info@primoascolto.it

Dall’hip-hop all’elettronica: cosa aspettarsi da “Catrame”, il nuovo album di Bobby Wanna [INTERVISTA]


Sperimentare, usare l’istinto e incastrare l’arte con il divertimento: questo è ciò a cui ambisce il giovane Bobby Wanna. Dopo essersi esposto con l’uscita di alcuni singoli nel 2020 (“Cose da Pazzi”, “Voodoo”, “Porto Venere“) che hanno ottenuto ottimo riscontro, e aver affrontato una lunga pandemia di reclusione, pubblica il suo primo lavoro discografico dal titolo “Catrame” per il collettivo HMCF e Peermusic.

Ma chi è il rapper emergente Bobby Wanna? All’anagrafe è Francesco del Conte, classe ’97, bolognese doc ma che bazzica anche per le vie milanesi. Si è fatto notare per la sua capacità di spaziare vari generi musicali: hip hop, elettronica, punk e rock, creando infine ciò che lo rappresenta di più. Ha uno stile forte, perturbante, un’evoluzione stilistica che trova sinergia con i testi molto nostalgici e ricchi di sfogo psicologico e introspettivo. Proprio lui ci racconta che la musica è il mezzo per svuotare la testa e per mettere a nudo la parte sentimentale ed emotiva di sé stesso: “L’obiettivo della mia musica è levarmi un po’ di pesi dal cervello e marciume dall’interno. Ciò che fumo e ciò che c’è di più marcio.” Catrame” è ciò da cui vengo”.

Come il suo background musicale, anche i suoi interessi sono diversi e tra questi c’è la Street Wear, che insieme alla sua crew, gli ha permesso di fondare il marchio “Voodoo Brand” prendendo in riferimento la moda underground. Da poco ha iniziato un tour, che gli permetterà di esporre al grande pubblico le otto tracce di Catrame, e tra queste Bologna e Milano sono in cima alla lista. In attesa di vederlo sul palco live, noi di Futura 1993 abbiamo fatto un’intervista con lui, per scoprire di più sul suo esordio e sapere cosa c’è dietro la sua voglia di fare musica.

Ciao Francesco! La tua passione per la musica inizia da adolescente e la voglia di mettersi in gioco come artista arriva nel 2020. Com’è stata questa evoluzione personale e artistica?

Ciao!! È stata determinata da varie cose: la pandemia, la crescita sia personale che lavorativa e tutte le mie esperienze.

Dopo aver pubblicato i tuoi primi singoli, adesso è giunto il momento del primo album: “Catrame”. Quanto sudore e potenza c’è dietro questo primo lavoro?

Dietro il lavoro di “Catrame” c’è stata una gestazione lunga e per certi versi massacrante. Il bello del lavoro è l’espressione artistica, che rende tutto molto più semplice e divertente.

“Catrame”, con le sue otto tracce, affronta un percorso emotivo: una sorta di viaggio dantesco che dall’inferno dei tuoi pensieri arriva ad esorcizzarli fino al paradiso, alla serenità. Quanto queste canzoni ti hanno aiutato a sfogare le tue frustrazioni?

Moltissimo. Per me scrivere, produrre e disegnare è catarsi. É liberarmi dei miei pensieri.



Le tue radici culturali vengono dall’hip hop, ma non ti sei fermato a questa sola influenza di genere; spazi infatti dall’elettronica al rock e altri stili. Ce n’è uno che ti rappresenta di più?

Sicuramente il movimento culturale che mi rappresenta è l’Hip Hop; d’altra parte penso di avere un’attitudine punk alla creazione dei miei lavori e sono molto appassionato all’elettronica.

La produzione di tutti i brani è stata con Dario Pruneddu. Com’è il lavoro tra voi?

Il lavoro tra me e Dario è jammin, improvvisazione, brainstorming, produzione e impacchettamento del brano.

“Davvero vedo di meno se mi piangi addosso // dormirò dentro a una goccia, ho lacrime d’oro”. Lacrime d’oro fa immaginare una persona molto sensibile con un pianto nostalgico. Come affronti tu questo tipo di emotività?

Piango.

Non potrà mai darti pace un animale come me”. Draft è il brano apripista del disco che mette subito l’ascoltatore davanti ad una parte di te molto forte e istintiva. Quanto c’è di realistico e autobiografico?

Tutto il disco è autobiografico, preso da esperienze realmente vissute. Mi piace molto la narrativa ma preferisco scrivere in modo realista; in termini pittorici ti direi “en plein air”.



Terminato l’ascolto delle tracce resta la tua indubbia voglia di sperimentazione. Quanto istinto c’è nel tuo modo di fare musica?

Il mio istinto è il serbatoio più potente che ho quando faccio musica.

Sei appassionato anche di Streetwear e hai creato un marchio indipendente dal nome Voodoo Brand. Come coniughi questi due interessi?

Voodoo Brand è ancor prima di un marchio, una crew. È bello lavorare con i propri amici e amiche, litigandoci, divertendosi e creando qualcosa.

La tua città d’origine è Bologna ma da qualche tempo anche Milano è diventata una tua seconda casa. Quale tra le due metropoli sarà il centro del tuo mondo?

Entrambe, per cose differenti. Bologna però è Bologna.

Questo disco ha finalmente visto la luce e sicuramente i tuoi prossimi progetti saranno legati alla sua promozione. Ti vedremo live? Quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Stiamo cominciando ora a fare le prime date di “Catrame”. Sto chiudendo il disco con la mia crew DRTSCKS.
Ti direi che musicalmente parlando il lavora si concentrerà su queste due cose, continuando ad andare in studio il più possibile.

Intervista a cura di Giada Consiglio

Futura 1993 è il primo network creativo gestito da una redazione indipendente. Cerca i nostri contenuti sui magazine partner e seguici su Instagram e Facebook!

 

Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.