info@primoascolto.it

Dall’urgenza espressiva alla cura del dettaglio: gli Spicy Knots ci raccontano il lungo parto di “Astoria” [INTERVISTA]

Gli Spicy Knots, power trio romagnolo emergente, hanno rilasciato pochi mesi fa il loro atteso esordio discografico “Astoria”.

Nato da radici punk e grunge, il loro pop punk in italiano unisce sonorità crude a melodie coinvolgenti: in questo album cinematografico, tra riflessione e caos, raccontano un viaggio intenso e personale iniziato nel 2022. Oggi, tramite dieci tracce che catturano diverse emozioni, gli Spicy Knots si sono raccontati in un’intervista esclusiva da non perdere.

Ciao ragazzi, benvenuti su Primo Ascolto.
Da pochi mesi è fuori “Astoria”, il vostro primo long play che ha visto la luce dopo una gestazione lunghissima: cosa vi ha portato ad attendere così tanto e quanto siete soddisfatti del lavoro finale?

Ciao! Abbiamo dovuto combattere molte insicurezze per fare in modo che Astoria venisse alla luce. Abbiamo riscritto i pezzi più volte, fatto cambi all’ultimo, registrato in maniera quasi ossessiva determinate tracce. Probabilmente quello che ci muoveva non era perfezionismo, ma la paura della fatidica “prima impressione”. Cercavamo di creare qualcosa che ci rappresentasse al 100%, in tutte le nostre sfaccettature, sia a livello narrativo, sia a livello di sonorità. Siamo assolutamente soddisfatti del risultato finale: ascoltare il disco dopo una lavorazione così burrascosa, e sentire effettivamente tutte le idee che abbiamo inserito nel loro complesso ci ha convinti che stavamo prendendo la strada giusta.

In piena pandemia avete rilasciato “Esperimenti Claustrofobici”, un EP di quattro tracce decisamente più grezzo rispetto a questo lavoro: quanti sono cambiati gli Spicy Knots da allora e cosa vi ha spinto a modificare il vostro imprinting musicale?

Esperimenti Claustrofobici è stato l’apice della nostra produzione “fai da te”. Prima di iniziare a pensare all’album utilizzavamo ciò che passava il convento per registrare i nostri lavori, solitamente il nostro setup era un IPad e degli auricolari per telefono. Non avevamo esperienze precedenti in produzione, seguivamo una logica basata sull’urgenza, sul fare uscire le nostre canzoni per dire “siamo qui e abbiamo qualcosa da dire”, molto in linea con gli ideali punk che ci hanno formato come gruppo. Siamo arrivati a un punto dove avevamo bisogno di cambiare qualcosa, di aggiungere un tassello in più a quello che stavamo facendo, ci stavamo interessando sempre di più a implementare sonorità diverse tra loro, volevamo sperimentare diversi generi musicali e nuove strumentazioni, ed è così che è nata l’idea dietro “Astoria”: un album che fosse camaleontico e in costante cambiamento. Ci siamo resi conto che il nostro approccio D.I.Y. poteva porre dei limiti a quello che avevamo in mente, così ci siamo rivolti a Simo (Altroego) di S.O.S Audio Lab, per fare in modo che ci guidasse al meglio lungo questo percorso. Questo nostro ultimo lavoro è indubbiamente diverso da quelli precedenti, ma abbiamo voluto mantenere l’attitudine che ci caratterizza per non dimenticare da dove siamo partiti.

Per molti può sembrare scontato, ma non è affatto facile trovare un equilibrio tra l’urgenza espressiva e la cura del suono: quali sono i brani dell’album che sotto questo punto di vista vi hanno creato piu grattacapi?

Uno dei primi che ci viene in mente è “Lumière”. L’utilizzo in studio dell’ukulele (modificato malamente da Nic per poterlo attaccare agli ampli quando suoniamo dal vivo) ha richiesto varie take per fare in modo che suonasse come volevamo. Alcune parti di “Rosemary” sono state registrate con una chitarra acustica rotta e al limite del suonabile, che ha creato un
po’ di contrattempi. Poi ci sono i soliti sospetti della vita in studio: assoli da rifare mille volte, parti di batteria rifinite al millesimo di secondo e diverse ore spese a scegliere gli effetti per le chitarre e programmare i sintetizzatori. Ci sono state anche piacevoli sorprese: In “Bar Lorena” in particolare, una parte di synth che si può sentire verso la fine è in realtà una cowbell che abbiamo registrato per una parte di batteria, ma per qualche ragione la take risultava molto distorta. Il risultato ci appariva talmente strano che abbiamo deciso di campionarla e usarla come vero e proprio sintetizzatore nel brano.

