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CINQUE CHIACCHIERE CON… NAPODANO

A pochi mesi dall’uscita del suo primo album “Sarà la libertà”, edito per l’etichetta Street Label Records, abbiamo scambiato quattro… anzi cinque chiacchiere con Napodano, artista indie capitolino ma da tempo trapiantato in Belgio.

Ciao Daniele, benvenuto su Primo Ascolto.
Abbiamo spulciato la tua bio, e ci ha ovviamente sorpreso questo tuo feeling con i roditori, utilizzati come comparativi in un contesto sociologico nella traccia di chiusura dell’ album. In questa quarantena forzata ti stai sentendo più schiavo (delle regole) o più ratto?

Ovviamente più Ratto! Loro non sono schiavi delle regole ma fanno il bene della colonia. Se ad oggi il bene è rappresentato dal restare in casa e dal seguire le norme raccomandate dai loro rappresentanti, lo fanno in nome del rispetto per la comunità.

Il tuo stile cantautorale ricerca la fusione tra melodie leggere e testi densi di significato: chi consideri la tua più grande influenza musicale?

La storia della musica ci ha insegnato che la semplicità funziona; i Beatles rendevano di facile ascolto anche gli arrangiamenti più complessi, restando comunque enigmatici e accattivanti, così come un testo di De Gregori sapeva toccare il cuore e l’anima pur appoggiandosi a delle musiche mai astruse.

Viaggiando molto ti sarai certamente trovato di fronte a diverse realtà: a livello artistico credi che gli italiani abbiano da imparare qualcosa rispetto, ad esempio, al tuo attuale stato di residenza?

Purtroppo la prima risposta che mi viene in mente è la più cruda: le pa..e!
In Italia non abbiamo saputo mantenere l’importanza del ruolo dell’artista, svendendoci e rinunciando ai nostri diritti più basici. Io come musicista all’estero pago le mie tasse, dichiaro serate e lezioni, sono un libero professionista a tutti gli effetti, ma posso farlo perché i musicisti si sono tutelati con delle associazioni e dei sindacati; fanno rispettare il loro status con dei cachet adeguati e anche quelli che si esibiscono in strada hanno il loro tesserino e le loro regole. Non posso parlare per tutti, è normale, ma per la grande maggioranza funziona così. Essere musicista è una passione ma è anche un lavoro, e come tale deve avere la sua dignità.

Quali ripercussioni credi possa avere la pandemia sul mondo della musica in generale?

Pensando in maniera razionale rispondo che i concerti annullati, le scuole di musica chiuse e tutte le manifestazioni rinviate mettono un freno al nostro lavoro, ma se volessi essere ottimista posso dire che è un’occasione per comporre, studiare e preparare con calma delle belle cose in vista di quando si ricomincerà a suonare!

Sono passati circa cinque mesi dall’uscita del tuo album d’esordio: hai già nuova musica in cantiere o ti stai più concentrando su un’auspicabile prossima attività live?

Non smetto mai di scrivere e produrre, ancora non mi sono imbattuto in nessun blocco dello scrittore, quindi di nuova musica ce n’è sempre. A tale proposito a maggio uscirà (per Street Label Records) un nuovo singolo che si chiama “Maledetti anni ’80”, che è entrato di forza tra le mie creazioni preferite! Vi consiglio caldamente di ascoltarlo quando uscirà. L’attività live era appena cominciata poco prima del blocco forzato, quindi alla fine di questa quarantena mi troverete pronto sui blocchi di partenza!

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