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DANIELE SILVESTRI – LA TERRA SOTTO I PIEDI [RECENSIONE]

Daniele Silvestri, a tre anni dall’ultimo lavoro ”Acrobati” e a tre mesi dalla partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo (dove ha fatto incetta di premi della critica), torna con un nuovo album d’inediti, intitolato ”La terra sotto i piedi”.

Un progetto formato da ben quattordici brani, lunghetto sì, ma mai noioso e scontato: la genialità del cantautore romano è talmente inconsueta da rendere leggera qualsiasi problematica, spesso di natura sentimentale ma a tratti anche incentrata sull’attualità. 

L’album si apre con lo psycho pop dall’attitudine dance di ”Qualcosa cambia”, un brano che esorta a lasciarsi alle spalle il passato; lo stesso mood, tipico dell’artista, lo si può ritrovare nell’esilarante ”Complimenti ignoranti”, dove l’autore s’impersonifica nei ragionamenti di un fan quasi ossessionato dallo stesso Silvestri, o in ”Scusate se non piango”, dove con sonorità leggermente più tendenti verso il rock il cantautore ci esterna le sensazioni positive provate dall’essere colto di sorpresa dall’amore.

Il filone dance di questo bel lavoro lo si ritrova in altre due tracce piuttosto simili per tematiche affrontate: infatti, in ”Tutti matti” e ”Tempi Modesti” (quest’ultima in collaborazione con un sorprendente Davide Shorty), viene puntato il dito contro i cultori dei social network e relativi hater, mantendendo in entrambi i brani una corrente di pensiero piuttosto sarcastica, ma anche preoccupata.

La sanremese ”Argento Vivo”, con la partecipazione di Manuel Agnelli e sopratutto del rapper Rancore, è già stata ampiamente dibattuta dai più esperti districatori di testi, ben più forbiti della nostra redazione:  è la storia di un ragazzo proiettato in un mondo non adatto agli standard che gli vengono imposti; parametri ben diversi, ma attitudine sempre hip hop viene riscontrata anche in ”Blitz gerontoiatrico”, dove Silvestri se la prende in maniera alquanto esplicita con i nuovi idoli (musicali) nostrani dei teenager, decantatori di bella vita, gioielli, droghe e donne facili. 

Gli altri brani dell’album spaziano in maniera egregia tra ragionamenti a volte riflessivi ed a volte nostalgici: nella bellissima ”Prima che”, Silvestri vorrebbe tornare indietro nel tempo per riprovare quelle sensazioni concepite durante una storia ormai conclusa, mentre in ”La cosa giusta” vengono emesse delle delicate considerazioni su un rapporto talmente fragile che sta logorando entrambi, al contrario di ”Rame” dove sotto accusa finisce l’impazienza e l’impulsività.

La posatezza di brani come ”La vita splendida del capitano”, che pare un chiaro invito a riprendere in mano la propria vita, oppure la speranzosa ”L’ultimo desiderio”, ci presentano l’artista sotto vesti più mansuete, coaudivate da un ritmo più mellifluo rispetto agli altri pezzi, scandito fondamentalmente da chitarra e voce; in ”Il principe di fango (solo un lieto fine)”, invece, Silvestri sembra dare speranza a tutte le vicissitudini sentimentali raccontate nell’album, lasciandoci una passionale ed intensa dichiarazione d’amore, ancora ardente nonostante i tanti anni trascorsi con la stessa compagna.

Infine, non possiamo non citare la traccia più cantautorale, sentita e profonda di questo lavoro: in ”Concime”, l’artista romano compara le attenzioni che solitamente vengono utilizzate nella semina con il riguardo e l’accortezza che si dovrebbe utilizzare nella vita di tutti i giorni, dando all’album un tocco affascinante e ancor più confidenziale.

Nel complesso, l’album risulta apprezzabile da più punti di vista: è lodevole in particolare il fattore innovativo che da sempre accompagna i lavori dell’artista, oltre che le tematiche trattate, sia a livello emotivo che d’attualità. Silvestri cura come sempre ogni minimo dettaglio, coinvolgendo l’ascoltatore dalla prima all’ultima traccia e regalando con la sua poliedricità dei brani mai banali.

 

TRACCIA PREFERITA: PRIMA CHE

GIUDIZIO FINALE
8/10
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Una risposta.

  1. Grandissimo album. I singoli del rap e del dance pack avrebbero potuto spaventare qualcuno, ma alla fine l’album è piano di brani molto più consueti per l’autore. Eppure mai danno la sensazione di un “già sentito”. C’è molto intimismo, più del solito, ma c’è anche tanta attualità. “Prima che”, “La vita splendida del capitano”, “L’ultimo Desiderio”…Wow, la delicatezza di Silvestri è incredibile. Adoro anche quel ritmo incalzante di “Tutti matti”. E poi vabeh, Concime è un capolavoro, su questo siamo tutti d’accordo. Silvestri continua ad azzeccarle tutte 😀

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