Nel comunicato stampa “Astoria” viene descritto come un album cinematografico: se fosse davvero un film, quale sarebbe il suo genere ed il relativo regista?

All’interno dell’album abbiamo voluto racchiudere diversi generi musicali, un po’ come se fosse composto da episodi a sè stanti; quindi, un genere cinematografico coerente con questa visione può essere quello antologico, come “Il senso della vita” dei Monthy Python, oppure “Il funerale” delle rose di Toshio Matsumoto, non è un film antologico di per sé ma è un’opera che unisce molto sapientemente dramma, comicità e surrealismo. Come regista diremmo sempre Matsumoto: ci ha sempre affascinato la sua visione sperimentale e al tempo stesso documentaristica, lo abbiamo omaggiato nel videoclip di “Aritmia” ispirandoci alle sue inquadrature in For The Damaged Right Eye.

In alcuni testi c’è inquietudine, ricerca, ma anche tante riflessioni personali: quali sono i pezzi più autobiografici del lavoro?

Quasi tutte le canzoni parlano di nostre disavventure sul quale adesso ci ridiamo su, e ansie quotidiane che ci accompagnano da sempre. Forse una di quelle più significative per noi è “Pasternak”: un grido di rivolta verso le logiche della moda, che prende movimenti come quello del punk e del grunge e li trasforma in qualcosa di solamente estetico, svuotandoli del loro significato e delle loro radici. “Prima che sorga il sole” racchiude il nostro interesse (e la nostra fissazione) per il mondo dei sogni, che è spesso un argomento di conversazione fuori dalla sala prove quando ci vediamo, e che abbiamo voluto indagare. Un’altra canzone è “Underground”, dove esploriamo le nostre paure più profonde: il fallimento e il dimenticatoio.

A proposito di questo brano, le liriche sono piuttosto forti. “Noi siamo underground perché siamo già morti”: ci volete spiegare la provocazione di questo passaggio? È stata più una riflessione etica o estetica?

È una frase che nasce da una delle nostre chiacchierate durante le prove. Spesso ci ritroviamo a discutere sul nostro futuro come band, e quel pensiero nasceva da un periodo abbastanza cinico dove spesso mettevamo in discussione noi stessi e tutto ciò che ci circondava, dove ci vedevamo spacciati come gruppo emergente. “Underground” nasce così: c’è molta disillusione nelle sue parole, abbiamo voluto inserire come tema principale la paura di non riuscire, dell’essere dimenticati, e come frase ci sembrava perfetta.

Facciamo un breve salto indietro nel tempo: Rimini, anno 2018, la spiaggia deserta. Il vostro è stato un incontro che probabilmente vi ha cambiato la vita, sicuramente quella artistica: è stato complicato emergere e sopravvivere in una località che basa, musicalmente parlando, le proprie fondamenta su sonorità diametralmente opposte?

Abbiamo sicuramente incontrato delle difficoltà nel nostro percorso, e la popolarità di un genere diametralmente opposto da quello che facciamo è una cosa con la quale spesso abbiamo dovuto fare i conti. Nonostante questo, abbiamo incontrato anche molte realtà all’interno della scena riminese che ci hanno accolto a braccia aperte e molti artisti con i quali abbiamo collaborato, che hanno a cuore la passione per una cultura e un tipo di musica alternative, e ci sono tantissime iniziative che guardano all’artista, senza focalizzarsi su un genere musicale specifico. È sicuramente un viaggio movimentato, ma come abbiamo trovato delle difficoltà abbiamo trovato anche molte soddisfazioni e fatto molte esperienze che ci hanno permesso di crescere come persone e come artisti.

Negli ultimi mesi siete riuscite a portare “Astoria” su diversi palchi per il vostro Summer Tour. Prima di salutarvi vi chiedo: ci sarà modo di potervi apprezzare dal vivo anche nei mesi autunnali oppure avete già in mente di lavorare a della nuova musica?

Speriamo di sì! Siamo sempre alla ricerca di date, in qualsiasi periodo dell’anno; quindi, siamo fiduciosi di riuscire ad incontrarci su un palco prossimamente. Per quanto riguarda nuovo materiale, stiamo lavorando alla stesura di nuovi brani che non vediamo l’ora di portare dal vivo.

Tags: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *