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Denise Battaglia ci ha raccontato “Il Giullare”: un maturo e costante processo d’accettazione personale [INTERVISTA]

Denise Battaglia è una cantautrice e polistrumentista romagnola che ha saputo sapientemente unire ironia, profondità e libertà espressiva in un percorso musicale in continua evoluzione.

Il suo nuovo EP, “Il Giullare“, mette in luce la vulnerabilità e la spontaneità della sua arte, rompendo ogni schema strutturale. In questa intervista, Denise ci racconta la genesi del disco, il significato dietro i suoi brani e il viaggio che l’ha portata a esplorare nuovi temi e sonorità, in vista del long play previsto nei prossimi mesi.

Ciao Denise, benvenuta su Primo Ascolto.
È uscito pochi giorni fa “Il Giullare”, un EP breve ma che è riuscito a trasmettermi, oltre alla tua vulnerabilità, anche una vera e propria necessità di rimuovere i “filtri” da quelle apparenze che le persone, inevitabilmente, tendono a giudicare superficialmente: ti ritrovi in questa definizione?

Siamo figli di una società che tende ad avere degli schemi precisi per definire i successi altrui. Ciò che però credo abbia una connotazione distorta è proprio il concetto di “successo”.
Nello specifico però questo disco non nasce dal dovermi difendere da un giudizio esterno, ma dal mio personale giudicarmi.

Il progetto è piuttosto sui generis, sia nella struttura ritmica che in quella lirica: è una scelta che vuole enfatizzare una sorta di personalissima emancipazione?

Non scelgo cosa scrivere, le cose nascono da sole. Cerco solamente di preservarle per come sono nate.

In “Quanti anni hai” parli della dualità tra il tuo io e il tuo super io. La scrittura del pezzo ha assunto anche una funzione catartica nell’affrontare questa dicotomia?

È un processo costante di accettazione. Quello che faccio quotidianamente è di fare coesistere in maniera più pacifica possibile queste due parti di me.

Ne ho approfittato, in questi giorni, per ascoltare “Ventitré”, il tuo precedente EP, ed anche in quel lavoro ho trovato importanti ponderazioni personali ed autobiografiche raccontate, però, in maniera più cupa ed introspettiva. Il lato meno ‘serioso’ esposto dentro “Il Giullare” è sorto come obbiettivo e necessità oppure ha avuto un decorso naturale?

La mia scrittura va in tante direzioni. In questo EP ho racchiuso i brani con uno stile più giocoso e un raccontarsi un po’ più ironico. Non è stata un’esigenza ma una modalità naturale di osservare il mondo con occhi diversi.

C’è qualcosa che influenza il tuo approccio filosofico nel cantautorato proposto? A livello strutturale, più che lirico, in “Arcobaleno pizzichino” mi hai ricordato ad esempio lo stile di Brunori Sas…

Lo prendo come un grande complimento. Brunori è sicuramente tra i miei ascolti. Credo mi influenzi tutto ciò che ascolto o leggo, anche se personalmente quando scrivo faccio digiuno generale di ascolti e letture.

Il comunicato stampa che ha accompagnato l’uscita del lavoro racconta di un long play previsto per l’autunno. Ci sarà spazio per apprezzare nuove anteprime di questo progetto, oppure nei prossimi mesi ti dedicherai unicamente al suo completamento?

Mai dire mai. Non credo però esca qualcosa di nuovo prima di settembre.

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