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cmqmartina ci spiega come trasformare la “Vergogna” in un punto di forza [INTERVISTA]

Lo scorsa settimana è uscito il terzo progetto discografico di cmqmartina, un’artista che non ha bisogno di presentazioni: esplosa durante l’edizione 2020 di X-Factor, ha saputo consolidare la sua posizione e le sue peculiarità, diventando in poco tempo una sorta di regina della nu-dance italiana.

Pochi giorni dopo la release di “Vergogna“, nome del suo nuovo album, siamo riusciti ad intervistarla, per comprendere meglio le sue metodologie di lavoro ed esaminare l’evoluzione del suo percorso artistico, fin qui piuttosto esaltante.

Ciao Martina, innanzitutto complimenti per il nuovo album: ogni tuo progetto inedito porta con sé dell’innovazione, e questo ti fa onore. Esci praticamente ad un anno esatto da “Disco 2”, confermando dunque la tua spiccata verve creativa: ti aspettavi di poter plasmare un nuovo long play in così poco tempo?

Ciao, e grazie per i complimenti!
È che ho tante idee per la testa e scrivo molto, mi stanco subito delle cose che faccio. Per questo, subito dopo aver fatto il secondo disco, ho iniziato a lavorare a questo terzo lavoro che si chiama “Vergogna” e di cui sono contentissima: sento che questo progetto è la naturale evoluzione del mio percorso musicale, mi sono aperta a nuovi suoni ed anche a nuovi approcci alla scrittura che sono stati molto stimolanti. Tornando alla tua domanda, direi che la risposta è sì!

Nel tuo percorso discografico hai spesso utilizzato titoli ad effetto, impattevoli, ed anche il nome dell’album ha risentito di questa tua proclività: quale genesi ha la scelta di chiamare “Vergogna” il nuovo progetto?

La verità è che i titoli non sono la mia cosa preferita in assoluto: tendo ad impazzire per individuarli perché penso che siano super importanti, ed alla fine mi lascio sempre trasportare molto istantintivamente dalla prima parola che mi viene in mente riguardo appunto una canzone o disco.
“Vergogna” è una parola molto importante per me, perché è una sensazione che ho provato per tanto tempo: ho sempre avuto un carattere, un modo di vestirmi e di pormi un po’ eccentrico, per questo mi è stato detto tante volte dalle persone che mi stavano intorno “ma non ti vergogni andare in giro vestita così?”. Quello che ho voluto fare è trasformare questa sensazione negativa nel mio punto di forza, perché quello di cui la gente ci convince dovremmo vergognarci è quello di cui dovremmo andarne fieri.

Ho trovato, durante l’ascolto, una Martina più sensuale, più donna nei temi come nelle linee vocali: è un aspetto su cui hai lavorato oppure è un evoluzione naturale?

In effetti questa è un ottima domanda e ti ringrazio del complimento. Sì, ho cercato di approcciarmi, appunto, alla scrittura in un modo un po’ diverso dal mio solito; ho lavorato a questo disco soprattutto con Mr. Monkey, una persona che stimo tantissimo e che mi ha spinto tante volte durante le nostre session ad andare oltre la confort zone del mio modo di scrivere, di concepire le liriche e del mio modo di cantare. Mi sono quindi confrontata con un approccio artistico un po’ diverso, che può essere considerato una naturale evoluzione, o comunque un esperimento.

Brani come “123 medicine” o “bebi” raccontano il tuo lato più passionale e riflessivo: quando tratti determinati argomenti trovi difficoltà nell’abbinarci la strumentale, oppure procedi in maniera inversa, partendo dalla base?

Hai nominato due brani in cui ho utilizzato approcci diversi: per esempio “123 medicine” è stata scritta al pianoforte dall’inizio alla fine in una notte, dunque è stata una scrittura molto più intensa a livello emotivo, mentre per quanto riguarda “bebi” sono stati appunti e pensieri molto intimi che ho scritto in diversi momenti degli ultimi mesi e che poi ho riunito nel pezzo. Comunque sì, tutti i momenti in cui scrivo sono sempre emotivamente intensi, a volte più a volte meno, ad esempio “123 medicine” è stato molto forte scriverlo.

Questo album, così come i precedenti, è alquanto performante a livello sonoro: durante il processo creativo ragionate spesso, tu e il tuo staff, in funzione di come un determinato pezzo possa risaltare durante l’attività live?

Durante il processo creativo io e i miei producer ci lasciamo trasportare dal momento dal nostro stato d’animo e da come ci gira di fare musica in quel momento, quindi non penso mai a alla resa finale live di un pezzo che sto scrivendo. Mi è però capitato recentemente, durante le prove del live, di sorprendermi per quanto mi sono emozionata nel cantare un nuovo pezzo, forse più di quando l’ho scritto.

Noi ti conoscevamo (e recensivamo) fin da prima della tua esplosione definitiva, avvenuta con la fortunata partecipazione ad X-Factor. Consiglieresti ad un emergente di ripercorrere le tue orme?

Io dico sempre di aver avuto un percorso fortunato, anche perché, fin da prima della partecipazione ad X-Factor, ho trovato subito un team di persone stupende con cui lavorare al progetto e con cui collaboro tutt’ora, quindi il mio consiglio principale è di circondarsi di persone positive per questo lavoro, il che non è facile. La mia esperienza ad X-Factor è stata molto positiva anche grazie, appunto, al fatto che avevo un team dietro il progetto; quindi Io consiglierei, è stata un esperienza molto bella.

Cmqmartina ha un contratto con Sony Music ed un calendario live piuttosto fitto: per molti, questo potrebbe già essere un punto d’arrivo. In chiusura, prima di salutarci, ti chiedo: quali sono gli obbiettivi artistici che si può porre un’artista già affermata come te?

Non penso di rappresentare il mio concetto di artista affermata come tu mi definisci. Io penso che questo percorso non si fermi mai: mi piacerebbe continuare a fare questo lavoro per sempre, magari scrivendo anche per altri oltre che per me, oppure lavorare a dei progetti emergenti. Il fatto è che il punto di arrivo non c’è mai, ed è il bello di questo lavoro.

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