info@primoascolto.it

Done ci racconta “Popcorn”, il progetto in cui ha ibridato il suo background hip-hop [INTERVISTA]

Done è un rapper-songwriter salentino con base a Bologna, che nei giorni scorsi ha rilasciato sulle principali piattaforme streaming il suo nuovo EP “Popcorn” edito per la label Quattro Bambole Music.

Già membro della crew Float A Flow e con esperienza decennale nel circuito Hip-Hop, con questo lavoro va a dare un’importante svolta al suo percorso artistico: Done infatti va a fondere il suo background con influenze house e new jack swing, creando un sound che richiama l’R&B contemporaneo immerso nell’atmosfera club degli anni ’80 a New York.

Lo abbiamo intervistato, per scoprire cosa lo ha portato a intraprendere questa direzione artistica e per captare i suoi progetti per il futuro.

Ciao Davide, benvenuto su Primo Ascolto. Pochi giorni fa è uscito il nuovo EP di Done, che, dopo Float A Flow, è il secondo progetto musicale che ti vede protagonista. Quanta ricerca e cultura musicale c’è in qlo uesto progetto? È stato lungo il concepimento?

Ciao a tutte e tutti! In effetti sia il tempo che la ricerca hanno influito molto sulla realizzazione di questo ep: con Francesco Fisotti, che ha curato tutte le produzioni, abbiamo iniziato a buttare giù le basi poco prima della pandemia, parliamo di un mondo diverso da oggi per certi aspetti. Il disco infatti é mutato come anche noi d’altronde, questo ci ha permesso di confrontarci e di aggiungere al nostro background hip hop sfaccettature che magari all’inizio non avevamo preso in considerazione. Non a caso nei brani compaiono citazioni e interpolazioni inerenti a canzoni, film ed estetiche degli anni ‘90, sia nei testi che nel sound.

Un purista hip-hop potrebbe faticare a comprendere ed accettare il tuo bisogno di mescolare più generi, anche se in realtà nella musica attuale non è più un eccezione. Ti sei mai posto questo problema, essendo comunque nell’ambiente da diverso tempo?

Capisco perfettamente che qualcuno potrebbe storcere il naso, ne sono consapevole. Credo però che ormai viviamo in un’epoca fatta di ibridi e qualsiasi input porta a nuovi risultati, quindi per me é inevitabile non farne parte. Non ho mai imposto dei limiti alla mia creatività e ho sempre preferito azzardare cercando una mia identità non dettata dagli standard di oggi. Ci tengo anche a precisare che alcuni dei miei vecchi progetti sono puramente hip hop e la matrice del mio modo di scrivere rimarrà sempre quella del rap, ma in questo momento della mia vita non mi piace ripetermi ne tantomeno fossilizzarmi su determinati generi, le mie esperienze le ho fatte e la mia musica matura insieme a me.

Cosa ti ha portato a chiamare “Popcorn” questo lavoro? Sì ricollega ad un motivo particolare?

Oltre alla parola “pop” contenuta nel titolo che un po’ é una dichiarazione esplicita alla mia apertura verso un genere sempre più universale, l’ho scelto perché il popcorn di per sé é un cibo che si consuma soprattutto in luoghi di intrattenimento, come la mia scrittura che definirei leggera e a tratti divertente. Inoltre il mio é un invito verso l’ascoltatore a gustare questo progetto mentre racconto le immagini e le estetiche che ho racchiuso nelle canzoni proprio come si gusta un sacchetto di popcorn al cinema davanti allo scorrere di un film.

Dopo “iDone”, titolo del tuo primo album solista, hai rilasciato sporadicamente qualche singolo, ma da quel tuo debutto discografico sono passati ben cinque anni. Ci sono dei motivi specifici che ti hanno spinto a procedere così lentamente nel tuo percorso artistico in solo?

