
L’etereo e affascinante “Dream Machine” segna il ritorno della Filarmonica Fluida, progetto nato dalla fervida immaginazione e dall’incontro di generi voluto da Filippo La Marca, che dal loro debutto con “Esperienza” (2023), si conferma una forza creativa nel panorama della musica elettroacustica. Pubblicato sotto l’etichetta cult Brutture Moderne, questo nuovo lavoro va ad incanalarsi all’interno di dimensioni oniriche e subconsce, ricreando sequenze che oscillano tra il sogno e la veglia.
L’apertura, con “Apres la nuit”, instaura un’atmosfera rarefatta, evocativa di un risveglio al crepuscolo. La sua aura si riverbera in “Marrakesh”, che, pur senza un carattere esplicitamente marocchino, rimanda a tratti ad un ambientazione di nomadismo immaginifico: la caparbietà della Filarmonica Fluida si palesa nella fusione tra sperimentazione e linearità, unendo suoni sintetici a texture ambientali, in cui ogni dettaglio appare studiato, certo, ma al tempo stesso istintivo.

Il punto nevralgico dell’album si incontra con “Tuc Tuc”: qui il tradizionale tamburello del folklore popolare viene affiancato da synth eterei ed imprevedibili variazioni ritmiche, capaci di creare un crossover tra generi apparentemente inconciliabili. “Paprika”, con i suoi riff ipnotici e i passaggi ritmici frammentati, è una dichiarazione d’intenti della Filarmonica Fluida: osare nel mescolare generi, ma con un rigore impeccabile.
Lo storytelling sonoro raggiunge nuove profondità con “I Read His Mind”: una voce robotica si inserisce nel tessuto musicale, guidandoci tra beat profondi che galleggiano fra un buio contemplativo e una promessa di redenzione. Lo stesso senso di narrazione emerge in “Dune”, un brano dal sapore vagamente arabeggiante e dal ritmo frenetico, che potrebbe perfettamente accompagnare le scene di un film Bollywoodiano d’azione. Infine, “Ninna Nanna” chiude l’album con una nota intima e magnetica: le ritmiche si distendono, come a cullare l’ascoltatore, ma gli inserti elettronici rimangono sorprese costanti, come ricordi che riaffiorano.

“Dream Machine” possiamo definirlo un’esperienza completa: un album che invita ad attraversare paesaggi emotivi e mentali accompagnati da sonorità ibride e sperimentali. La Filarmonica Fluida sembra volerci riportare verso l’inconscio, senza però mai rinunciare a uno spirito di fusione e scoperta: il risultato è un lavoro coeso, che spiazza e affascina. Prendetevi il tempo per ascoltare ogni sfumatura; merita ogni istante.








