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Dente – Santa Tenerezza | Recensione | Primo Ascolto

I dieci brani che compongono “Santa Tenerezza”, il nuovo lavoro discografico di Dente, ci accompagnano lungo un percorso di nostalgia e mancanza, passando per i pensieri ossessivi verso quella persona che ormai non è più vicino a noi, ma che viaggia ancora indisturbata dentro la nostra testa.

“Senza di me” è il primo passo verso la scoperta dell’abbandono: ci chiediamo come è possibile vivere una vita senza se stessi, quando in realtà siamo proprio noi a cadere dentro il vuoto delle nostre lacrime, che escono senza permesso, e ci ricordano che, mentre ci struggiamo, l’altra persona sembra vivere la sua rinnovata libertà come una nuova vita. Tutto quello che ci sembrava semplice, ora, ci risulta insormontabile, e ci lasciamo cullare dal crescendo vocale del brano, che ci fa atterrare in una “Favola”, che assomiglia più al nostro peggiore incubo. Giriamo come una trottola cercando in ogni angolo di una città che non è più sua, quella persona che ancora portiamo dentro: ogni cosa, canzone, poesia, libro ci ricordano lei e ci chiediamo se dall’altra parte succede la stessa cosa. Chissà se, proprio come dentro la nostra testa, anche nella sua il nostro nome compare così spesso che sembra quasi sia l’unica parola che ricordiamo; chissà se anche noi veniamo cercati in mezzo alla gente, se i sentimenti che c’erano prima sono scomparsi del tutto o è rimasto ancora quell’affetto che non se ne andrà mai più.

Arriviamo fino a “Corso Buenos Aires” per riconoscere il nostro sconforto e ritrovarci a sedere, con la testa tra le mani, a dirci che ci abbiamo provato un’altra volta, ed è andata male. “Io non ho più una via d’uscita, non posso stare senza te”, ci canta Dente in “M’annegasti”, e ci ritroviamo con l’acqua alla gola, senza un posto dove andare che non sia quella persona che non possiamo più chiamare “casa”, e allora rimaniamo dentro l’acqua ad annegare piano piano, sperando di riemergere, magari con un “Hey”. Ma niente, non riusciamo proprio a fare uscire dalla nostra mente tutti i ricordi passati insieme: pensavamo che non ci saremmo più cascati, che non avremmo più fatto gli stessi errori di sempre, ma siamo di nuovo al punto zero. Riguardiamo le foto, ancora e ancora, e diciamo che “Non ci pensiamo più” ma è una bugia, una delle tante che ci raccontiamo per andare avanti, fino a ritrovarci da pensiero ossessivo ad un ricordo vago il giorno del nostro compleanno, ed alla fine, scompariamo del tutto.

Perchè non può succedere anche a noi? Noi che invece non riusciamo ad uscire da questo loop di tenerezza che ci assale ogni volta che un pensiero ci sfiora la testa, o che le orecchie ascoltano la nostra canzone. È arrivato il momento, e spinti da un bisogno impellente di proteggerci decidiamo che “Andiamo via”, ci nascondiamo, evitiamo i posti che abbiamo frequentato insieme, blocchiamo il numero, e visto che non abbiamo più nessuno con cui partire ce ne andremo da soli, con tutte le nostre emozioni e fotografie di quello che è stato. Un ritmo felice, così lontano dalla realtà ci coglie in “Benzodiazepine”, in cui sognamo un mondo che si avvicina ai nostri desideri, in cui siamo ancora in due e siamo felici, ma la realtà è che viviamo in un caos dettato da tutte le nostre decisioni sbagliate, che ci hanno lasciati soli sul “Lungomare” dei nostri ricordi, che arrivano come le onde, a volte piano e a volte potenti, come una tempesta; cerchiamo di non farci sommergere, tenendoci per mano, anche se ormai è troppo tardi.

Con l’ultimo brano, “La città ci manda a letto” Dente, insieme ad Emma Nolde, ci accompagna a dormire anche se non vogliamo più chiudere gli occhi, perchè è nei nostri sogni che rivediamo i nostri desideri; ma se invece fissiamo il soffitto, ci rendiamo conto che siamo solo dei piccoli granelli di sabbia comparati all’universo che ci avvolge, e che i dolori non sono poi così insormontabili.

“Santa Tenerezza” di Dente è esattamente quello che ci si aspetta dal cantautore fidentino: un disco per guarire, per prendere coscienza di sé e per ricordarsi che, alla fine, amare a cuore aperto vale sempre la pena, anche se potremmo soffrire.

Traccia preferita: “Hey”

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