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“Ciro” è la dedica di Enzo Dong ai ragazzi cresciuti, loro malgrado, troppo in fretta [ANALISI DEL TESTO]

Articolo a cura di Francesco Ferri

“Ciro non aveva niente ma aveva tutto dentro sé 

Ciro non si innamorava perché l’amore che cos’è

Ciro era un criminale ma non per me

E c’è chi lo chiama ancora

Ciro, è ancora vivo

Ciro”

Queste sono le frasi di apertura di “Ciro” brano di Enzo Dong del 2018. “Ciro” è una canzone molto particolare perché racconta, con profonda emozione, la storia di un ragazzo qualunque di Napoli che, per sfortuna o destino, si ritrova a vivere la malavita sulla propria pelle. 

“Ciro abitava dove il sole nei vicoli fra non c’è

Ciro abitava dove se hai bisogno Dio dice non vengo

Ciro abitava dove sui balconi gridano “uè”

Ciro abitava dove voli sopra i motorini a tre”

Qui Dong ci trasporta fra i vicoli della città di Napoli, famosa per le caratteristiche tradizioni dei suoi abitanti e la connotazione negativa della malavita sempre a ombreggiare negli angoli. 

“Ciro, Ciro, Ciro

Sai che con l’amore poi non esci vivo

Ciro, Ciro, Ciro

Dalle foto era grande già da bambino

Ciro, Ciro, Ciro” 

Il ritmico e incalzante susseguirsi della parola “Ciro” trasporta l’ascoltatore in un viaggio nella sua storia: il suo rapporto travagliato con l’amore e la crescita avvenuta troppo presto, insieme ad una maturazione che l’hanno trasformato nel giovane che è oggi. 

“Entro nel giro

Stava sempre fuori San Martino

Stava fuori solo con un tiro

Più nessuno lo prende in giro” 

Ciro cresce, diventa un elemento rispettato mentre affronta la sua esistenza fra sostanze stupefacenti e vita di strada.

“Cosa guardi fra che problema c’è?

Hai visto Gomorra e ora ti senti un gangster

Ciro era pronto a morire, sapeva che quella era la fine

Finché una sera la madre non vide tornare Ciro, Ciro

Ciro”

L’ispirazione delle serie tv di stampo criminale e la mitizzazione dell’iconografia del gangster esaltano i giovani ragazzi partenopei che, come Ciro, vengono ammaliati da una vita creduta di ricchezza e folle divertimento, quando in realtà è più verosimilmente un’esistenza di tristezza e morte. Come quella a cui va incontro lo stesso protagonista ,quando la madre non lo vede più tornare a casa una sera: perché Ciro già sapeva qual’era la sua fine ed immaginava quale sarebbe stato l’epilogo della sua tragedia. 

“Ciro è ancora vivo

È ancora in giro

Ciro è ancora vivo

Ed è morto per niente (muore un Ciro, nasce un altro Ciro)

Ed è morto per niente (muore un Ciro, nasce un altro Ciro)

Ed è morto per niente (muore un Ciro, nasce un altro Ciro)

Ed è morto per niente (muore un Ciro)

Ah

Ciro, Cì” 

Qui il brano diventa un canto straziante in cui il rapper esprime tutto il dolore per una morte insensata e cruda, conseguenza di una mentalità malata e criminale che contagia, purtroppo, tanti giovani ogni giorno. Perché Ciro è ancora vivo nei pensieri di chi lo ha amato, ma è morto per niente. E così come è morto un Ciro, ogni giorno ne nasce un altro, pronto a prendere il suo posto negli ingranaggi mortali della gigantesca macchina della criminalità organizzata. 

“Ciro, Ciro

Ciro muore e non lo senti

Ciro muore in Maserati

Ciro ciò che vede lo voleva

Perciò adesso è intorno alle sirene” 

Ciro muore a bordo di una macchina sportiva, evidenziando il suo status durante la scalata nella gerarchia criminale. Una scalata tremendamente breve, stroncata quasi sul nascere proprio dalla legge della strada che lo stesso Ciro seguiva. 

“Ciro non stava giocando più ma salvi me

Ciro muore, voi volete parlargli proprio adesso che

Non può neanche più rispondere

Ci resta immaginarlo correre

Da San Martino al Vomero, ah”

Ciro non stava giocando, non era più un bambino. Sapeva cosa faceva e cosa rischiava a condurre la propria vita ai limiti della legge. Ormai non resta nient’altro che immaginarlo essere ancora libero e giovane fra i vicoli della città, fra i diversi quartieri variopinti che si affacciano sul Golfo di Napoli. L’unica cosa che rimane da fare di tanti, troppi ragazzi, troppi “Ciro” che si ritrovano invischiati, loro malgrado, in situazioni molto più grandi di loro. Tanti giovanissimi, poco più che bambini, costretti a compiere azioni a dir poco orrende perché cresciuti con una mentalità incredibilmente violenta. 

“Ciro, Ciro, Ciro

“Giuro vendicherò Ciro”

Disse il suo più caro amico

Ciro”

Il dolore di un amico che immediatamente viene trasformato in violenza e sublimato in vendetta. Perché infondo è questo il dramma: la violenza genera violenza, in un ciclo continuo che apparentemente non ha mai fine.

“Ciro è ancora vivo (Ciro, vivo)

È ancora in giro

Ciro è ancora vivo (Ciro, vivo)

Ed è morto per niente (muore un Ciro, nasce un altro Ciro)

Ed è morto per niente (muore un Ciro, nasce un altro Ciro)

Ed è morto per niente (muore un Ciro, nasce un altro Ciro)

Ed è morto per niente (muore un Ciro)

Ah, Ciro, Cì” 

Il ripetersi del ritornello, lo straziante canto di dolore, ci accompagna verso il termine del brano, dove il dolore non abbandona mai l’ascoltatore. 

“Dove ognuno nasce giudicato

Dove ognuno nasce giudicato

Dove ognuno nasce giudicato

E-E-Enzo Dong

Oh, ah na oh na

Oh, Ciro”

Le ultime frasi includono un grido che riassume alla perfezione tutta la poetica e la musica di Enzo Dong, perfettamente espressa in questa canzone. “Dove ognuno nasce giudicato”. L’acronimo che usa il rapper come nome d’arte è proprio questo: una frase potente, profonda e drammaticamente vera, per raccontare come vengono visti ogni giorni i tanti “Ciro” del capoluogo campano e non solo. Perché purtroppo ci sono luoghi di cui si dovrebbe essere solo orgogliosi ma che a volte ti si appiccicano addosso con veleno e malelingue. 

Perché in base a dove nasci puoi essere già giudicato, senza alcuna colpa, senza alcun motivo. Solo per il quartiere in cui sei cresciuto. Solo per le strade e i parchetti che hai frequentato da bimbo e ragazzino. “Ciro” è una canzone che sa descrivere alla perfezione la storia di un giovane che si perde nell’oblio della criminalità, andando incontro alla morte, ed Enzo Dong ha saputo creare un brano degno di essere conosciuto e apprezzato perché offre un punto di vista veramente toccante e profondo di una storia che non si dovrebbe mai smettere di raccontare.

Perché “Ciro è ancora vivo, è ancora in giro” nel cuore di chi lo ha amato. 

Ma “è morto per niente” e, come accadrà sempre, finché non cambierà radicalmente e in modo definito la mentalità delle persone, “muore un Ciro, nasce un altro Ciro”.

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