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Dilis – Infinite forme di salvezza | Recensione | Primo Ascolto

Con “Infinite forme di Salvezza“, Pietro Di Lietro, noto come Dilis, ci propone un’opera discografica che si distingue per la sua profonda intimità e personalità. Questo album segna il ritorno dell’artista dopo un decennio dal suo ultimo progetto, “L’alba negata” del 2014, e ci conduce attraverso l’evoluzione e la conclusione di un legame amoroso, esplorando ogni fase di questo viaggio emotivo.

Nonostante il titolo possa suggerire un riferimento diretto alla relazione descritta, è invece l’arte della musica stessa a rappresentare la vera “salvezza” per l’artista: un rifugio creato per superare un periodo oscuro, segnato da una battaglia contro una malattia debilitante come la depressione.

Pubblicato sotto l’etichetta Disordine Dischi, “Infinite forme di Salvezza” beneficia della produzione artistica di Bruno Piscicelli, in arte Brian Noize, che ha saputo vestire le melodie originariamente pensate per piano, chitarra acustica e voce, con un abito sonoro più complesso e maturo. Il progetto si evolve in un’esperienza collettiva grazie al contributo di Ilaria Scarico al basso, Gianluca Timoteo alla batteria, Dario Patti al violino e Michele de Finis alla chitarra elettrica, ciascuno apportando la propria visione unica alla composizione finale dei brani.

La traccia che dà il titolo all’album si apre con un suono consapevole e si presenta come un pezzo strumentale, regalandoci un’introduzione che stabilisce le premesse emotive dell’opera; “Dove finisce la notte” offre un’analisi introspettiva arricchita da tonalità sentimentali, mentre “Naufraghi” si distingue per la sua intensità emotiva, esplorando la necessità di comprensione e supporto reciproco.

“Cambiare l’acqua ai fiori” riflette sulle difficoltà del passato e sulla determinazione a superarle, con un titolo che funge da metafora per l’impegno dell’autore verso gli altri. “Ancora noi” si immerge in una riflessione sul senso dell’esistenza, con un sound che tende verso il rock e il crossover, mentre “Inevitabili distrazioni” esamina l’impatto dei diversivi sulla nostra vita, culminando in una sezione strumentale prolungata. Il brano “Goodbye” conclude l’album, offrendo una riflessione malinconica su una relazione ormai terminata.

In definitiva, “Infinite forme di Salvezza” è un invito a cercare la propria redenzione personale un promemoria che ci ricorda come le possibilità di trovare la salvezza sono infinite e che essa può essere scoperta ovunque, se solo siamo disposti a cercarla. Questo album non è solo un viaggio musicale, ma anche un percorso di guarigione e scoperta di sé, che Dilis condivide generosamente con il suo pubblico.

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