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Ele A – Pixel | Recensione | Primo Ascolto

Il mondo costruito dei social ha totalmente influenzato il nostro modo di vivere e di vedere ciò che
ci circonda: ci troviamo davanti ad un iperrealismo che forse così reale non è. Ele A ha compreso la tossicità di questo sistema e, nonostante faccia parte della Gen Z, nel suo ultimo album ‘’Pixel’’ ci racconta il suo modus vivendi.

Il titolo stesso, accompagnato da un immaginario visual molto esplicativo, è una dichiarazione sfocata di nostalgia nei confronti di quella imperfezione digitale grezza, ma più autentica. La nitidezza dei social e delle ultime tecnologie rischia di azzerare il distacco fra realtà e finzione. Possiamo affermare di trovarci davanti ad una nuova società dello spettacolo, una versione esasperata di quella elaborata da Guy Debord nel 1967, nella quale l’individuo non è più solo spettatore, ma anche attore e regista.

Quello di Ele A può essere definito, a tutti gli effetti, un atto rivoluzionario di epoca moderna. Nel primo brano dell’album, ‘’Ti Aspetto’’ afferma: “Io non so stare su IG, non so come si fa un post“. Niente social per la giovane rapper, che lascia la gestione del proprio profilo a persone esterne per tenersi lontana dalla negatività che gira nelle varie piattaforme. Questo brano di apertura contiene vari concetti chiave per capire il concept del disco e l’artista stessa, come ‘’lo shock culturale quando lascio le Alpi svizzere’’, oppure il tema attualissimo del gender gap, ‘’non mi dire come devo vestirmi e non mi dire quando devo svestirmi’’.

Tematica ripresa nella terza traccia e prodotta da Night Skinny, ‘’DDL’’: “Uomini armati più dei militari, ma quando c’è una donna si sentono minacciati“. Spesso, la presenza femminile può smascherare l’insicurezza di un uomo che sente la necessità di apparire e sovrastare, spesso basandosi sul denaro. In ‘’Con le mie G’’, insieme a Guè, i due trattano
rispettivamente l’amicizia fra ragazze e ragazzi, ma in Italia siamo abituati a sentire parlare solo di ‘’bro’’ e per questo ci appare come una grande novità: “Questo scemo come ti tratta, se continua ancora ci prenderemo un Ak“. La violenza di genere è ancora una piaga della nostra società, ed è giusto che certe cose vengano dette, soprattutto nelle canzoni.

Segue ‘’091’’, brano che prende il titolo dal prefisso svizzero in cui Ele A esprime il suo disagio nel vivere i lati negativi della fama: l’essere
sempre osservata e giudicata, e l’opportunismo di persone che prima neanche la salutavano. In ‘’Mai’’, con Gaia, la rapper si mette a nudo e mette in luce un atteggiamento di cui non si parla spesso: l’evitamento emotivo di chi si nasconde dietro la maschera dell’ironia; fa ridere gli altri e si preoccupa per loro, ma scompare come un granchio quando si tratta di sé. La nostalgia è espressa in ‘’Pixel’’: “Troppi ricordi svuoterò il cestino. Io dentro al cuore ho solo pixel e cerco un feeling che non tornerà mai più’”.

Tematica che continua anche in ‘’Ombre Di Città’’ con Colapesce: “Perché un momento bello non lo riprendo, però è un paio d’inverni che ripenso e mi basta del buio che lo rivedo“. La nostra generazione è convinta di dover immortalare ogni istante per averlo nel suo dispositivo, dimenticando che basta chiudere gli occhi per riviverlo. La magia dell’immaginazione è descritta nell’ultimo brano, ‘’Atlantide’’: “Da piccolina cercavo un’altra meta, toccare il cielo basta un’altalena, andare altrove basta la mia testa“.

‘’Pixel’’ è un album che mette in risalto tutta la profondità di Ele A e che ci fa rendere conto di quanto sia valida e unica all’interno della scena musicale italiano. Come dice lei stessa in ‘’Ti Aspetto’’, non ci resta che attendere: “Non sono sul podio, però dammi un annetto“.

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