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Floral Grin ci racconta il suo EP, tra insoddisfazione e forte sensibilità [INTERVISTA]

Pochi giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Floral Grin, artista veneto presente sul mercato discografico da poco più di due anni. Pochi giorni fa il giovane Riccardo ha rilasciato il suo primo extended play “Vivere Felici Non Ci Riesce”: un progetto che colpisce per la personalità con cui l’autore si approccia al lavoro, senza tralasciare alcun particolare.

Proprio questo è uno degli aspetti più significativi della chiacchierata: Floral Grin ha le idee chiare su come proseguire il suo percorso, che pare essere cominciato col piede giusto nonostante il suo avvio di carriera sia coinciso con l’esplosione della pandemia.

Ciao Riccardo, benvenuto su Primo Ascolto.
Ci siamo: finalmente è fuori “Vivere Felici Non Ci Riesce”, il tuo primo EP, concepito dopo una gavetta più che discreta.
Dal titolo del lavoro e da alcuni brani traspare spesso insoddisfazione, sia esistenziale che sentimentale: credi sia dovuto maggiormente alla tua conformazione caratteriale oppure al fatto che possiedi una sensibilità più accentuata?

Ehi! Direi che in questo disco si siano proprio incontrati questi miei due lati: da una parte la predisposizione alla “fame” intesa come eterna insoddisfazione, voglia di ottenere sempre di più e dall’altra la mia forte sensibilità a ciò che accade dentro e attorno a me. Sono una persona che riflette molto.

Quale credi sia il pezzo del progetto che si avvicina maggiormente al concept del titolo? Personalmente, sono rimasto particolarmente colpito dal ritornello di “Cemento Blu”, in cui ribadisci più volte: “Non mi toglierai niente se non ho niente”, sottolineando così un’infelicità di fondo.

Credo di concordare sai? Il titolo dell’EP vuole essere provocatorio e smuovere delle riflessioni, oltre a nascondere un concetto implicito: “vivere felici non ci riesce, ma non vuol dire che non ci stiamo provando”. Ecco, “Cemento Blu” è proprio un urlare al mondo che le cose non vanno male per sempre e che continuare a vivere la vita ogni giorno per quello che è nonostante tutto è è gia un buon punto di partenza.

Il tuo background ci rammenta la tua passione per il punk/hc e l’emo, le cui sonorità si percepiscono anche nel nuovo progetto: a cosa è dovuto il tuo avvicinamento verso delle ritmiche più “poppeggianti”?

Quello con il pop è un rapporto d’amore e odio, io detesto la musica pop su un piano prettamente formale. Mi affascina però il meccanismo per cui una canzone diventa memorabile e questo è un concetto incredibilmente pop. Ecco perché impazzisco per tutta quella musica che l’aggettivo pop se l’è guadagnato non tanto per la forma o per l’intento con cui è stata scritta ma per la sua capacità di far breccia nella testa e nel cuore della gente fottendosene di rientrare in un genere.

Hai affidato l’intera produzione del progetto a J Milli, confermando un sodalizio artistico che dura da diverso tempo: quanto è importante nel tuo percorso di crescita la sua presenza?

Io e Milli ci conosciamo da una vita ma abbiamo iniziato a fare musica insieme solo da quando ho iniziato con Floral Grin. Abbiamo due sensibilità musicali totalmente diverse ma siamo anche due persone che sanno emozionarsi. Geremia è riuscito prima di tutto a capire quello che volevo dire con questi pezzi ma soprattutto a come andare verso quella memorabilità di cui parlavo prima. Mio fratello.

Prima di chiudere l’intervista ti chiedo un focus sugli obbiettivi futuri: stai già pianificando degli appuntamenti live per presentare “Vivere Felici Non Ci Riesce”?

Certo! Abbiamo in ballo delle date in veneto tra cui il release party che si terrà allo storico centro sociale Rivolta di Marghera (VE) il 12 novembre, ma l’inverno è ancora in progress e l’idea è di chiudere delle date in altre città d’italia. Sto anche scrivendo molto, sono carico a mille.

 

 

 

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