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#EMERGENTI – L’ORAGE – MEDIOEVO DIGITALE [RECENSIONE]

 

Quanto è bello affezionarsi ad un gruppo ascoltandone il lavoro prodotto? Ci è successo con L’Orage, band valdostana di lungo corso, che con l’uscita di ”Medioevo Digitale” dà ulteriormente credito a delle potenzialità già ampiamente udibili nei precedenti lavori. 
Noi di Primo Ascolto vogliamo premiare l’originalità con il quale è stato impostato il progetto: una peculiarità che ha reso l’album il miglior prodotto ”non mainstream” che è passato dalla redazione.

 

L’album si apre con il brano che da il nome all’album, e che va ironicamente a polemizzare sulle capacità e sulle potenzialità della tecnologia, che ha portato alla ribalta personaggi discutibili come ad esempio i fashion blogger; segue la piacevole e nostalgica ”Il mare in mezzo”.

La terza traccia dell’album, ”Sette lune”, ci regala sonorità pop country ed un testo ipnotico, che va a scandire i sentimenti provati nei giorni che seguono la partenza (o scomparsa?) di una persona cara; ”Batteria al Lidio – parte 1” è il primo di tre brani di sola musica, che ci danno conferma di una poliedricità musicale della band assoluta: si passa infatti dalle sonorità reggae di questa prima parte a ritmi più rock folk tipici della band, come emerge in ”Batteria al Lidio – Parte 2” e sopratutto in ”A cell sereno”, ulteriormente impreziosita da sax e clarinetto.   

”Occhi miei” è una ballad emozionante, che ci racconta un’intensa dichiarazione d’amore; ”Sylvie” è invece d’impronta quasi paterna, dove con esperienza si consigliano scelte e decisioni. 

I brani che ci portano alla conclusione dell’album sono di chiaro stampo folk rock, con sfumature country: si va dalla celebrativa ”Canto d’addio”, ispirata alla vicenda di Giordano Bruno, alla saggia ”Mia libertà”, per giungere poi ad uno dei brani più particolari e riflessivi di questo lavoro, ”Terra desolata”, con tematiche inerenti a guerre e povertà. 

Il brano conclusivo, ”Dedans un Jardin”, ci propone un testo completamente in francese ed un ritmo molto pacato, cadenzato da chitarra e voce: un omaggio alla terra transalpina, che spesso si ripete nei progetti della band. 

Ascoltando i L’Orage ci è sembrato di immergerci a capofitto in una cultura diversa: la genuinità della band è talmente evidente da trasudare nei brani, offrendoci inoltre delle note cantautorali di un certo rilievo. Come detto, ne premiamo l’autenticità, sperando di incrociarli quest’estate in qualche sagra valdostana.

TRACCIA PREFERITA: OCCHI MIEI

GIUDIZIO FINALE
7/10
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3 risposte

  1. CORRADO MARIDATI ha detto:

    Con un ascolto in più forse non avreste concluso il vostro commento con l’auspicio di poterli incrociare in qualche sagra valdostana ma dove la loro qualità meriterebbe di poterli ascoltare. Sono poche infatti le band italiane musicalmente più “attrezzate” e con testi così profondi ed innovativi; “Medioevo digitale” è ben di più di un brano ironico sulle tecnologie e “Il Mare in mezzo” non è solo nostalgia ma un modo poetico ma ugualmente forte di affrontare un dramma reale del nostro tempo e delle nostre coscienze qual’è quello dei migranti. Questo album va ascoltato certamente più volte per cogliere i vari aspetti ma personalmente, anche se diverso dai precendenti, lo reputo bello, attualissimo e molto originale e l’Orage non è una band da sagre.

    • PrimoAscolto ha detto:

      Buonasera Corrado, ha detto bene, ”con un ascolto in più”. La nostra particolarità sta nel fatto di recensire l’album durante il primo ascolto, e nel caso specifico dei L’Orage, questi sono stati scelti come album emergente della settimana, anche se sappiamo benissimo che non sono emergenti. Purtroppo (o per fortuna), però, non sono mainstream, quindi ci riteniamo responsabili di catalogarli come tali.
      Quando abbiamo parlato della possibilità di incontrarli in qualche sagra volevamo simpaticamente sottolineare le loro forti origini, che vengono rimarcate nelle sonorità che si possono apprezzare nell’album: non eravamo assolutamente denigratori, anzi.
      Con le nostre recensioni agli artisti non mainstream cerchiamo di mettere in risalto in maniera positiva i loro lavori, mentre con gli artisti più celebri tendiamo ad essere più puntigliosi.
      Gli stessi L’Orage hanno apprezzato la recensione, che è stata condivisa dai loro profili social personali.
      Buona serata Corrado, torni a trovarci!

  2. CORRADO MARIDATI ha detto:

    Con un ascolto in più forse non avreste concluso il vostro commento con l’auspicio di poterli incrociare in qualche sagra valdostana ma dove la loro qualità meriterebbe di poterli ascoltare. Sono poche infatti le band italiane musicalmente più “attrezzate” e con testi così profondi ed innovativi; “Medioevo digitale” è ben di più di un brano ironico sulle tecnologie e “Il Mare in mezzo” non è solo nostalgia ma un modo poetico ma ugualmente forte di affrontare un dramma reale del nostro tempo e delle nostre coscienze qual’è quello dei migranti. Questo album va ascoltato certamente più volte per cogliere i vari aspetti ma personalmente, anche se diverso dai precendenti, lo reputo bello, attualissimo e molto originale e l’Orage non è una band da sagre.
    PS Il vostro sito dice che avrei gia

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