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Cinque chiacchiere con… Pandem

Abbiamo intervistato Andrea Turchi alias Pandem, cantautore toscano che ha pubblicato da poche settimane il nuovo singolo “Panda no bamba“, disponibile nei principali digital stores.

Ciao Andrea, e benvenuto su Primo Ascolto.
La tua discografia, anche se breve, è piuttosto variegata: sei partito con una sorta di storytelling cantautorale ed impegnato (“Il Marinaro”), passando poi ad un brano in lingua francese (“Le chat de Gouttière”), per giungere con “Panda No Bamba” all’utilizzo di sonorità tendenti al reggae con un testo più sarcastico.
A cosa è dovuta questa continua sperimentazione?

Questa sperimentazione è dovuta dalla varietà delle emozioni che percepisco è voglio trasmettere nel mio essere umano.
Le mie influenze musicali sono molto varie, principalmente unite dal ritmo, quindi attingo ad una o un’altra a seconda della natura della canzone.
Mano a mano che altri pezzi saranno prodotti, i miei principali filoni si profileranno e saranno più identificabili. Inoltre ho bisogno di dimostrarmi costantemente di saper parlare linguaggi musicali diversi, dando allo stesso tempo una coerenza artistica al progetto, e giustificando queste derapate di stile.

Nel testo di “Panda No Bamba” fai riferimento a delle precise località della Toscana, legate probabilmente alla tua infanzia ma anche al tuo presente: i cinque anni passati recentemente in Francia hanno scalfito l’attaccamento alle tue origini, oppure hai sentito la mancanza di Grosseto e dintorni?

Domanda chiave, ragazzi!
Sono andato in Francia per decostruire la mia persona, svincolarmi da schemi culturali, familiari, linguistici, relazionali, così da poter vedere il mondo con i miei occhi.
La relazione alle mie origini è stata controversa, l’ho rifiutate, dimenticate, sminuite, riscoperte, rispettate ed infine accettate, passando per delle difficili crisi di identità. Adesso vivo a Grosseto, mia città natale e per guadagnarmi da vivere faccio l’apprendista falegname in un paese limitrofo. Adesso se resto è per scelta, non per obbligo. Non sono incastrato qui, grazie alle mie esperienze potrei vivere ovunque, e sono libero di scegliere. Questa eradicazione mi da uno sguardo fresco e aperto sul mio territori, mi sembra di essere uno straniero che scopre un nuovo paese.

Nel testo del tuo nuovo pezzo viene proposta una velata (e sarcastica) critica ai cliché che attualmente ci vengono imposti dalla società moderna e dalle nuove tendenze, anche musicali: a proposito di questo, cosa ne pensi dell’attuale mercato discografico comandato da release principalmente di stampo rap?

La musica è uno dei settori artistici più influenzati dalle logiche industriali/capitalistiche, il risultato qual’ è?
Una noia mortale!
Artisti con zero audacia, presi e messi lì dopo essere stati selezionati tramite accurate analisi di mercato, rischi zero, innovazione zero, stile zero, contenuto zero, e tutto convincendo ed educando il pubblico ad accettarlo come arte (risata)!
Tanti sono “artisti” presi e messi lì.
Io voglio fottere questa logica, mi sbatto, mi finanzio da solo e vi faccio il culo, belli. Magari non sarò spara-flashato ovunque con una super visibilità. Ma quando verrò fuori sarà troppo tardi, avrò già creato un’alternativa artistica fuori dal mercato discografico.
Non è solo il rap, è tutta la musica mainstream, tutti a farsi le seghe su quanto piacerà il pezzo. Se un mio pezzo non vi piace oggi forse vi piacerà domani, se sono soddisfatto del lavoro artistico svolto il mio l’ho fatto.

Ogni tuo brano è corroborato da un videoclip, che rimarca la cura quasi maniacale che giustamente riversi in ogni progetto: credi che sarà una prerogativa indissolubile anche in futuro?

I clip sono il completamento del mio universo artistico aggiungendo l’immagine al suono, in cui mi misuro con difficoltà di realizzazione diverse e posso esprimere altre faccette delle mie capacità artistiche, quindi sì, credo che i clip accompagnino ogni mio pezzo. Sia per divertimento che per sfida, perché trovare l’immagine che rispecchi e completi l’anima della canzone richiede una grande capacità di traduzione.
E poi è per mostrare che non sono un semplice musicista, recito, ballo, organizzo, produco, insomma sarebbe riduttivo fare solo suoni, non mi basterebbe a me come persona e come artista.
In più il mio amico e filmmaker Mario Salanitro è pronto a seguirmi in quest’avventura dandomi una sicurezza enorme sulla qualità dei clip che andremo a fare.

Chiudiamo con una domanda diventata enigmatica, considerata la pandemia attualmente in corso: quali sono gli obbiettivi futuri di Pandem?

Io da buon Pandemonio con o senza pandemia non ho cambiato di una virgola la mia tabella di marcia.
Produzione di singoli con clip, appena esce uno inizia un altro progetto: è dal 2019 con “Il Marinaro”, che faccio così.
Adesso però ho delle buone condizioni per produrre, quindi quest’anno vorrei far uscire 3 singoli con videoclip (compresa “Panda No Bamba”).
Sto già lavorando al prossimo singolo : il brano è già arrangiato, il 15 maggio vado in uno studio a Civitavecchia per registrarlo con i contro cazzi e la sceneggiatura sta già prendendo forma.
Questo è in francese, mi piace alternare, e l’idea è di farlo uscire per luglio, in modo da avere il giusto tempo per realizzare il terzo singolo dell’anno.
Quest’anno faccio tripletta rigaz e nessuno può dirmi di no (etichette, manager etc.)

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