info@primoascolto.it

Dalla pandemia alla condivisione: Giulio Cantore ci racconta la genesi di “Evasivo” [INTERVISTA]

Qualche giorno fa abbiamo scambiato quattro chiacchiere Giulio Cantore, virtuoso cantautore, chitarrista e liutaio romagnolo.

Con l’album “Evasivo“, uscito recentemente, Cantore invita all’esplorazione di paesaggi sonori inediti, in un viaggio musicale si rivela essere tanto evocativo quanto innovativo: scopriamo insieme le ispirazioni e le aspirazioni dietro questo nuovo capitolo della sua carriera.

Buongiorno Giulio, benvenuto su Primo Ascolto. Poche settimane fa è uscito “Evasivo”, il tuo nuovo progetto discografico che presenta la peculiarità di essere completamente strumentale. Qual è stata la motivazione principale dietro questa scelta artistica?

Prima di essere cantautore sono chitarrista, per cui quello che scrivo nasce sempre come un’ idea musicale che sviluppo sulla chitarra. In particolare nel periodo dopo la pandemia mi sono ritrovato senza parole e anche senza voglia di dire, ma idee musicali ne avevo. Ho deciso quindi che sarebbe stato un album strumentale, senza dover forzare le parole a comparire.

Il processo di registrazione del lavoro è stato caratterizzato da una metodologia spontanea ed improvvisata. È stata la prima volta che hai utilizzato questo tipo di approccio ad un progetto discografico?

Si è stata la prima volta, di solito tendo a definire gli arrangiamenti prima. Questa volta ho definito solo una metodologia, ovvero ci si incontra per una prova, senza parti scritte e il giorno dopo si va in studio e si registra. Il tutto si è dipanato in tre sessioni, a distanza di qualche mese l’ una dall’ altra.

Durante l’ascolto abbiamo percepito una forte varietà di strumenti e influenze musicali, grazie anche all’ausilio degli ospiti presenti. C’è un brano in “Evasivo” che ritieni possa essere considerato un po’ simbolo di ciò che volevi ottenere, nonché specchio del titolo stesso del progetto?

Non saprei, ogni brano ha un motivo per essere racchiuso in questo album, ma se dovessi sceglierne uno più rappresentativo.. “Famoso impermeabile blu”… È stata una bella magia il risultato di qualcosa molto improvvisato. Mi ha sorpreso.

Nel comunicato stampa del lavoro si fa riferimento al periodo pandemico tra le ispirazioni di “Evasivo”. Pensi dunque che la “segregazione” forzata di quel periodo abbia amplificato il tuo bisogno di condivisione?

Sicuramente. Il disco precedente “Di casa e altre avventure” è stato registrato in casa, in un momento di chiusura in cui giustificare gli spostamenti era difficile. Ho suonato, arrangiato e mixato quasi completamente da solo. E’ stata una bella esperienza e sono orgoglioso del risultato, ma questo disco volevo fosse diverso. Portare l’ accento sulla condivisione.

Il tuo percorso artistico si è spesso intrecciato con quello del cantautore inglese Paul Armfield: è un sodalizio che pensi si potrà riproporre, considerata la stima reciproca?

Me lo auguro, Paul per me è come un padre, un maestro e un amico. Ci teniamo in contatto, ma non abbiamo in programma collaborazioni al momento.

Ultima domanda, prima di salutarci: ci sarà modo di apprezzare dal vivo “Evasivo” nei prossimi mesi?

Sto facendo qualche concerto di presentazione, cose piccole. Trovo molto complicato trovare concerti, situazioni dedicate all’ascolto. Quello che faccio è cosi, non faccio intrattenimento, ma i luoghi di cultura ormai sono pochi e senza soldi. Ad ogni modo a fine mese farò qualche concerto tra Puglia e Marche, sui canali social pubblicizzo gli eventi.
Grazie per le domande e l’ interessamento!

Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *