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Francesco Aubry: ‘Con “Gli anni venti” certifico tutti i miei progressi’ [INTERVISTA]

Dopo la pubblicazione di due singoli durante la scorsa estate, pochi giorni fa è uscito “Gli anni venti“, il nuovo progetto dell’artista campano ma piemontese d’adozione Francesco Aubry.
L’abbiamo intervistato, proprio in prossimità dell’uscita della nuova release.

Ciao Francesco, bentornato su Primo Ascolto. Sono passati poco più di due mesi dalla nostra ultima chiacchierata, dove già iniziasti ad accennarci dell’extended play in fase di progettazione. Ora che il progetto è finalmente fuori ti ritieni soddisfatto dei feedback ricevuti?

È ancora presto per tirare le somme ed avere un quadro completo, soprattutto per un indipendente le risposte tendono ad arrivare molto più lentamente e si fa molta più fatica anche solo per farsi ascoltare. Personalmente sono soddisfatto di questi brani che rappresentano un passo in avanti nella mia autoproduzione, soprattutto se si ascolta quanto pubblicato nel 2019 all’esordio.

Il tempo è tra i maggiori protagonisti del progetto: non a caso il brano che secondo il nostro punto di vista è il più significativo dell’intero EP s’intitola “Clessidre”. Mantenendo un discorso prettamente artistico, se Francesco Aubry potesse tornare indietro nel tempo cosa cambierebbe?

Sicuramente vorrei iniziare prima questo percorso, ho speso davvero troppi anni nelle tribute band, esperienza formativa che rifarei, ma solo per qualche annetto.

Una domanda per soddisfare la nostra curiosità personale: possiamo considerare “Gli anni venti” un lavoro autoprodotto? Spotify riporta il nome di una label tra i riconoscimenti, a.cui però non hai mai fatto riferimento nelle tue comunicazioni…

Direi autoprodotto fino al mix finale, quella che vedi è una non-label che mi sono creato quando ho deciso di abbandonare l’etichetta con cui avevo pubblicato “Lontano da qui”. I brani sono registrati completamente nel mio home studio. Ad eccezione di qualche chitarra (a cura di Roberto Della Ronda) suono, registro e arrangio tutte le tracce dei brani, per poi fare un pre-mix che finisce nelle sapienti mani del producer Andrea Di Giorgio, che si occupa di mix e mastering finale.

Il cuneese è una zona storicamente ricca di cantautori, ma dove le possibilità di esprimersi non sono moltissime, soprattutto in questo periodo ancora funestato dagli strascichi della pandemia.
Quanto è difficile, al momento, trovare il modo di farsi apprezzare dal vivo?

Giá prima del covid era difficile proporre non solo brani inediti ma anche generi musicali per palati un po’ più fini: da queste parti vai bene se suoni i soliti Vasco e simili o hai una party-band. Con i tributi Pink Floyd e Doors infatti eravamo di base nel Torinese dove c’è ancora spazio per proposte musicali più impegnative.

In chiusura, quali sono le tue intenzioni nei confronti dell’anno venturo, a livello discografico? Il 2022 sarà un anno di pausa, oppure sei già proiettato sui progetti futuri?

Sono già settato sul futuro, sto iniziando a perfezionare alcuni aspetti timbrici partendo dalle sonorità di “Gli anni venti”. In merito alla scrittura ho voglia di prendermi tutto il TEMPO del mondo senza più l’ansia di dover scrivere dei singoli orecchiabili.
Ho già intravisto una direzione verso cui andare e sperimenterò molto in tal senso, almeno nel primo periodo. Non so se pubblicherò qualcosa di ufficiale nei prossimi 8/10 mesi, probabilmente utilizzerò i social per mantenere il contatto con chi mi segue e magari dare in pasto qualche dietro le quinte per tastare un po’ le reazioni.
Grazie per l’intervista!

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