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Doctor Marla: “L’originalità è importante, tanto quanto avere uno stile riconoscibile” [INTERVISTA]

La nostra conoscenza con Doctor Marla risale ad anni fa: ci sottopose il suoi progetti, e ci sorprese per la capacità d’ascolto con cui accolse i nostri consigli e le nostre critiche. La stima nei suoi confronti è sempre stata alta, anche perché Giacomo crede fortemente in quello che fa: non è una moda, ma un naturale bisogno d’espressione.
Proprio quest’oggi Doctor Marla si riaffaccia sul mercato discografico con un nuovo singolo, intitolato “La goduria di far Rap“, ed abbiamo dunque deciso d’intervistarlo, anche per comprenderne gli obbiettivi artistici futuri.

Ciao Giacomo, benvenuto su Primo Ascolto.
Da poche ore è disponibile il tuo nuovo singolo “La goduria di far Rap”, un brano che esalta le caratteristiche del genere ma al tempo stesso punta il dito contro l’evoluzione nostrana, condita da troppi cliché. Cosa non ti convince principalmente della nuova scuola?

Ciao a voi e a tutti i lettori! Partendo dal presupposto che ognuno nei testi dice quello che vuole e ci mancherebbe, io mi rendo veramente conto di quanti argomenti vengono continuamente riproposti. Diciamo che “La goduria di far Rap” punta il dito verso la mancanza di originalità che troviamo, non solo nel rap ma a tutti livelli nella musica italiana, sia nelle scelte degli artisti, sia in quelle dei consumatori. Il testo appunto parla di “questi rapper tutti uguali parlano di Tony e Sosa” come di chi a una festa aziendale o a un matrimonio non trova niente di meglio che riproporre ancora una “canzonetta” di quarant’anni fa come “Cicale”: per carità i gusti sono gusti ma anche io ho i miei e lo dico in questo testo.
Per rispondere alla domanda non so se il narcisismo e la continua tensione verso l’ostentazione sfrenata siano un problema della nuova scuola, non credo, probabilmente sono più un problema della società di oggi e di conseguenza di parte della scena attuale, ma è un discorso troppo ampio per trattarlo come merita.
Nel suo ultimo album “Maledetto” Maxi B dice: “… un italiano che copia un italiano, che copia un americano è un clone di seconda mano…” ecco, per me l’originalità è importante, è importante avere uno stile riconoscibile. Ho smesso di andare ai contest di brani da qualche anno, perché gli artisti erano quasi tutti uguali, parlavano quasi tutti delle stesse cose e per me era diventato noioso e frustrante… che poi a queste serate in pochi ascoltano veramente e in molti pensano solo al loro pezzo, io mi sentivo “sprecato” ma soprattutto “fuori luogo”.
In Italia comunque ci sono e ci sono stati tanti artisti originali, io, nel mio piccolo, voglio essere uno di loro.

Hai deciso di proseguire il sodalizio artistico con Rayden, noto rapper piemontese con il quale avevi già collaborato all’interno del tuo album “Agonismo”, anche se in veste diversa visto che in questa occasione si è occupato esclusivamente della produzione. Cosa si prova a collaborare con un artista che ha fatto la storia del rap in Italia?

Sicuramente collaborare con Rayden è emozionante e stimolante, per me è davvero un orgoglio. Io per il rap mi sono sbattuto sempre un casino, per migliorare, per perfezionarmi, per creare uno stile mio, per fare conoscenze, per curare la mia immagine, la burocrazia, per fare le cose bene e sempre al meglio: collaborare con Rayden è un punto di arrivo, non nel senso che qui mi fermo, ma nel senso che fin qui sono riuscito ad arrivare e questa sarà una grande vittoria per il resto della mia vita, mi dà un senso di pace.
Dieci anni fa ascoltavo “Il mare se ne frega” in loop in auto, cercando di cantare con Rayden la sua strofa, non volevo sbagliare neanche una sillaba, una pausa, una virgola e quando sbagliavo la mettevo da capo e riprovavo.

Oltre al già citato Rayden, ti sei avvalso della collaborazione di Vicio dei Subsonica, che ha coprodotto il brano, e di Dj Telaviv per mix e master: nel tuo caso il beat è un fattore imprescindibile per la tua ispirazione?

Si, io un po’ per mancanza di tempo, un po’ per dedicarmi a rappare al meglio non mi sono mai messo in testa di imparare a produrre. Mi piace molto collaborare con produttori e rapper forti, che possano aggiungere tanto valore ai progetti e farmi crescere come artista e magari come persona. In generale credo che i rapporti umani siano la cosa più bella della vita e di conseguenza li ricerco anche nella musica, a livello di produzione e a livello di featuring. Inoltre mi piace anche chiacchierare con chi mi ascolta e si interessa alla mia arte.
Il beat è molto importante, certo, quando ero più piccolo ascoltavo i beat, mi concentravo e mi lasciavo ispirare, lasciando poi nel cassetto tantissime cose, adesso scrivo in maniera più “scientifica” penso a un argomento, lo valuto per alcune settimane e poi mi muovo per il beat in vista di una pubblicazione. Altre volte parto invece dal beat, ma se inizio a scrivere è sempre perché ho un progetto per quella traccia, raramente scrivo “a perdere”: il tempo è prezioso.

“La goduria di far Rap” è un brano senza ritornello, caratterizzato da una serie di barre che spesso vanno alla ricerca dell’effetto punchline: è un modus operandi che ritroveremo spesso nei tuoi prossimi lavori?

Alla gente piace tanto quando racconto storie, come ho fatto negli ultimi progetti con “Dolores” “Padre Kolbe” e “Giada & Roby”: vorrei provare quindi a valorizzare anche questo aspetto. In questo singolo però ho voluto raccontarmi in questo modo, con le barre: le ho sempre fatte, le faccio e penso le farò in futuro, perchè mi appassionano!
Per quanto riguarda i ritornelli, per me non sono sempre così importanti, nel rap in alcune tracce se le strofe sono ben fatte e spaccano stanno su da sole, spesso un ritornello strumentale ben studiato basta e avanza: a volte neanche serve.

A proposito del prossimo futuro, cosa bolle in pentola per il 2022 di Doctor Marla a livello artistico?

Questa è una bella domanda, qualcuno mi chiede un album, ma per il 2022 al momento non è in programma, magari un altro singolo con un’altra produzione di livello. Attualmente sono molto sereno riguardo al rap e al mio percorso: vedremo cosa mi succede.

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