Dopo iDone ho sentito l’esigenza di uscire dalla mia zona di comfort, per questo motivo ho iniziato a sperimentare e a scrivere su nuovi generi. Non nascondo il fatto che poco dopo iDone é nata l’idea di realizzare un album a quattro mani con Francesco. Se il mio primo disco era al passo coi tempi, in quest’ultimo invece abbiamo voluto prenderci del tempo per trovare delle sonorità che ci piacessero e che restassero nel tempo, senza seguire i trend. Mentre eravamo in studio a chiudere Popcorn però con Francesco abbiamo anche lavorato a progetti di altri artisti, cito ad esempio “Summer Voyage” o “E chi chiamerai?”, due singoli che ricordano molto i sound che poi abbiamo sviluppato in questo album.

Per quanto riguarda le produzioni hai deciso di affidarti a Francesco Fisotti, con cui hai già collaborato attivamente nei Float a Flow. Considerando il suo background, è stato lui a trascinarti verso questo tipo di sonorità?

Con Francesco lavoriamo insieme ormai da più di dieci anni e abbiamo sperimentato qualsiasi genere. Abbiamo dei gusti musicali molto simili ed è difficile dire chi ha trascinato chi, questo disco è veramente venuto fuori spontaneamente perché eravamo entrambi in una fase di transizione: mentre Francesco lavorava al suo album “Lido Sirena” io ho iniziato a scrivere sulla cassa in 4, le due strade si sono incrociate senza deviazioni. Molto spesso capita però che è Francesco a dare il la ai brani, inviandomi delle bozze delle produzioni e dandomi così degli input. In particolare, ricordo che un giorno ero nel suo studio e lui mi parlava di voler realizzare dei brani dal sound new jack swing mettendo su dei vinili prodotti da Teddy Riley, uno degli ideatori di questo genere. Dopo un paio di giorni gli inviai un take con la strofa e il ritornello di quella che poi è diventata Denim Blue.

A proposito dei Flot a Flow, hai cominciato con loro ormai quasi 10 anni fa: è un progetto che volete mantenere saldamente in piedi oppure sta diventando difficile far coesistere i vostri impegni ed interessi?

I Float a Flow per me sono come fratelli, ho ricordi stupendi degli anni in cui eravamo più attivi assieme. Quando mi chiedono delle news a riguardo rispondo che mi piace vedere quel progetto come congelato e che, quando e se arriverà il momento, ci riuniremo in studio e sui palchi per tornare più carichi che mai. Non c’è stata una goccia che ha fatto traboccare il vaso, semplicemente abbiamo iniziato a investire sui propri progetti singoli, ma vi assicuro che ci sentiamo spesso come se non ci fossimo mai fermati. Ne approfitto per mandare un abbraccio a Neos che in questo momento è in Australia e a Karlino che è fisso a Roma, a presto brothers.

In questi anni hai avuto modo di condividere lo stesso palco con molti artisti di spicco della scena rap italiana. Se dovessi scegliere un live a cui ti senti particolarmente legato, quale mi citeresti?

Molti concerti racchiudono aneddoti che mi piace sempre ricordare, in particolare però vorrei citare l’apertura a Coez con i Float a Flow nel 2017: già solo il fatto di esserci esibiti all’interno dell’anfiteatro romano di Lecce fu incredibile, anche se veniamo dalla provincia per noi è casa. Quello che mi colpì maggiormente fu la risposta del pubblico, avevamo fatto uscire da poco il nostro primo album From Another Future che conteneva sia banger che brani più conscious e vedere una location sold out che reagiva positivamente alla nostra performance fu veramente un’emozione indescrivibile. Ci sono dei video che testimoniano quel live sui social.

Ultima domanda, prima di salutarci: quali sono i tuoi piani per il prossimo futuro? Hai intenzione di portare “Popcorn EP” dal vivo?

Certo, abbiamo già una data con Francesco il 29 marzo presso l’Arci Rubik di Guagnano, in provincia di Lecce. É già da un paio di settimane che portiamo Popcorn in giro, abbiamo organizzato un listening party a Lecce e un release party a Bologna. Ora stiamo provando a chiudere ulteriori date, l’obiettivo è quello di progettare un piccolo tour, ce la stiamo mettendo tutta e spero di annunciarlo quanto prima, incrociamo le dita!

Tags: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *