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Cinque chiacchiere con… Jo Brown

Abbiamo Intervistato Jo Brown, 34enne cantautore nato in Svizzera ma di origini salentine che ha pubblicato sulle principali piattaforme social il nuovo singolo “Liberi”, preludio di un progetto più esteso che vedrà la luce quest’anno. 

 

Ciao Jo, e benvenuto su Primo Ascolto.
“Liberi”, il tuo nuovo singolo, è anche il primo brano interpretato in
lingua italiana: lo consideri un esperimento, un punto di svolta o la
normale evoluzione del tuo percorso artistico?

Faccio una piccola premessa: “Liberi” è un brano che ho composto nel 2008 e fu realizzata
una prima versione nel 2010; con questa versione insieme ad altri brani provai a bussare
alle porte delle major. Riuscì a fare ascoltare i miei pezzi ai direttori artistici/ A&R manager
di allora (Marcello Balestra per Warner, Roberto Mancinelli per Sony e Dino Stewart per
BMG). Tutti mi dicevano che Liberi era un pezzo carino, che avevo una voce particolare e
mi auguravano buona fortuna. Alla fine conclusi ogni volta con un nulla di fatto. Provai
persino a presentarmi in Sugar da Caterina Caselli, dove non mi venne nemmeno data la
possibilità di lasciare un mio cd. Poi quando sono partito con questo progetto si pensava
di fare uscire “Liberi” come primo singolo, ma l’arrangiamento ancora non mi convinceva. E
allora decidemmo di uscire con “Mr.Brown”, che era praticamente pronta. Ad ogni modo
“Liberi” è stato scelto come quarto singolo dalla mia etichetta. Fosse stato per me sarei
uscito con un altro brano. Non sono assolutamente pentito della scelta, ma ero stufo di
questo brano. Sono 10 anni che mi tormenta e in qualità di artista le mie orecchie erano
ormai sature di sentirlo. Sicuramente usciranno altri brani in italiano, ma non so ancora se
rimarrò fedele a questa scelta.

Abbiamo ascoltato la tua discografia recente, e nonostante sia evidente
la tua proclività sperimentale emerge forte la tua attitudine soul e R’n’B:
a chi s’ispira maggiormente Jo Brown?

Sono sempre stato un ascoltatore particolare. Ho amato tutti i generi musicali e possiedo
vinili, cd e musicassette di gran parte della discografia mondiale. A casa mia si è
ascoltato di tutto. Poi esiste l’istinto musicale e compositivo, che mi porta inevitabilmente
a preferire magari gli artisti della musica black come Michael Jackson, James Brown,
Stevie Wonder e anche i più recenti Sam Smith, Bruno Mars o The Weeknd.

A breve è prevista la release del tuo primo album ufficiale, “I’m Italiano”.
Raccontaci qualcosa in più dell’album.

Inizialmente doveva uscire alla fine del 2020 e intitolarsi “Hello Mr.Brown”. Avevamo
realizzato 8 brani di cui solo tre in italiano. Con il lockdown forzato e il posticipo del disco
abbiamo realizzato altri due brani in lingua italiana. In questo modo il disco è diviso a
metà, ovvero una parte in inglese con uno stile più soul/rn’b e un altro in italiano con una
faccia più pop leggera: è da qui che ho ragionato su un titolo metà in inglese e metà in
italiano, e quindi sono arrivato alla conclusione di intitolarlo proprio “I’m Italiano”. In
questo modo ribadisco che nonostante il mio essere nato all’estero e il mio nome d’arte
inglese, resto comunque un artista made in Italy. Qualcuno all’inizio, chiedeva alla mia
etichetta se fossi persino americano.

  

Quanto è importante avere il supporto di una label nel tentativo di
emergere? Il tuo incontro con Rod Mannara di Megadischi pare abbia
finalmente indirizzato il tuo percorso discografico, nonostante il tuo
curriculum evidenzi comunque una rispettabile gavetta.

Io e Rodolfo ci siamo capiti sin da subito. Lui mi disse che avevo una voce particolare, ma
non mi mandò via. Anzi, lavorammo per più di un anno con molti mesi in stand-by per
capire quali canzoni del mio repertorio potessero essere valide per un lancio discografico.
Il conflitto inglese o italiano fu forte e necessitai di fermarmi per un breve periodo. In quei
mesi mi interrogai su chi fossi e che cosa volessi diventare nel campo artistico. Decisi che
dovevo rischiare e proporre pezzi come “Smile” o “Mr.Brown”. Credo però… che senza
Rodolfo o Federica (la mia live coach) e il duro lavoro di Megadischi non sarebbe stato
facile mettere realmente a fuoco questo progetto. Qualsiasi artista senza le persone
giuste rischia di perdersi.

Ultima domanda, prima di salutarci: cosa si aspetta da questo 2021 Jo
Brown? I feedback sui tuoi primi singoli lasciano trasparire un certo
interesse riguardo al tuo futuro…

Spero di completare quest’opera prima con l’uscita del disco e di promuoverla il più
possibile anche con qualche mini live. Dopodiché, tornerò in studio a fine anno per
registrare il mio secondo album. Difatti, oggi prima si esce con una serie di singoli e per
finire con un disco intero, quindi è anche normale subito dopo pensare al seguito. Ho
iniziato a scrivere dei nuovi pezzi, che piano piano stanno prendendo forma. Sono in una
fase embrionale e necessitano di una lunga gestazione per il momento: alcuni testi sono
nati da alcune bozze di due anni fa, che custodisco nel mio diario personale.

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