quantità di materiale e demo che ho nel cassetto, voglio pubblicare l’EP a Novembre per evitare che i pezzi “invecchino”, sono in continua evoluzione e dal mio punto di vista queste canzoni rappresentano la mia scrittura di almeno un anno fa se non di più.

Nel tuo nuovo singolo, “Novecento”, sfoggi un sound contaminato da ritmiche velatamente retrò, mentre nel testo dai spazio a molti nomi noti che sono stati il simbolo dello scorso secolo: nel plasmare il brano ha pesato maggiormente il tuo lato più nostalgico o il desiderio di omaggiare?

Direi il desiderio di omaggiare un periodo storico ricco di personaggi irripetibili nel contesto di oggi. Questa canzone è un po’ la mia personale chiamata alle armi dei “Boomers”: in un contesto social dove sono le nuove generazioni a dominare credo che siano comunque in tanti a riconoscersi in “Novecento”.

Negli ultimi brani è uscita la parte un pò più malinconica di Francesco Aubry, anche se “Novecento” è comunque caratterizzata da una sottile ironia di fondo: c’è da aspettarsi una svolta nel mood dei prossimi brani o manterrai questo filone?

Nella mia musica si esprime in maniera sincera tutta la mia personalità che è fatta proprio come una medaglia con due lati molto differenti. In certi contesti emerge il mio lato più ironico e giocoso ma molte persone che mi conoscono potrebbero giurare che sono introverso e malinconico. Le canzoni dell’EP e quelle future non seguiranno un filone ma ci sarà sempre un’alternanza che rispecchierà il mio carattere e il mio modo di scrivere.
Anzi direi che proprio i pezzi dell’EP mostreranno come mai prima questa duplice indole.

A proposito di prossimi brani, ti pongo una domanda fondamentale: quali sono i tuoi obbiettivi artistici a breve termine? Sono già passati più di due anni dal tuo debutto discografico con l’album “Lontano da qui”…

Innanzitutto l’EP sarà il primo vero tassello importante nella mia carriera, figlio di una consapevolezza che non potevo avere due anni fa (e si sente molto in quell’album fatto di idee anche valide ma ancora inevitabilmente acerbe).
Poi voglio iniziare a lavorare molto sui social e sul personaggio che voglio rappresentare avendo ben compreso quale sia il mio target di potenziale pubblico anche in previsione di proporre i miei pezzi in live.
Infine svilupperò nuove idee già abbozzate e altre solo pensate, e un peso nelle scelte lo avrà il modo in cui i followers reagiranno ai diversi pezzi dell’EP, anche se poi alla fine la mia è una scrittura quasi sempre frutto di ispirazione e non studiata.

Prima di salutarti ci piacerebbe sapere il tuo parere sull’attualità, considerato il tremendo contraccolpo subìto dal settore musicale a causa del Coronavirus. Mahmood in una recente intervista ha dichiarato di sentirsi abbandonato dalle istituzioni, hai anche tu la sensazione che si sarebbe potuto gestire il tutto in una maniera migliore?

Onestamente credo che ci siano molti modi di esprimersi  artisticamente e se fossi un big in questo momento non me la sentirei di fare pressioni per tornare ai live rischiando di giocare con la pelle delle persone. Bisogna saper aspettare e non ho dubbi che al momento giusto potremo tornare ad una attività di concerti come in passato anche se con maggiori precauzioni.

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