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Cosmo – Sulle ali del cavallo bianco | Recensione | Primo Ascolto

Anticipato nelle scorse settimane da “Troppo Forte” e l’omonima title-track, “Sulle ali del cavallo bianco” è uscito infine lo scorso 15 marzo. È il tanto atteso ritorno di Cosmo, a tre anni di distanza dal suo precedente LP “La terza estate dell’amore”.

Per analizzare questo progetto dell’artista di Ivrea, risulta utile partire da un “confronto” con i suoi predecessori e, in particolare, dall’ultimo in ordine cronologico, da molti visto come un piccolo passo falso in quanto eccessivamente sperimentale, anche per uno come lui, abituato da sempre a stupirci.

In tale ottica, “Sulle ali del cavallo bianco” evidenzia invece un riaccenno a quella formula che tanto aveva portato all’ascesa del cantante ai tempi di “Cosmotronic” e “L’ultima festa”, leggermente più affine al gusto del pubblico mainstream.

Ciononostante, Cosmo rimane pur sempre Cosmo e l’imprevedibilità rimane una caratteristica imprescindibile anche in questa nuova tappa della sua carriera. Il suo intento, come esplicitato in svariate interviste, era quello di dar vita ad una sorta di pop “alieno”, dove suoni e strumenti d’immediata comprensione, vedi il pianoforte o addirittura la chitarra acustica, vengono inseriti nel contesto elettronico, per assumere infine sfumature del tutto inedite.

È anche per questo motivo che l’impressione generale dopo una manciata di ascolti è che “Sulle ali del cavallo bianco” potrà raccogliere molti più “frutti” solamente in un secondo momento. Chissà che queste nuove strade da lui battute in questa occasione non possano realmente anticipare una futura tendenza.

Al netto di questa piccola previsione, occorre precisare che si tratta comunque di un disco parecchio curioso, molto interessante dal punto di vista testuale: a memoria, difficilmente siamo entrati così tanto in intimità con Cosmo come in “Tutto un casino”, “Ho un’idea”, “Momenti”, ma soprattutto “Il Messaggio”.

Traccia preferita: “Il Messaggio”

 

 

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