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CINQUE CHIACCHIERE CON… LUCA FRANCIOSO

In occasione dell’uscita del suo primo singolo da interprete, “Me Stesso”, abbiamo fatto quattro… anzi, cinque chiacchiere con Luca Francioso: chitarrista, compositore e scrittore, con alle spalle un’ enorme attività produttiva (e non solo discografica). 
 
 
 
Buongiorno Luca, finalmente “Me stesso”, il tuo primo singolo da interprete, ha visto la luce. Quali sono le tue aspettative in merito? 
 
Se ti riferisci alle reazioni di chi ascolterà il pezzo, nessuna. Dico davvero. Non affido mai felicità e gratificazione all’instabile meteorologia del consenso, poiché non si è mai abbastanza lucidi di fronte alle mareggiate emotive dei commenti, fossero anche tutti benevoli. Ne parlo anche nella canzone. Esiste piuttosto un’aspettativa ben più intima, un auspicio a due vie, ovverosia il desiderio di dare sempre il massimo, tallonando perfezione e bellezza nonostante l’inevitabile impossibilità di raggiungerle, e la speranza che il progetto percorra quanta più strada possibile una volta pubblicato. È accaduto anche per “Me stesso”: ho lavorato alla canzone per cinque anni, certamente non di seguito, ma con ostinazione, tornandoci sopra più e più volte per perfezionare ogni aspetto, alla costante ricerca della massima ottimizzazione di tutti i dettagli. I progetti in effetti non si finiscono, si abbandonano, poiché si potrebbe andare avanti all’infinito a rifinirne le minuzie. Così, dopo l’ennesima revisione, ho deciso che era arrivato il momento di farlo uscire e di lasciarlo al suo viaggio. Adesso viene il bello: devo seguirne la scia, ovunque mi porti!
 
La musica e la chitarra sono da sempre il tuo canale preferenziale utilizzato per esprimerti. La scelta di cimentarti nel canto certifica il tuo bisogno di uno sfogo alternativo?
 
Certifica certamente ed esclusivamente il costante desiderio di mettermi in gioco. È un esercizio a cui mi dedico da sempre, tracciando nel tempo un bizzarro percorso zigzagato: ho frequentato il liceo artistico perché volevo dipingere mentre scrivevo canzoni perché volevo fare il cantautore, dopodiché mi sono iscritto a “Lettere e Filosofia” perché volevo fare lo scrittore mentre studiavo chitarra perché volevo fare il musicista. A ogni desiderio facevo una nuova esperienza e a ogni esperienza alimentavo un nuovo desiderio: ho disegnato, ho composto canzoni, ho scritto libri e ho suonato. Poi, per un lungo periodo, affascinato dal suono della chitarra acustica e dalla potenzialità della tecnica del fingerstyle, mi sono dedicato alla musica strumentale, senza tuttavia rinunciare alla forma canzone, affidata all’occorrenza alla voce di amici cantanti. Esistono però concetti che non è possibile celare tra le note di uno strumento, cose che vanno dette, parole che vanno cantate. Così è stata quasi un’esigenza dar voce ai versi di “Me stesso”: nessun altro a parte me avrebbe potuto cantarli.
 
Nei giorni più vicini all’uscita del tuo singolo abbiamo percepito il tuo forte entusiasmo per questa nuova avventura: una reazione che ci ha molto colpito, più che altro per la tua esperienza pluriventennale nel mondo della musica. Consideri “Me stesso” l’inizio di una carriera parallela alla tua precedente, oppure il suo naturale proseguimento?
 
No, nessun percorso parallelo, bensì un naturale, direi quasi inevitabile, proseguimento di un’unica traiettoria. Non sono un vocalist e di certo non ambisco a diventarlo, ho semplicemente usato la voce perché ne ho sentito il bisogno: c’erano cose da dire e non c’era altro modo per dirle. Dovessi avvertire nuovamente tale urgenza ne farò di nuovo uso, sempre con la medesima passione. L’entusiasmo non è un atteggiamento che riservo a determinate produzioni, ma è una spinta che metto in gioco sempre, a ogni occasione, piccola o grande che sia. Dovesse venire meno l’entusiasmo, credo che smetterei subito di occuparmi di arte.
 
Cosa ci dobbiamo aspettare dopo “Me stesso”? Intendiamo sia a livello produttivo che a livello di live.
 
Non ne ho la più pallida idea. Più volte mi sono sforzato di dare una risposta che avesse un senso a quesiti come questo, con cui di consueto si concludono le interviste, provando a immaginare scenari a breve o a lungo termine, ma la verità è che lavoro sempre a tantissime idee contemporaneamente e non so mai a quale darò la priorità. Anzi, il più delle volte è un’idea a prendersi la scena e a pretendere priorità, e generalmente non avvisa! Posso certamente affermare che le idee non mancano e che finché mi divertirò darò tutto me stesso per portarle a compimento.
 
Chiudiamo con un piccolo riferimento all’attualità, difficilmente ignorabile in questo periodo: come stai vivendo l’emergenza Coronavirus? Quanto pensi che ne risentirà il mercato musicale?
 
Devo ammettere che sto facendo fatica a farmi un’idea precisa su quanto sta accadendo. Sono confuso e sgomento. Così come fatico a fare riflessioni sul mercato musicale, poiché l’intero scenario di vita è in balìa di troppi fattori, oltretutto dannatamente sconosciuti e mutevoli. Leggo che in tanti hanno risposte definitive in merito, io ammetto invece di essere un po’ smarrito, benché a volte finga di avere la situazione sotto controllo, specie con i miei bambini (e anche un po’ con me stesso). Provo a fare la mia parte, lasciando stare per un attimo i “secondo me” e i “a mio avviso”, e cerco di prendermi cura della mia famiglia. Io credo sia il momento di adattarsi e di mettere in gioco la nostra creatività, non solo per sopravvivere al virus, ma per farsi trovare pronti quando tutto sarà finito.
 
PER APPROFONDIRE LA CONOSCENZA DELL’ARTISTA, VI INVITIAMO A VISITARE IL SITO WWW.LUCAFRANCIOSO.COM

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