
In un torrido venerdì di fine giugno che sembra fatto apposta per accogliere nuove sperimentazioni, Ele A ha pubblicato “26”, un EP di sette brani che impreziosisce la sua discografia pur senza l’ambizione di renderlo un punto di svolta nel suo percorso.
Non tanto perché non punta a rivoluzionare la sua estetica, quanto perché la affina, la rende più nitida, più personale, più libera.
Il progetto si apre con tre brani (“Star”, “Oki” e “Cigno”) che hanno quasi il sapore di un bilancio personale. Eleonora ripercorre la sua giovane carriera con lucidità, lasciando emergere ciò che l’ha formata: le prime conferme, le incertezze, la sensazione di essere sempre in movimento. Le produzioni, fluide e attraversate da una synthwave che profuma d’estate, mantengono un’anima rap ma si aprono a una dimensione più atmosferica, quasi cinematografica: è come se l’artista avesse deciso di raccontarsi mentre cammina, con la testa che corre più veloce dei piedi.

“Nn è divertente” segna una deviazione verso un pop che non snatura, ma anzi amplifica la sua capacità di osservare le relazioni con un occhio disincantato. Qui Ele A sembra mettere in discussione quei meccanismi che si ripetono, quelle dinamiche che logorano e che, a un certo punto, smettono di far sorridere: lo stampo appare sentimentale, pur senza mai palesarlo. Il brano scorre leggero, ma sotto la superficie si percepisce un’inquietudine che lo rende più profondo di quanto sembri al primo approccio.
Con “Non torno@casa” il tono cambia: la produzione diventa più aggressiva, più serrata, quasi a voler restituire la tensione di chi sente il bisogno di difendere la propria identità; “Qcs addosso” è il brano più urban del progetto, con un’estetica che richiama certe atmosfere alla Rose Villain, giusto per intenderci: scure, sensuali, sospese. Ele A gioca con la voce, con le pause, con i non detti. Il pezzo parla di incomunicabilità, di desideri che restano appesi, di presenze che pesano come vestiti troppo stretti, risultando uno dei momenti più evocativi dell’EP.

A chiudere arriva “Solo io (?)”, il brano che più di tutti mette a nudo l’artista. Qui la rapper abbandona ogni posa e lascia emergere fragilità, dubbi, flussi di coscienza che scorrono senza argini: un finale inaspettatamente intimo, che mostra quanto la sua scrittura sappia essere personale senza diventare autoreferenziale.
Nel complesso, “26” è un lavoro compatto e curato, che conferma una crescita evidente: Ele A appare sempre più disinvolta, più capace di trasformare le proprie esperienze in un rap contaminato che impatta facilmente sull’emotività di chi ascolta. Non ci sono banger, e va bene così, perché sintomo di una sicurezza che è ormai rarissima da trovare anche nei colleghi molto più esperti.








